Nascosero i killer dopo l’agguato a Pulsano, in manette padre e figlio

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Nascosero i killer dopo l’agguato a Pulsano, in manette padre e figlio

Aiutarono i killer a nascondersi nelle ore successive all’omicidio di Francesco Galeandro, 47enne di Pulsano morto in un agguato avvenuto il 22 luglio scorso. Giovanni e Andrea Rizzo, rispettivamente padre e figlio di 48 e 27 anni di Taviano, sono stati arrestati questa mattina su ordine della Procura di Taranto con l’accusa di favoreggiamento personale in omidicio volontario premeditato aggravato. L’operazione che ha portato in tutto a sei ordinanze di custodia cautelare è stata eseguita dai carabinieri del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo del Comando Provinciale di Taranto, del N.O.R. della Compagnia di Manduria e della Sezione di P.G. – Aliquota Carabinieri della Procura di Taranto, coadiuvati nella fase esecutiva dai militari delle Compagnie Carabinieri di Taranto, Massafra, Francavilla Fontana, Casarano e Roma Trionfale.
Secondo le indagini avviate subito dopo l’omicidio, all’agguato mortale parteciparono due persone: Vito Mandrillo (già arrestato a settembre) e Giuliano Parisi, 36enne di Francavilla Fontana. Maurizio Agosta, considerato il mandante e Giovanni Pernorio il custode delle armi furono arrestati a settembre mentre le figure e i ruoli dei due leccesi e di Antonio Serafino, 73enne di Pulsano, Giuseppe Giacquinto di 28 anni di Pulsano, Vincenzo Caldararo, 46enne di Crispiano sono state chiarite dalle successive indagini.

Secondo il teorema accusatorio, quindi, Agosta unitamente a Serafino, Caldararo, Giaquinto e Mandrillo ha organizzato l’agguato con sopralluoghi e summit riservati, fornendo ai killer le armi utilizzate per l’omicidio, che dagli stessi venivano detenute e trasportate.
Giovanni e Andrea Rizzo, il primo operaio già noto alle forze dell’ordine e il secondo commerciante incensurato, avrebbero invece aiutato i due sicari in fuga Mandrillo e Parisi offrendo loro ospitalità presso la propria abitazione di Taviano al fine di evitare accertamenti tecnici per tracce di polvere da sparo.
Le indagini, sotto la direzione della Procura tarantina, hanno consentito di accertare l’esistenza di un vero e proprio “pactum sceleris”, finalizzato all’eliminazione fisica del Galeandro diventato figura scomoda nella spartizione degli affari illeciti derivanti dallo spaccio di sostanze stupefacenti a Pulsano e comuni limitrofi. I destinatari delle misure restrittive sono stati tutti condotti presso la casa circondariale di Taranto ad eccezione dei due leccesi che sono stati confinati agli arresti domiciliari.  

 

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