MASSIMO CASSANO

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DECARO-RENZI, Cassano: l’incubo dei baresi

 “Scopro con orrore che l’incubo dei baresi, il sindaco Antonio Decaro, ha un’ossessione: il sottoscritto. Orrore perché ritengo che sia meglio non essere nei suoi pensieri, dal momento che – grazie alla sua sponsorizzazione politica – anche una città magnifica qual è Bitonto è fuori dalla corsa a Capitale della Cultura 2020. Eppure devo rassegnarmi, se anche in occasione della visita a Bari del segretario del suo partito, non perde occasione per nominarmi invano. A Decaro, vista la popolarità di cui gode tra i baresi, consiglierei di cominciare a prendere confidenza con gli uffici Anas, ente di cui è dipendente ma che, come ogni buon politico di carriera, ha finora raramente frequentato. Magari nel frattempo, invece di lasciarsi andare a battute senza senso – che anche Renzi non è riuscito a cogliere – inizi a vergognarsi pubblicamente dell’immobilità in cui ha fatto piombare Bari, un’immobilità che sta stringendo d’assedio l’intera comunità. Il commercio langue, anzi chiude. Il turismo svanisce. Il traffico, nonostante la sbandierata mobilità intelligente, torna puntuale a farla da padrone. La criminalità stringe interi quartieri. Mentre stendiamo un velo pietoso sulla faccenda inceneritore, in cui l’attento sindaco ha dimostrato ampiamente di essere consapevolmente inconsapevole.

OMICIDIO BITONTO

“Ancora una volta, l’ennesima di un’ormai lunga serie, l’orrore dell’infamia marchiata dalla criminalità si abbatte su tutta la comunità pugliese. E’ forte la rabbia per quanto accaduto a Bitonto, dove un’anziana signora è stata usata come scudo umano e barbaramente ammazzata durante un regolamento di conti tra bande mafiose. La mia Puglia, quella nota per la laboriosità e l’onestà della gente, quella Puglia pulita che vuole conquistare il trono della regina del turismo, non merita questa orrenda ferita inferta da criminali senza scrupoli e assettate di sangue. Lo Stato ha il preciso dovere d’intervenire con gli stessi mezzi messi in campo per combattere la mafia siciliana, calabrese e campana negli anni di maggior terrore. Magistrati e uomini e donne delle forze dell’ordine devono essere messi in grado di agire senza pietà per prevenire e combattere questa sfida criminale alla società civile. La risposta da dare a banditi di tale ferocia deve essere immediata e la più dura possibile. Solo così noi pugliesi potremo riprendere in mano le redini di un destino che fa della legalità il fondamento per una ripartenza economica, culturale e civile”.

ILVA DI TARANTO

 Sullo stabilimento Ilva di Taranto ha ragione l’arcivescovo del capoluogo ionico, mons. Santoro: ogni parte in causa indossi i panni dell’altra, politici, amministratori, istituzioni, lavoratori, ammalati, medici. Parole pesanti che hanno il merito di richiamare tutti al proprio dovere, nel tentativo di mettere la parola fine alla stagione delle beghe di parte, delle aule di Tribunale chiamate e a decidere su questioni che spetterebbe ad altri affrontare e risolvere. Soprattutto, non si ceda alla tentazione di fare dell’Ilva motivo di campagna elettorale, ricordando che qui si gioca su due fronti sacri: il diritto alla salute e quello al lavoro, in un Sud che appare sempre più in affanno e che ancora una volta sta perdendo il treno della ripresa che sembra invece avere toccato le solite realtà del Nord Italia. Taranto, la Puglia, il Mezzogiorno non possono permettere alla politica l’ennesimo scempio sulla pelle dei cittadini. Non si può perdere di vista l’obiettivo unico che deve essere alla base della ripresa dei rapporti istituzionali tra Comune, Regione e Governo: lavorare per la produzione di acciaio pulito mettendo al centro la salvaguardia dei livelli occupazionali, dell’ambiente e della salute. Soprattutto la Puglia deve togliersi di dosso la maglia nera della Regione “in cui è meglio non investire”, dotandosi finalmente di una politica di sviluppo economico con obiettivi chiari e precisi. Navigare a vista, delegare ai tempi della giustizia (cui pure spetta vigilare sulla correttezza delle procedure), usare temi tanto sensibili per regolare conti personali all’interno dei partiti nuocciono gravemente al fisico e al morale dei tarantini che aspettano invece un cronoprogramma serio sui tempi dell’innovazione e delle bonifiche e nuovi strumenti ad Arpa e Ispra per il monitoraggio dell’inquinamento.

Un voto per cambiare questa nostra Italia

 “Un voto per il cambiamento dell’ Italia affidato a chi ha dimostrato nella vita e in politica di saper realizzare cose concrete raggiungendo traguardi ambiziosi e difficili. Il presidente Berlusconi ancora una volta ha ottimamente sintetizzato scopi e obiettivi delle elezioni politiche del prossimo 4 marzo. Pochi ma essenziali punti per rendere moderno e concorrenziale con le più avanzate democrazie occidentali, un Paese che finora continua ad avvitarsi sui propri atavici mali. Flat tax, reddito di dignità, più autonomia alle Regioni con un vero e proprio statuto speciale per settori quali turismo, agricoltura, infrastrutture, non è una ricetta magica, ma una strategia ben precisa per rilanciare un Italia guidata da una coalizione di centrodestra che gode del valore aggiunto di un rinnovato impatto emotivo e che ha mostrato come unendosi attorno alla voglia di solidità e di ideali è possibile ricostruire dalle macerie lasciate dal centrosinistra. Forza Italia ha anche in questa partita un ruolo fondamentale grazie ad un grande Silvio Berlusconi che ha ritrovato la propria centralità, indicando senza alcun equivoco di essere sempre l’unico leader politico italiano in grado di fare la differenza”.
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