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Opere di Orietta Fineo

Opere di Orietta Fineo a cura di Lorenzo Madaro Laboratorio urbano MAT, Terlizzi (Bari) Inaugurazione: 31 gennaio 2015, ore 20

Sarà inaugurata il 31 gennaio 2015 alle 20, negli spazi espositivi del laboratorio urbano MAT di Terlizzi (Bari) la mostra personale “Privato” di Orietta Fineo, a cura di Lorenzo Madaro.

Dopo l’inaugurazione ci sarà un concerto del gruppo Pinturas, con Roberto Ottaviano (sassofono), Nando Di Modugno (chitarra), Giorgio Vendola (contrabasso) e Pippo D’Ambrosio (batteria e percussioni).

Info: www.laboratoriourbanomat.it
La mostra – che raccoglie un ciclo recente di tecniche miste su carta – sarà visitabile fino al 28 febbraio.

“Il nucleo di lavori recenti di Orietta Fineo presenti in mostra denotano un’osservazione scrupolosa di vite, brandelli di esistenze che si sbrogliano su grandi carte o piccoli fogli, in un rincorrersi meditato di tracce di matite e pastelli, o di graffiti veri e propri.

Le ha assorbite, queste anonime vite, le ha osservate a lungo, probabilmente nelle strade dei paesi del circondario della sua cittadina, in un sud ancora sospeso, a prescindere dagli stereotipi, tra tradizioni e futuri possibili. Alcune immagini richiamano quelle visioni di donne sedute sui gradini della propria casa nelle vie dei centri storici pugliesi; altre evocano presenze giovani, atterrite da noie ipotetiche. Sono versioni possibili, ma non esclusive, di una narrazione che entra nelle pieghe di un privato immaginato o vissuto realmente.

In ogni caso si tratta di un campionario di privazioni, di presenze-assenze, di una pratica che sottrae, non solo il segno grafico, che invece talvolta abbonda, ma tutto ciò che non è utile alla rappresentazione metaforica. È un lavoro di scavo, di confronto con il soggetto ritratto, fors’anche di immedesimazione. Permane difatti solo qualche traccia, qualche riferimento che aiuta a collocare il protagonista dell’opera nello spazio.

Tutto il resto appare come estinto, superato mediante un processo di semplificazione che nei lavori più piccoli si accentua ulteriormente. Così Orietta Fineo esclude ogni gusto per la rappresentazione per concentrarsi su singoli elementi, quasi dei brandelli di vite, in linea con diverse esperienze recenti che caratterizzano la giovane pittura italiana, sempre più attenta all’immagine e alla sua riproduzione manuale secondo tecniche ritenute tradizionali.

Sono impenetrabili le composizione realizzate su piccoli fogli, quadrettati o squadrati, recuperati magari in qualche vecchio album scolastico di disegno tecnico. Metamorfosi continue, in cui una mano si trasforma in altro, una treccia diviene quasi un’architettura naturale, forse il tronco di un albero, con lunghe ombre che si intersecano in un ossessivo tessuto di segni tracciati a matita sul corpo nudo di un tavolo.” (Dal testo critico di Lorenzo Madaro in catalogo)

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