Il pericolo deflazione non è ancora scongiurato.

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L’OBBIETTIVO DI DRAGHI  E LA BCE.

Secondo il Governatore della Banca Centrale Europea (BCE) Mario Draghi, l’obiettivo di raggiungere entro il 2016 un’inflazione del 2% è ancora lontano.

Le forti misure sinora adottate dalla BCE hanno arrestato la deflazione, portando l’inflazione nell’Unione europea allo 0,1%. Tale risultato però non è sufficiente a scongiurare la crisi delle imprese, costrette a vendere a prezzi inferiori a quelli a cui acquistano le merci o le materie prime, e quindi ad allontanare la crisi dell’intero sistema economico europeo, che è divenuto anche meno competitivo. Infatti, il basso tasso d’inflazione e l’alto cambio dell’euro hanno portato ad una drastica riduzione delle esportazioni delle imprese europee.

Nonostante le resistenze di alcuni componenti del Consiglio della BCE, Mario Draghi è fortemente intenzionato a mettere in campo ulteriori misure per aumentare l’inflazione in Europa e far calare il tasso di cambio dell’Euro. Tali obiettivi, che agli occhi della Germania e dei sostenitori dell’Euro “forte” a qualsiasi costo potrebbero sembrare non auspicabili, sono invece necessari per consentire al sistema economico europeo di uscire dalla perdurante crisi ed essere maggiormente competitivo rispetto a USA e Cina.

Le misure che probabilmente saranno utilizzate nelle prossime settimane sono molteplici anche se tutte finalizzate ad aumentare la circolazione della massa monetaria.

Il Quantitative Easing (QE) sarà ulteriormente potenziato, attraverso un allungamento della sua durata oltre settembre 2016 e un aumento mensile di 60 miliardi di euro per l’acquisto di titoli. Inoltre, varierà anche la tipologia dei titoli oggetto di acquisto da parte della BCE, includendo titoli prima esclusi.

Ma non basta. E’ previsto un aumento dei tassi di interesse che le banche commerciali già pagano alla BCE per il deposito delle loro riserve volontarie. Questo spingerà le banche ad immettere nuova liquidità sul mercato, che aggiunta alla liquidità  immessa direttamente dalla BCE attraverso il QE, dovrebbe portare al raggiungimento degli obiettivi programmati: un maggior tasso di inflazione (possibilmente intorno al 2%) ed un abbassamento del cambio dell’euro per aumentare le esportazioni europee.

La strategia della BCE per sostenere l’economia europea

Nonostante i previsioni di una ripresa dell’economia europea, i risultati degli ultimi mesi non sono soddisfacenti. I cenni di ripresa sono minimi, le esportazioni non aumentano e la deflazione è un pericolo non ancora scongiurato.

Considerando che la politica fiscale dei singoli Stati è bloccata dal rispetto di vincoli di bilancio e che la stessa Unione Europea non ha ancora una politica fiscale unitaria, l’unico strumento utile per portare l’Europa fuori dalla stagnazione economica è rappresentata dalla politica monetaria.

La Banca Centrale Europea (BCE) ha già adottato forti misure in campo monetario: il Quantitative Easing lanciato a inizio 2015 ha arrestato la deflazione, portando il tasso di inflazione medio a +0,1%. L’obiettivo però rimane quello di raggiungere il tasso d’inflazione del + 2%. Solo a quel tasso d’inflazione, le imprese potranno vendere a prezzi più alti rispetto a quelli cui acquistano merci e materie prime, consentendo la ripresa dell’intero sistema economico. Il maggior tasso d’inflazione con il conseguente deprezzamento dell’euro rispetto alle altre valute mondiali(Dollaro USA e Yuan cinese), inoltre, porterà anche ad una maggiore competitività delle imprese europee sui mercati internazionali con relativi benefici per tutta l’economia europea.

In tale ottica, Mario Draghi, dopo aver preannunciato l’ulteriore potenziamento del Quantitative Easing, ha varato le misure operative di tale potenziamento: la BCE potrà acquistare titoli per immettere nuova liquidità sul mercato anche nel 2017. Il paniere dei titoli acquistabili potrà comprendere titoli prima esclusi. E’, inoltre,  aumentato il tasso che le banche commerciali dovranno pagare alla BCE per tenere immobilizzate le proprie riserve monetarie: ciò dovrebbe spingere le banche a impiegare maggiormente la loro liquidità in mutui e prestiti.

L’unica misura che, pur preannunciata, non è stata varata, è l’aumento del volume mensile di titoli acquistabili da parte della BCE: la forte l’opposizione dei governatori delle banche centrali di Germania e dei Paesi baltici ha convinto il direttivo della BCE a lasciare immutato il volume a 60 miliardi di euro.

Nei prossimi mesi vedremo se queste misure saranno sufficienti per raggiungere gli obiettivi monetari fissati dalla BCE, dando così slancio all’economica europea.

Carmelo Roseto

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