lunedì, Gennaio 30, 2023
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CENTRO PER I SENZA FISSA DIMORA

UN TETTO PER I SENZA FISSA DIMORA

E’ stato presentato  a Palazzo Carafa il “Centro di accoglienza per persone senza fissa dimora”. Si tratta dell’ex Masseria Ghermi, confiscata alla Sacra Corona Unita

E’ stato presentato a Palazzo Carafa il “Centro di accoglienza per persone senza fissa dimora: progetto Koinè”.

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Il progetto – reso possibile grazie ai fondi previsti del Pon Sicurezza 2007-2013 – ha posto l’attenzione sul recupero di una masseria abbandonata (Masseria Ghermi) e del relativo terreno circostante, da destinare a una struttura di accoglienza per persone senza dimora e per ex-detenuti avviati a un percorso di inserimento sociale.

L’immobile fa parte dei beni confiscati alla mafia trasferiti dall’Agenzia del Demanio al patrimonio indisponibile del Comune di Lecce.

La struttura si trova atta fine di via Adriatica, sulla traversa per Surbo, ubicata a pochi chilometri da Lecce. È composta da un terreno di quasi 30.000 metri quadrati sul quale erano presenti tre fabbricati in totale stato di abbandono. Non si tratta di una masseria agricola vera e propria ma solo di alcuni ruderi risalenti agli anni 80 che si affacciano su tre enormi piazzali di cemento. La proprietà era finalizzata alla produzione artigianale di mattoni forati di calcestruzzo; era di proprietà di Angelo Vincenti, il boss della Scu di Surbo che viene ritenuto il mandante dell’ordigno al treno Lecce-Zurigo. Il 5 gennaio 1992 una bomba posta su un cavalcavia ferroviario esplose pochi minuti dopo il passaggio del treno per Zurigo, con più di 700 passeggeri a bordo.

L’obiettivo del progetto è quello raggiungere una serie di risultati: soccorrere concretamente chi si trova in grave stato di bisogno e lotta quotidianamente per sopravvivere all’indigenza e alla precarietà; rendere fruibile un edificio confiscato alla criminalità organizzata per destinarlo ad un uso di benessere sociale; promuovere un’alternativa alle logiche mafiose che possa passare attraverso un’azione di riconquista del territorio e di creazione di una cultura condivisa della legalità; contribuire a spezzare il circuiti economici della mafia riappropriandosi delle risorse che sono state sottratte alla collettività attraverso pratiche illegali; innescare processi di sviluppo sul territorio che partano dal concetto di utilizzo di un bene comune secondo percorsi di legalità; assicurare il graduale reinserimento nella vita produttiva dei soggetti già sottoposti al regime carcerario e/o a misure alternative alla detenzione; sottrarre dal rischio di reclutamento da parte delle organizzazioni criminali i soggetti che versano in grave stato di indigenza e disperato bisogno; trasmettere la convinzione che una città più solidale è anche una città più sicura.

All’iniziativa hanno preso parte il sindaco Paolo Perrone, gli assessori Gaetano Messuti (Lavori Pubblici) e Carmen Tessitore (Servizi Sociali) e il dirigente  Maurizio Guido.

Il sindaco Paolo Perrone plaude al progetto del “Centro di accoglienza per i senza fissa dimora”. L’assessore Messuti: La mafia non ha vinto”. Per l’assessore Tessitore è “uno straordinario fattore di crescita”

Un coro di elogi per il “Centro di accoglienza per persone senza fissa dimora”, presentato oggi a Palazzo Carafa, un tempo appartenente alla Sacra Corona Unita prima della confisca del bene da parte dello Stato e della successiva trasformazione a fini sociali decisa e dell’Amministrazione Comunale. A cominciare dal sindaco Paolo Perrone: “A pochi chilometri da Lecce, oggi, vi è la dimostrazione che le organizzazioni criminali possono essere combattute e la legalità può emergere in maniera forte. La masseria Ghermi è un grande esempio di responsabilità sociale. Fra le diverse destinazione che potevamo dare a questo rude fabbricato, abbiamo scelto certamente la più utile per la città: un sostegno concreto alle persone più deboli; un luogo simbolo della prepotenza e di dominio mafioso si trasforma in un luogo di accoglienza, supporto per le persone che vivono situazioni di marginalità sociale. Questa è la nostra soddisfazione: aver messo un altro tassello nella costruzione della giustizia sociale, e lo abbiamo fatto mettendo in circolo saperi, capacità, idee, innovazioni in grado di cambiare – nel nostro piccolo – la direzione del nostro Paese. Abbiamo fatto un piccolo ma significativo passo avanti verso una città moderna, accogliente e solidale”.

