Lecce dichiarazioni Sindaco Salvemini

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Dichiarazioni del Sindaco Carlo Salvemini su giunta comunale.

“Oggi ho l’onore e il piacere di presentare alla città, in uno spazio aperto ai cittadini come l’Open Space di Palazzo Carafa,  le donne e gli uomini che mi affiancheranno nel lavoro amministrativo. Loro sono il tassello di un mosaico molto più ampio di competenze e saperi, sensibilità, esperienze, relazioni e consenso. Un mosaico che comprende più profili: innanzitutto i consiglieri comunali eletti, poi i candidati non eletti, il cui consenso è stato non meno decisivo, e poi i tanti che hanno creduto nella nostra agenda del cambiamento e che sono pronti a sostenerci e ad aiutarci senza avere alcun ruolo politico e istituzionale se non quello di sentirsi cittadini di Lecce.
Il varo di una giunta è un passaggio fortemente simbolico sul quale si addensano curiosità, speranze, attese. Inevitabilmente è una scelta di mediazione che deve tener conto di più variabili. C’è il numero degli assessori, il rispetto della parità di genere, il doveroso equilibrio nel rapporto tra forze e alleati. C’è la valorizzazione del consenso, c’è la valorizzazione delle capacità. Il messaggio che sento di voler condividere con voi oggi è che la Giunta non è l’alfa e l’omega di un mandato politico amministrativo, che per quelle che sono le mie sensibilità vive di protagonismi molteplici: il Consiglio comunale, le Commissioni consiliari, i Comitati quartiere e tutti gli spazi del protagonismo civico che noi ci impegneremo ad aprire in città.
So che queste decisioni sconteranno un deficit di consenso, c’è chi non si riconoscerà, chi avrebbe voluto altri nomi, chi contesterà i criteri. È normale e fisiologico che sia così. Qualunque provvedimento politico amministrativo contiene in sé una quota di dissenso. Compito della politica e delle leadership che la esprimono è quello di saper vivere le scelte con serenità. L’importante è assumere le decisioni sentendosi liberi e facendosi guidare solo dalla propria coscienza. È quello che io ho fatto.
La Giunta dell’amministrazione che rappresento è composta da donne e uomini che delego, in base a un rapporto fiduciario, alla responsabilità politica di alcuni settori. A loro chiedo di lavorare con impegno, passione, dedizione, creatività, rigore e sobrietà. Ricordando loro che per far bene dobbiamo quotidianamente coltivare il coraggio dei guerrieri, la pazienza dei monaci, l’immaginazione dei bambini. E ringraziandoli per aver voluto accettare quello che è un incarico di rappresentanza ma anche di responsabilità, che comporta oneri e onori. In Giunta ci sono figure esterne al Consiglio comunale, così come ampiamente annunciato. Questo perché io credo che la politica debba saper combinare profili, storie e biografie che si esprimono su più spazi di protagonismo.
La dott.ssa Antonella Agnoli non è leccese. Io volevo che fosse al mio fianco con delega alla Cultura una professionalità e una sensibilità capace di dare un’interpretazione autentica a quello che considero  l’obiettivo del mio mandato su questo settore: lavorare per un investimento permanente sulla cittadinanza culturale. Questo significa separare la delega alla Cultura da quelle che finora le sono state affiancate, spesso per consuetudine, quelle allo Spettacolo e al Turismo. Perché, io ritengo, sono strategie e politiche che devono camminare su binari diversi.
Credo che sul tema della Cultura noi abbiamo uno straordinario bisogno di costruire ponti di relazione della città di Lecce con il resto del Paese. E per suo status epistemologico, assolutamente slegato dalle residenze e dai domicili, la cultura non ha confini. Antonella Agnoli è consulente del Ministero dei Beni Culturali, della Regione Puglia. É membro del Consiglio Superiore dei Beni Culturali e Paesaggistici e Presidente della Fondazione Federiciana a Fano. È stata membro del Consiglio d’amministrazione dell’Istituzione biblioteche di Bologna. Ha progettato la biblioteca San Giovanni di Pesaro, di cui è stata direttore scientifico. Per me è stato naturale chiederle di essere al mio fianco e ho l’orgoglio di poter dire che per lei è stato altrettanto naturale dirmi di si”.
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