martedì, Febbraio 7, 2023
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160^ Camera di Commercio di Lecce

160^ Camera di Commercio di Lecce

Si è svolto presso i locali del Carlo V la ricorrenza dei 160 della costituzione della CAMERA DI COMMERCIO DI LECCE, all’evento hanno partecipato i Sindaci della Provincia, il Presidente della Provincia STEFANO MINERVA, l’Assessore Regionale ALESSANDRO DELLI NOCI, LA Presidente del consiglio REGIONE PUGLIA LOREDANA CAPONE.

Intervento da Roma a causa di impegni improvvisi  il Ministro RAFFAELE FITTO con un suo intervento.

 

MARIO VADRUCCI PRESIDENTE  CAMERA DI COMMERCIO DI LECCE  VICEPRESIDENTE UNIONCAMERE

 160 anni della Camera di Commercio di Lecce, una “storia” di aggregazione, di connessioni e di riforme  che ci vede sempre presenti e convinti nel tempo !

Un caloroso saluto rivolto in particolare a coloro che sono partiti da lontano per celebrare i 160 anni della Camera di Commercio di Lecce.

Una tappa che questo Ente ha voluto officiare in modo particolare e la presenza di tante autorità né è la testimonianza. Essere qui vuol significare essere accanto alle imprese, stabilire rapporti intensi con le forze economiche e sociali di questo territorio.

Ma consentitemi di salutare con particolare affetto Andrea Prete, Presidente dell’Unione italiana delle Camere di commercio, che recentemente mi ha proposto all’elezione di Vice Presidente nazionale,  intervenuta nella recente assemblea di Padova, insieme al Segretario Generale dell’Unione, che è e qui saluto, Giuseppe Tripoli.

Sono entusiasta della partecipazione qui, questa mattina, dei sindaci e dei rappresentanti delle comunità salentine che, con la loro presenza, dimostrano di voler essere parte integrante di un percorso, quello della storia del Salento e di questa istituzione che parte dall’Unità d’Italia.

Mi piace ricordare, in questa sede, che proprio con i Comuni del territorio abbiamo raggiunto congiuntamente un importantissimo traguardo in termini di semplificazione amministrativa per le imprese, considerato che il 99% dei SUAP della provincia è gestito in collaborazione con la Camera di commercio di Lecce e la nostra provincia risulta tra le prime in Italia per numero di procedimenti autorizzativi gestiti in modalità digitale.

E’ una storia, quella del nostro territorio, realizzata attraverso il lavoro di donne e uomini che con il loro spirito di intrapresa hanno costruito quello che il Salento è oggi, pur con tutti i limiti che le circostanze storiche riconoscono loro.

 Questa Camera di Commercio, come alcune altre, è stata istituita nel 1862, subito dopo l’Unità d’Italia. Allora si chiamava Camera del Commercio e delle Arti di Terra d’Otranto e aveva giurisdizione sulle province di Lecce, Brindisi e Taranto. Garibaldi e i Savoia stavano costruendo “la struttura pulsante” che avrebbe dovuto sostenere il corpo dell’intero Paese finalmente riunito, una “macchina amministrativa” fatta di Enti e Istituzioni che avrebbero dovuto parlare con una voce sola, quella dell’Italia e del Governo che progressivamente stava nascendo.

 Dalla sua istituzione la Camera di Commercio di Terra d’Otranto è stata al fianco degli imprenditori imprese che hanno contribuito a far crescere l’economia della Puglia meridionale, creando lavoro e ricchezza. Perché, allora come oggi, è il lavoro che fa crescere una comunità e sono le intuizioni e l’impegno di uomini e donne che danno vita alle imprese a creare le condizioni per il lavoro e lo sviluppo. Questa è una verità incontrovertibile, valida nel 1862 e ancor oggi più che mai!

Nell’anno della fondazione della Camera di Commercio di Lecce il mondo, oltre l’Italia, si andava assestando, pensate che negli Stati Uniti c’era ancora la guerra di Secessione. Per la prima volta su tutto il territorio italiano entrava in vigore la lira, che fortificava il percorso dell’unificazione italiana. Nasceva anche la Società italiana per le Strade Ferrate meridionali che nello stesso anno (1862), firmò la convenzione per la tratta ferroviaria da Ancona ad Otranto, entrata poi in funzione nel 1873.

In questo angolo d’Italia, in attesa di conoscere i primi provvedimenti dei nuovi governanti, la gente intanto lavorava. Lavorava la terra, soprattutto. E infatti le aziende più antiche sono quelle legate, in qualche modo, al lavoro dei campi e alla trasformazione dei prodotti agricoli. Le case vinicole più antiche continuavano a vinificare e il vino, insieme all’olio d’oliva dei nostri frantoi, il tutto partiva anche dal Porto di Gallipoli verso i porti del Nord Italia e dei paesi stranieri.

