Simla anticipa uno dei temi al centro del prossimo Congresso nazionale in programma a Bari dal 26 al 28 maggio

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Simla anticipa uno dei temi al centro del prossimo Congresso nazionale in programma a Bari dal 26 al 28 maggio. Parliamo di ” Child abuse” in vista della “Giornata nazionale contro la pedofilia e la pedopornografia” in programma domani 5 maggio.

“Proteggiamo i minori con un team multidisciplinare per intercettare i segnali degli abusi”, il medico legale Biagio Solarino affronta i temi della giornata nazionale contro la pedofilia.

Le anticipazioni del professore in vista del workshop sul “Child abuse” al 45° Convegno della Società Italiana di Medicina Legale e delle Assicurazioni che si terrà a fine maggio a Bari.

BARI. “È fondamentale la presenza di un team multidisciplinare a livello ospedaliero che possa agire con la dovuta cautela e con le migliori competenze per riconoscere abusi o maltrattamenti nei minori ed eventualmente per procedere con tempestività nella segnalazione all’autorità giudiziaria”. La riflessione del professore Biagio Solarino, associato di medicina legale all’Università “Aldo Moro” di Bari, esprime il ruolo centrale dei medici legali nel contrasto al fenomeno dell’abuso sui minori proprio in relazione alla giornata nazionale contro la pedofilia e la pedopornografia che si terrà, come ogni anno, il prossimo 5 maggio.

Nell’ottica di formare e informare medici e addetti ai lavori, la Società Italiana di Medicina Legale e delle Assicurazioni (SIMLA), nell’ambito dei lavori del 45° Congresso Nazionale, che si terrà a Bari, dal 26 al 28 maggio, presieduto dal professore  Francesco Introna, presidente SIMLA, ha programmato un workshop dal titolo “Child abuse: dal pronto soccorso alle aule di giustizia” che sarà tenuto dal professore Biagio Solarino e dalla dottoressa Simona Filoni, Procuratore Capo della Repubblica, Tribunale per i minorenni – Lecce.

“Il nostro Congresso, dal titolo ‘La medicina legale tra diritto e diritti’ – spiega il professore Francesco Introna, ordinario di Medicina Legale dell’Università “Aldo Moro” di Bari – è fortemente calato nella realtà attuale. Parleremo di responsabilità sanitaria, valutazione della sofferenza, impegno negli scenari di guerra e disastri, covid, fragilità psichiche, intelligenza artificiale, donne vittime di violenza, fine vita e trauma complicato. Ampio spazio, inoltre, sarà dato alle nuove frontiere della medicina legale”.

Il workshop vuole fare luce su un tema particolarmente attuale e delicato. “Il maltrattamento fisico e labuso sessuale sui minori – spiega il professore Solarino – sono fenomeni complessi e necessitano competenze multidisciplinari. La presenza di plurime lesioni fisiche potrebbe correlarsi anche ad un trauma accidentale parimenti l’assenza di reperti da abuso a livello genito-anale non esclude la ricorrenza della violenza. Una delle finalità di questo workshop è di fornire ai medici legali le conoscenze necessarie per porre una corretta diagnosi nonché una metodologia di indagine, in collaborazione con colleghi e Polizia Giudiziaria, per gestire – in ossequio alla normativa ed alle migliori evidenze scientifiche – tali ‘presunti’ casi di violenza su un minore. Fondamentale, inoltre, sarà il confronto con la dottoressa Filoni, in considerazione del rapporto che abbiamo con lAutorità Giudiziaria in qualità di consulenti/periti”.

Prima di valutare l’esistenza dei presupposti per rivolgersi all’autorità giudiziaria, il medico legale deve procedere attraverso alcuni step ormai codificati dalla disciplina. “Si passa, tra le altre cose, dall’anamnesi – sottolinea Solarino – alla valutazione del contesto familiare che possiamo esplorare con l’ausilio degli assistenti sociali e del pediatra di libera scelta. Sono passaggi significativi per arricchire il quadro che potrebbe poi condurre alla segnalazione allautorità giudiziaria”. Proprio per operare con coscienza e senza sensazionalismi all’interno di un contesto che coinvolge diversi aspetti dell’esistenza del soggetto potenzialmente abusato o maltrattato, lazione del medico legale deve necessariamente procedere tramite un lavoro di equipe, avvalendosi di altri specialisti in ambito sanitario e di altre discipline.

L’intero iter deve essere gestito seguendo un termine chiave: cautela. Anche quando il medico legale viene coinvolto dal giudice in qualità di perito, quindi in un momento successivo alla denuncia dell’abuso o della molestia. “Esiste il rischio dei falsi abusi sui minori – aggiunge Solarino –. Lavoriamo in un territorio che presenta degli equilibri delicatissimi e bisogna sempre muoversi con attenzione, eseguendo il lavoro con estrema perizia. Ai giovani medici voglio ricordare un concetto semplice ed essenziale: come ospedalieri o come periti è fondamentale restare allinterno del perimetro del parere tecnico, senza sconfinare o rischiare ragionamenti che non ci competono. La nostra professionalità deve guidarci nell’azione”.

Una professionalità necessaria anche per scovare le insidie dell’abuso o del maltrattamento che spesso si muovono in territori dai confini labili, magari generati da episodi di “trascuratezza igienica o di altra natura che costituiscono anche la causa più frequente, nonché quella più sottovalutata”. Proteggere i minori significa anche evitare inutili clamori mediatici e la diffusione di storie che alimentano la morbosità del pubblico. “Non basta una denuncia per registrare un abuso o un maltrattamento – spiega ancora il professore -, gli unici numeri ufficiali sono quelli espressi tramite le condanne emesse dai Tribunali. Certo, il fenomeno non può essere monitorato in assoluto, perché di certo ci sono dei casi che purtroppo non vengono neppure denunciati”.

La buona informazione è necessaria, così come lo è la prevenzione. In quest’ottica bisogna lavorare anche con le campagne informative perché l’assenza di una corretta informazione può contribuire a far proliferare abusi e maltrattamenti. “Ad esempio la shake baby sindrome – conclude il medico legale -, cioè la sindrome del bambino scosso, avviene quando i genitori scuotono violentemente il bambino, di solito neonato o lattante, provocando delle conseguenze gravissime che possono condurre anche alla morte. Qualche anno fa, all’ospedale pediatrico Giovanni XXIII di Bari abbiamo lanciato la campagna ‘non scuoterlo, abbraccialo’, proprio per suggerire ai giovani genitori un comportamento corretto nella gestione del pianto”.

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