Le minacce dell’Isis e i nuovi barbari

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E’ un’Italia che balla sul Titanic, mentre il Mediterraneo è in ebollizione. In verità più che ballare, litighiamo. Nei partiti e fuori dai partiti. Se capita facciamo anche a botte.

Questo rischio si è corso proprio ieri a Roma per la manifestazione della Lega di Salvini. La democrazia è un brutto affare per chi la interpreta a modo suo. A cominciare dai cosiddetti “antagonisti”, giovani senza patria. Anzi la odiano. Forse assomigliano ai tanti Jihadi John, il tagliatore di teste per eccellenza. Sono figli, come il sanguinario inglese, di una borghesia da salotto. Che non avendo nessun progetto di vita, si coprono il viso e vanno a “giocare” alla guerra. In cuor loro vorrebbero imitare i barbari dell’Isis. Anche se, poi, la loro “guerra”, si fa per dire, finisce in pizzeria, magari con i soldi di papà. Quando, invece, vi sono dei giovani che studiano, pur con difficoltà economiche, o vanno all’estero per cercare un lavoro.

Già, l’Isis. Dopo lungo tergiversare del governo Renzi, alla fine il ministro Alfano, e lo constatiamo nell’intervista di Mario Barresi concessa ieri al nostro giornale, ha dovuto riconoscere che il «rischio è crescente e il livello di allerta è altissimo». Qualche settimana addietro seguendo lo sceneggiato “L’Oriana” (in verità modesto), ci siamo chiesti cosa avrebbe scritto, se fosse ancora in vita, la Fallaci, su ciò che sta accadendo in questi giorni in un mondo da lei ben conosciuto. Si sta avverando la sua profezia di Eurabia? Se l’Isis proclama «siamo a sud dell’Italia» e ci manda attraverso il mare segnali di sangue, il rischio è reale?

Ci poniamo questi interrogativi perché la Sicilia, come si sa, è terra di frontiera. E se «il nemico – come ha scritto dieci anni fa la stessa Fallaci – è in casa nostra e non vuole dialogare», e se, aggiungiamo, c’è qualcuno tra noi pronto a unirsi a questo “nemico”, forse qualche rischio lo corriamo veramente. Non è l’arrivo di migranti a farci paura, li aiutiamo e li soccorriamo, semmai l’utilizzo che di essi può essere fatto da chi vuole rendere ingovernabile il nostro Paese.
Un esodo migratorio che sembra non arrestarsi e che noi non siamo nelle condizioni strutturali ed economiche da affrontare. E poi, come ha detto il sottosegretario Minniti, questo flusso di disperati viene utilizzato dai terroristi per autofinanziarsi.

Tra l’altro dai dossier della Cia e dell’Antiterrorismo risulta che ad ogni affiliato vengono dati cento dollari al giorno e premi per chi uccide di più. Come se fossero delle partite di calcio quando si dà il premio al bomber che fa più gol. A tali condizioni è facile arruolare alla causa fanatici e poveracci, pronti a trasformarsi in bombe umane. E il segnale «stiamo arrivando» è fatto, sì, per impaurirci, ma anche per esaltare chi agisce sotto la bandiera della jihad. Mentre l’Onu sembra lavarsi le mani.

Di fronte a questa realtà, non si può stare sereni. Se si pensa che solo pochi giorni fa un migliaio di altri barbari, i tifosi ubriaconi olandesi, sono riusciti a mettere a soqquadro Roma, cosa accadrebbe se dovessero arrivare all’improvviso in Piazza San Pietro quelli dell’Isis? Dio salvi il Papa.

Le vie d’uscita da questa situazione sono problematiche e pericolose. Oggi in Libia, un territorio quattro volte più grande dell’Italia, scorrazzano tribù divise per razza, religione, ma soprattutto per affari. Armi, droga, petrolio, pirateria, traffico di esseri umani sono le loro attività. Con appetiti da parte di qualche Stato.

Non per nulla Sarkozy ci trascinò in quella scellerata guerra contro Gheddafi della quale oggi paghiamo le conseguenze. L’Isis quegli affari ora li ha fatti diventare propri. In attesa che l’Europa non si occupi solo dell’Ucraina, dove c’è gente che di Europa non vuole sentirne parlare, o smetta di fare da usuraia alla Grecia, dove c’è un governo che vuole sanare le follie economiche del passato, si rifletta seriamente sul pericolo che si corre.

Questi fanatici, conoscendo le debolezze italiane e le divisioni della classe politica (emblematico il voto da Ponzio Pilato sulla Palestina), mettono a rischio la vita di molta gente. Parigi, Amsterdam, Bruxelles, Copenaghen e, per ultimo, lo scempio dei monumenti di Mosul, sono esempi di una follia che però ha una sua razionalità. Quella di convincere giovani come Jihadi John, di potere cambiare il mondo con l’odio e il sangue. Che poi alcuni ricchi stati arabi comprino persino i grattacieli di Milano, ciò non fa altro che confermare la profezia della Fallaci: l’Eurabia è sempre più vicina

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