Nasceva anche una cooperativa che sarebbe diventata nel corso degli anni una Banca fino a divenire l’attuale Banca Popolare Pugliese che ad oggi è punto di riferimento nell’affiancare la crescita economica delle PMI e nella voglia di riscatto di questo territorio.

In questo contesto la Camera di Commercio ha accompagnato nel tempo, le imprese, prima piccole o artigianali, poi anche più grandi, per numero di addetti e per intuizioni di processo e di prodotto, difendendo il lavoro che tanti imprenditori creavano per crescere nel loro settore e diventare protagonisti del cambiamento di queste contrade.

Le rivoluzioni e le trasformazioni sono sotto gli occhi di tutti, e il raffronto che soprattutto gli imprenditori più anziani avvertono in termini di sviluppo, condizioni di lavoro, penetrazione sui mercati, nazionali e stranieri, sono anche frutto di tanta attenzione e dedizione che un Ente, come la Camera di Commercio, ha sempre avuto nella difesa e nella promozione delle attività imprenditoriali salentine.

La storia non sta solo sui libri, la storia dei progressi di questa terra, merito dell’impegno della sua gente, è scritta sui muri dei capannoni, nelle case di chi ha lavorato a cottimo, sugli alberi delle campagne che purtroppo una calamità sta distruggendo, sulle porte delle officine degli artigiani, ma anche nelle aule delle scuole dove tanti giovani si sono formati e hanno trovato, con fatica ma anche con soddisfazione, la loro strada qui o altrove.

 In queste trasformazioni la Camera di Commercio di Lecce è stata sempre pro-attiva, conformandosi in modo naturale come “la casa delle imprese”. Ha dialogato costantemente con gli imprenditori, li ha ascoltati e affiancati nella loro aspirazione a farsi conoscere, sul mercato interno e fuori dai confini nazionali, ha difeso le loro produzioni, ha seminato innovazione e cultura d’impresa, ha offerto servizi e opportunità per far crescere le loro aziende in un contesto che, soprattutto negli ultimi anni, ha subito trasformazioni velocissime e impensabili.

 Sempre al servizio delle imprese, è nata un’Azienda speciale di servizi reali per supportare concretamente l’interazione fra il mondo imprenditoriale ed il mondo dell’innovazione, della ricerca applicata, della formazione dedicata alle nuove professioni ed anche per facilitare i rapporti con le istituzioni. Cerchiamo di essere il punto di “raccordo” fra tante istituzioni territoriali, facilitando le “connessioni”, quando soprattutto i temi economici e le emergenze sono cogenti.

Il Salento ha tante realtà imprenditoriali importanti, che ne fanno uno dei territori economicamente più vivaci della Puglia. I più giovani tra gli imprenditori stanno percorrendo vie nuove per affermare la loro creatività, forti di un’istruzione che è diventata fondamentale. Il rapporto tra l’imprenditoria salentina e l’Ateneo del Salento è cresciuto esponenzialmente in questi ultimi anni, e questo non può che farci piacere perché i processi economici e industriali hanno acquisito nuovo impulso, dall’innovazione e dalle idee nate con la ricerca.

Ma, per esempio, non possiamo certo sopportare ancora a lungo che molte nostre aree siano prive di una connessione ultramoderna!

E’ questo che fa la differenza tra l’arrivare bene sui mercati e arrivarci in ritardo, quello che consente di recuperare il gap di competitività e produttività in tutti i settori, mirando a neutralizzare il fattore spazio-tempo con gli altri competitor, nazionali e stranieri.

Accanto ai settori innovativi, anche i settori più tradizionali dell’economia salentina sono pronti a cogliere le opportunità che la trasformazione digitale mette a disposizione. Alcune imprese lo hanno già fatto, anche a prezzo di sacrifici e investimenti e, a volte, grazie proprio al sostegno o alla sensibilizzazione della Camera di commercio, consapevoli che questa è l’unica strada da perseguire per continuare ad avere un ruolo, a garantire lavoro, e ricchezza, per sé e per gli altri.

Anche in questo ambito, mi piace ricordare che negli ultimi anni – come Camera di commercio di Lecce – abbiamo sensibilizzato le imprese con i PID (Punti impresa digitale) e sostenuto investimenti in tecnologia e formazione delle competenze digitali per un importo pari a oltre 1mln e mezzo di euro (e domani presenteremo quello dell’anno 2022). Nell’ambito dei servizi digitali rilasciati alle imprese siamo tra le prime Camere di commercio in Italia, basti pensare al Cassetto digitale dell’imprenditore che qui da noi è utilizzato da un imprenditore su due (parliamo di oltre il 51% corrispondente a quasi 40.000 imprese) a fronte di una media nazionale che si ferma al 30%.

