martedì, Febbraio 7, 2023
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LEONE DE CASTRIS 1665 ENTRA NELLA UNIONE IMPRESE CENTENARIE ITALIANE

Una storia lunga 358 anni: Leone de Castris nell’olimpo delle imprese centenarie

È con grande orgoglio che annunciamo l’ingresso dell’azienda nella selezionata rosa di associati dell’Unione Imprese Centenarie Italiane.
’ con sede a Firenze, opera per “salvaguardare e diffondere la cultura come mezzo di difesa della longevità, della resilienza e del patrimonio immateriale che le singole Imprese associate, nelle loro rispettive realtà e da oltre cento anni, mettono in comune.

Chissà se Oronzo Arcangelo Maria Francesco dei Conti di Lemos l’aveva previsto, in quel lontano 1665, mentre Carlo II diventava re di Spagna, Londra veniva divorata da un’epidemia di peste bubbonica, gli astronomi scoprivano la Grande Macchia Rossa di Giove. Perché fondare un’azienda vitivinicola va bene, ma fondare un’azienda vitivinicola capace di attraversare 358 anni di storia – non solo indenne dai guai che ciclicamente si abbattono sulle cose umane, ma anche capace di crescere e sviluppare senza sosta nuovi segmenti di business – è davvero impresa ragguardevole.

Un’impresa oggi premiata con l’ingresso dell’azienda Leone De Castris da Salice Salentino nel selezionatissimo elenco di soci dell’Unione Imprese Centenarie Italiane, che da Firenze lavora indefessamente dal 2000 per «salvaguardare e diffondere la cultura come mezzo di difesa della longevità, della resilienza e del patrimonio immateriale che le singole Imprese associate, nelle loro rispettive realtà e da oltre cento anni, mettono in comune».

Una realtà di prestigio

Laddove le imprese centenarie associate sono realtà di prestigio che portano alta la bandiera del Made in Italy, rappresentando «la più sincera espressione della qualità imprenditoriale italiana», e potendo contare su «un’ultra-centenaria esperienza nella produzione di beni e servizi, quali cultrici del ciclo completo, come espressioni della tradizione radicata nel territorio di origine e comunque alimentata da un continuo spirito di innovazione». Così da oggi fa parte di Uici Italia anche l’azienda di Salice, pioniera dell’imbottigliamento in Puglia nel 1925, prima a imbottigliare un rosato in Italia (non ha bisogno di ripetizioni la storia del generale Charles Poletti che nel 1943 chiede all’azienda una grossa fornitura di vino, ma dal nome americano, donde il celeberrimo Five Roses: novanta per cento di Negroamaro, il resto Malvasia nera). In buona compagnia delle sorelle salentine Apollonio 1870 (Monteroni) e Cantina Coppola 1489 (Gallipoli), ma anche e soprattutto di brand nazionali, non solo del vino, del calibro di Ambrosoli, Marchesi Antinori, Barone Ricasoli, Carpenè Malvolti, cravatte Marinella di Napoli, Banca Sella e molti altri, per un totale complessivo, al momento, di quarantatré associati. «Siamo onorati ed entusiasti di entrare a far parte dell’Unione, condividendone appieno lo spirito e i valori», il commento di Piernicola Leone De Castris, attuale guida dell’azienda. «La qualità dei nostri vini, infatti, è il risultato di oltre 350 anni di impegno, rispetto per il territorio e passione per il prodotto tramandatoci dai nostri predecessori, di generazione in generazione».

La storia

Dal 1665, continua ancora il produttore, «la mission è infatti quella di valorizzare i vitigni autoctoni, portare nel calice il terroir salentino e farlo conoscere al mondo, partendo dal nostro significativo bagaglio storico di esperienza e maestria di vitivinicultori, con un’attitudine aperta e fiduciosa a tutto ciò che di innovativo il mondo enologico ha da offrire». L’orizzonte d’attività, d’altronde, è sempre stato vasto, fin da quel lontano 1665 (giusto per aumentare il livello di vertigine del viaggio all’indietro, diremo che vicino al rosone di Santa Croce è scolpita la data 1646: solo 19 anni prima). Oronzo Arcangelo Maria Francesco dei Conti di Lemos, dopo aver fondato infatti la cantina in quel di Salice salentino, si appassiona immediatamente alla questione, tanto da tornare in Spagna per disfarsi di alcuni dei suoi possedimenti per reinvestire in terre salentine. Salice, appunto, ma poi anche Guagnano, Veglie, Villa Baldassarri, Novoli e San Pancrazio: il conte acquista migliaia di ettari sui quali impianta non solo differenti varietà di uva, ma anche ulivi e grano. Il resto è storia abbastanza nota: agli inizi dell’800 l’azienda inizia ad esportare vino grezzo negli Stati Uniti, in Germania e in Francia, Piero e Lisetta Leone de Castris iniziano a imbottigliare nel 1925, nel 1943 la nascita del Five Roses – Cinque rose, dal nome di una contrada di Salice che ricorda come per generazioni ogni famiglia Leone De Castris avesse avuto cinque figli – e poi la nascita, con la vendemmia 1954, del Salice Leone de Castris, che negli anni Settanta porta alla Doc Salice Salentino. Il periodo che segue, a guida di Salvatore Leone De Castris, è quello che consolida l’espansione dell’azienda sui mercati internazionali. E oggi che nella stanza dei bottoni è saldamente insediato il figlio Piernicola, la Leone De Castris – che produce 2,5 milioni di bottiglie l’anno ed è oggi presente tra l’altro negli Stati Uniti, a Singapore, in Canada, in Brasile, in Australia, in Giappone, in Cina, a Hong Kong (anche con nuovi vitigni rispetto a quelli autoctoni pugliesi), lungi dall’essere soddisfatta per risultati e premi prestigiosi, come l’inserimento nell’elenco delle Imprese Centenarie Italiane, appunto – progetta il futuro. Che comprende il potenziamento della linea produttiva della nuova masseria di Noci, Donna Coletta, ma anche lo sviluppo delle ambizioni enoturistiche del wine resort di Salice: «Rappresentare una storia così antica comporta certamente una grande responsabilità», spiega il produttore, «peraltro sempre molto avvertita dalle generazioni Leone De Castris. Questo spiega ad esempio perché mio figlio Piersalvatore, pur ancora studente, partecipi in prima persona agli eventi e alle iniziative dell’azienda: nessuno, qui, dorme sugli allori».

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