Soddisfatto il vicesindaco e assessore ai Servizi Sociali, Carmen Tessitore: “Ex malo bonum”, da un male può venire un bene, combattiamo dunque il male ma è nostro dovere morale non lasciarci sfuggire le opportunità di bene che, da quel male, potrebbero derivarne. E’ questa la norma morale sottesa al dettato legislativo che, prevedendo la destinazione a scopi di alto valore sociale dei beni confiscati alle mafie, ha permesso il recupero ed il riuso di Masseria Ghermi, che da oggi smette di essere scenario di abbrutimento umano per divenire luogo “utopico” di accoglienza e cura dei più deboli. L’Amministrazione comunale ha fortemente voluto questo progetto, realizzato grazie al lavoro costante e sinergico dei due assessori preposti, all’Edilizia Pubblica ed ai Servizi Sociali. Il riuso dei beni confiscati alle mafie, è uno straordinario fattore di crescita per quelle aree del Paese che come il nostro territorio, hanno subito la doppia mortificazione della presenza mafiosa e di una crisi economica difficile da sostenere. Aumentano infatti in forma esponenziale le persone e le famiglie senza una casa e quante volte quei beni confiscati restano per molto tempo inutilizzati poiché incastrati in un meccanismo burocratico così farraginoso che non riesce a muoversi in armonia con la rete sociale. Ma la riconsegna di Masseria Ghermi alla comunità dimostra che, nonostante le difficoltà e gli ostacoli di ordine economico e giuridico, è possibile realizzare progetti vocati al bene comune, quando le Istituzioni e la Società civile si muovono in sintonia. E l’accoglienza dei senza tetto, l’integrazione nel mondo del lavoro degli ex detenuti ed il coinvolgimento delle realtà nel privato sociale, sono bene comune di un territorio che da sempre vuole crescere nella bellezza della legalità”.

“L’attivazione del progetto Koinè e la sua sollecita realizzazione – ha sottolineato l’assessore ai Lavori Pubblici, Gaetano Messuti ha richiesto un grande impegno sia per il valore storico, sia per l’impatto sociale che il progetto stesso avrà nella comunità salentina. Come fine primario si è voluto mantenere quello di  favorire esperienze di riutilizzo e trasformazione della ricchezza mafiosa in bene comune, trasmettendo un unico messaggio: ‘La mafia non ha vinto’. Il recupero della masseria Ghermi, palcoscenico nella storia del nostro territorio di eclatanti episodi di malavita, sequestrata negli anni ’90 alla Scu, organizzazione mafiosa locale, è stata identificata come ideale location da destinare a una struttura di accoglienza per persone senza dimora e per l’integrazione degli ex-detenuti avviati a un percorso di inserimento sociale. Il progetto, ambizioso di per se, mira oltre a soccorrere chi si trova in grave stato di bisogno e di precarietà; anche a promuovere un’alternativa alle logiche mafiose che possa nel rispetto ed esaltazione della legalità, rendere quei luoghi reale supporto alle fasce più deboli. La consegna di Masseria Ghermi alla società, ha implicato un lavoro di progettazione e impegno urbanistico considerevole ed il tutto è stato possibile grazie ai fondi previsti del Pon Sicurezza 20, prontamente intercettati ed utilizzati”.

“Si tratta ha concluso Francesco Tafuro, in rappresentanza della Comunità Emmanuel di una iniziativa lodevole che sta a significare quanto sia importante la carità nel nostro modo di vivere la comunità. Faccio un augurio sincero a tutti e un buon lavoro nella speranza che questo progetto possa attecchire in tutto il Paese”.

 

 

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