Lo strumento di politica monetaria denominato “quantitative easing”.

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La gente comune ha fatto conoscenza con il “quantitative easing” il 22 gennaio 2015.

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Quando il governatore Mario Draghi ha annunciato al World Economic Forum che la BCE avrebbe acquistato titoli di debito pubblici e privati a partire da Marzo 2015 almeno fino a Settembre 2016 al ritmo di 60 miliardi di euro/mese, e comunque fino a quando il tasso di inflazione nell’eurozona sarà tornato ad avvicinarsi al 2%. Ma cos’è il “quantitative easing”? Con tale locuzione inglese, che letteralmente significa “allentamento quantitativo” o anche “facilitazione quantitativa, si designa una delle modalità con cui avviene la creazione di moneta da parte di una banca centrale e la sua iniezione, con operazioni di mercato aperto, nel sistema finanziario ed economico.

Una banca centrale può ricorrere all’alleggerimento quantitativo:  per il salvataggio di un istituto di credito;

per eliminare dal mercato e dai portafogli delle banche titoli con elevati gradi di rischio o con bassa remunerazione;

per evitare il default finanziario di uno Stato membro con titoli che, senza la garanzia finale della BCE, nessun investitore istituzionale è altrimenti disposto a rinnovare a scadenza;

per fornire liquidità al sistema quando le banche non prestano denaro a famiglie e imprese;

per finanziare la spesa pubblica in investimenti degli Stati membri, tramite l’acquisto di un tipo particolare di titoli;

per evitare la deflazione ossia la caduta dei prezzi e i conseguenti fallimenti delle imprese.

Negli ultimi anni tale tipo di manovra è stato utilizzato da diverse potenze economiche. In Giappone questa politica monetaria è stata utilizzata per contrastare la deflazione che colpì il paese nipponico a cavallo tra gli anni novanta e gli anni duemila. Nel 2013 la Banca del Giappone ha annunciato di voler incrementare il suo programma di acquisto di titoli di 1,4 trilioni di dollari in due anni. La banca spera con ciò di far passare il Paese da una situazione di deflazione ad una d’inflazione, contando di non superare il 2% d’inflazione.

Negli anni 2000, durante la crisi finanziaria e la successiva crisi economica mondiale, la Federal Reserve, la Bank of England e la Banca centrale europea hanno fatto ricorso a tale politica. In particolare sia la banca centrale britannica che la Federal Reserve statunitense iniziarono nel marzo 2009 le rispettive manovre di alleggerimento quantitativo, incrementando la liquidità a disposizione del sistema finanziario ed evitando il fallimento di banche e imprese. In Europa, la BCE, invece, al fine di perseguire il suo primario obiettivo statutario (stabilità dei prezzi e tasso di inflazione non superiore al 2%), inizialmente decise di non ricorrere a operazioni di alleggerimento quantitativo, limitandosi ad acquisti minimi di attività finanziarie. Come detto in precedenza, solo a partire dal 22 gennaio 2015, dopo una lunga lotta vinta dal governatore Mario Draghi contro i veti di una Germania contraria ad una politica monetaria espansiva, la BCE ha iniziato a comprare titoli sia pur sul mercato secondario (principalmente società finanziarie, banche e grandi industrie) e non direttamente dai governi o dalle aziende che li emettono. I titoli di debito pubblico degli Stati membri dell’eurozona saranno acquistati in proporzione alle quote del capitale sociale della BCE detenute dalle rispettive banche centrali nazionali. In questo modo, si dovrebbe garantire la necessaria liquidità al sistema economico per evitare la deflazione e, più in generale, per uscire dalla attuale crisi economica.

 

Carmelo Giovanni Roseto

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