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Lecce si colloca al quinto posto in Italia per crescita del valore aggiunto nel settore delle costruzioni

L’edilizia è il settore che è cresciuto di più e resta uno dei principali traini dell’economia provinciale, regionale e nazionale. È quanto emerge dal nuovo studio condotto dall’Osservatorio economico Aforisma, diretto da Davide Stasi, che ha preso come riferimento il valore aggiunto suddiviso per branca di attività economica. «Questo indicatore – spiega Stasi – può considerarsi un valido parametro per poter misurare l’andamento dell’economia».

In particolare, a Lecce e provincia, nel 2022, il valore aggiunto ai prezzi base e correnti del settore delle costruzioni è stato di un miliardo 137 milioni euro, in crescita del 17,4 per cento rispetto all’anno precedente (968 milioni di euro) soprattutto per effetto del superbonus 110 per cento. Grazie agli incentivi per gli interventi di ristrutturazione e di riqualificazione energetica, l’edilizia leccese ha registrato performance superiori agli altri comparti e agli altri territori.

Lecce, infatti, si colloca al quinto posto nella graduatoria delle province italiane stilata in base alla variazione percentuale del valore aggiunto delle costruzioni (anni 2021 e 2022). È preceduta da Campobasso (+24,4 per cento), Salerno (+19,1), Benevento (+19,1) e Avellino (+17,5).

L’incremento medio del valore aggiunto nel settore delle costruzioni in Puglia è stato del 15,8 per cento (da quattro miliardi 504 milioni di euro a cinque miliardi 218 milioni) mentre il dato medio nazionale si è fermato al 10,4 per cento (da 85 miliardi 296 milioni di euro a 94 miliardi 170 milioni). «Il valore aggiunto – spiega Stasi – è la misura dell’incremento di valore che si verifica nell’ambito della produzione e distribuzione di beni e servizi finali grazie ai fattori produttivi adoperati (capitale e lavoro) a partire da beni e risorse primarie iniziali. È la differenza tra il valore della produzione di beni e servizi conseguita dalle singole branche produttive ed il valore dei beni e servizi intermedi dalle stesse consumati (materie prime e ausiliarie impiegate e servizi forniti da altre unità produttive). L’attività di manutenzione degli immobili residenzialii ha già iniziato a contrarsi nel corso di quest’anno e la flessione proseguirà nel 2024, salvo non si introducano nuovi incentivi. Sarà difficile perseguire gli obiettivi prefissati dalla direttiva sulle case green senza una nuova programmazione delle agevolazioni. Il comparto delle opere pubbliche, invece, è entrato in una complessa fase esecutiva ed è chiamato alla sfida del Pnrr. I costi di costruzione sono talmente cresciuti da scoraggiare gli investimenti delle famiglie ancora alle prese con i rincari dovuti all’inflazione. La produttività delle costruzioni e la qualità della manodopera oggi impiegata pongono altre importanti sfide in termini di innovazione, industrializzazione, digitalizzazione, riduzione del costo dell’errore».

A Lecce e provincia, è aumentato del 13,3 per cento il valore aggiunto dell’industria leccese (da un miliardo 502 milioni di euro a un miliardo 701 milioni).

Il commercio, i trasporti e i servizi di alloggio e di ristorazione hanno registrato un incremento dell’11,3 per cento (da tre miliardi 31 milioni a tre miliardi 373 milioni).

Gli altri servizi segnano un rialzo del 4,4 per cento (da sette miliardi 89 milioni di euro a sette miliardi 403 milioni). In flessione ancora l’agricoltura: -9,5 per cento (da 298 milioni a 270).

Il valore aggiunto pro-capite espresso dalla provincia di Lecce sale dell’8,2 per cento (da 16 miliardi 614 milioni a 17 miliardi 969 milioni).

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