Un positivo in provincia, ma preoccupa più il post covid: crisi economica, bus a capienza ridotta e visite limitate ai parenti ricoverati

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Si registra nuovamente un caso positivo di coronavirus in provincia di Lecce. Inoltre si contano due decessi, uno in provincia di Bari, l’altro di Foggia. Complessivamente 1.378 i test registrati nella giornata di ieri, 15 giugno.

Nulla di allarmante, ma è bene ricordare che il coronavirus è in giro – in Italia si registrano ancora dei cluster – e che la contagiosità permane, motivo per cui è sempre bene rammentare le regole di distanziamento sociale e uso di mascherine nei luoghi chiusi, ma anche all’aperto ove si dovessero riscontrare difficoltà nel mantenimento delle distanze.

Tutto sotto controllo, quindi, nel Salento e in regione. Almeno dal punto di vista sanitario. Ma la fase post covid fa sentire i suoi effetti nella vita quotidiana, tra problemi economici diffusi, problemi nei trasporti, problemi inerenti le visite ai parenti in ospedale, solo per enucleare tre questioni.

Per quanto riguarda il primo punto, ci sono aziende e locali che stentano a ripartire, professionisti in difficoltà e lavoratori dipendenti sul lastrico che da marzo non percepiscono nulla, né stipendio, né cassa integrazione.

Sul versante trasporti, ieri a San Cataldo degli utenti hanno atteso per ore che un mezzo li prendesse a bordo: gli autisti viaggiano a capienza ridotta – massimo 13 passeggeri – per via dell’obbligo di distanziamento. Le corse sono sì aumentate – ogni mezz’ora – ma tra le cinque e le sette di pomeriggio – in una calda domenica quasi estiva – l’affluenza è stata notevole e le attese si sono protratte. Sgm, sollecitata per risolvere la questione e arginare i malumori, è intervenuta prontamente inviando un mezzo in più e spiegando che i disagi non sono imputabili all’azienda. Le regole per prevenire la diffusione del contagio sono stringenti ma, d’altronde, è impensabile che gli utenti attendano delle ore per poter rientrare in città. Insomma, andare al mare con il trasporto pubblico sarà più complicato.

Per quanto riguarda la situazione negli ospedali, a sollevare una riflessione e un invito – anzi una “denuncia” per usare le sue parole – è il cappellano dell’ospedale leccese Vito Fazzi don Gianni Mattia. “Si svegli chi di dovere perché permetta allo stesso parente che viene alla mattina di passare anche la sera. Provate a stare voi in ospedale e vedere un vostro caro in 24 ore solo un’ora (se vi va bene). Intanto molta gente a mare o a divertirsi dovunque. Apra il proprio cuore chi di dovere e si metta mano alla coscienza. Questa situazione per me è insostenibile e davanti a Dio non mi sento di tacere assolutamente. Ditemi quello che volete, prendete tutte le precauzioni di questo mondo, ma il malato ha diritto a un suo parente almeno due volte al giorno”, queste le parole del sacerdote che, trascorrendo delle ore in corsia, ha modo di toccare con mano la sofferenza – anche psicologica – di chi è costretto a stare in ospedale.

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