Nel Salento ci sono campioni dell’e-commerce, come Deghi, tanto per fare un nome. Il polo del calzaturiero di Casarano è riuscito a riconvertirsi con lungimiranza, puntando ad un target alto per le sue produzioni, e lo stesso vale per alcune aziende della moda e del tessileIl settore metalmeccanico salentino, riesce ad esportare, macchine e componentistica in tutto il mondo e il turismo continua ad attrarre decine di migliaia di persone ogni anno nelle strutture ricettive che stanno progressivamente attrezzandosi per soddisfare le esigenze dei nuovi viaggiatori, a caccia di nuove esperienze oltre che di mare, riposo e buon cibo. E il settore agricolo, sebbene segnato in modo pesante dalla xylella, sta facendo di tutto per preservare le sue produzioni, riconvertirsi e puntare sulle sue eccellenze.

Nel turismo, ad esempio, da tempo chiediamo un’Alleanza Strategica di Partnership” fra Istituzioni locali, Enti preposti e Regione per rilanciare il  Brand Salento con un Piano di Marketing territoriale che guardi anche la Blue & Green Economy, il cicloturismo, turismo slow, filiere del mare e agriturismo, ma che faciliti soprattutto la costituzione di consorzi  turistici e reti di di imprenditori privati, per “allearsi” ed organizzare insieme, eventi, iniziative e manifestazioni in grado di attirare l’attenzione e prolungare la permanenza di chi arriva nel Salento.

Naturalmente per il turismo, ma anche per tutto il resto delle attività economiche salentine e pugliesi, i trasporti, le infrastrutture, materiali e immateriali, gli assi stradali e la logistica sono fondamentali.

Basti pensare che i porti di Brindisi e Taranto sono a due passi, ma le strade per raggiungerli stanno diventando insufficienti e obsolete.

Questa un po’, a grandi linee, per non annoiare, la storia e il presente. Ma occorre guardare avanti, con prospettiva…

In siffatto particolare momento storico ed economico, gli spettri della recessione sono incessanti, ma il Programma Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e gli annunci della approvazione dei PO 2021-2027 avanzano ed in tutti noi è obbligatorio un appello alle responsabilità singole e collettive!

 Risorse importanti, programmi straordinari che spesso ci vedono impreparati. Credo che in questo contesto le Camere di commercio debbano avere un ruolo più avanzato e riconosciuto!

Propongo ai rappresentanti del Governo Nazionale e Regionale, che il tema delle Riforme strutturali e delle Riforme abilitanti, previste nel PNRR, diventino certezze ed invarianti per le scelte strategiche dei territori. Chiedo certezze ai tempi della burocrazia, per facilitare gli investimenti delle imprese.

Propongo che le Camere di Commercio diventino sempre di più, gli HUB della conoscenza territoriale, che facilino la circolarità delle informazioni e gli impatti sui territori, anticipando i tempi degli scenari economici e delle nuove opportunità, per le associazioni e per le imprese.

Anche il sistema camerale, nelle sue articolazioni (Unioncamere Camere di commercio, Unioni regionali, organismi strumentali e Camere italiane all’estero) può e deve essere più coinvolto nella realizzazione del PNRR. Lo stabilisce il DL Recovery (Decreto legge 152/2021) che le Camere di commercio e gli enti ad esse collegate possono dare il proprio contributo alle amministrazioni centrali, alle Regioni e agli enti locali, titolari dei programmi del PNRR, per l’attuazione dei progetti attraverso la propria rete territoriale.

Ebbene questa intuizione legislativa e governativa, ad oggi posso dire che non è stata ancora sperimentata adeguatamente, è una formula che può funzionare ma occorre rafforzare le dotazioni organiche specializzate, e propongo il finanziamento di assistenze tecniche specialistiche per incentivare la nascita di Compentence Center in materia di programmazione e gestione di risorse europee. 

 Guardo con attenzione il Protocollo d’Intesa siglato tra la Ragioneria generale dello Stato e Unioncamere. La collaborazione per l’attuazione del PNRR avrà particolare riguardo per le misure che coinvolgono il mondo imprenditoriale e si baserà su una serie di azioni per accompagnare le imprese alla partecipazione ai bandi e alle misure del Piano, attraverso attività di informazione, comunicazione, promozione ed orientamento; per realizzare iniziative di presentazione dei contenuti e delle opportunità del PNRR e delle sue modalità di attuazione, monitoraggio, rendicontazione e controllo.

Suggerisco di ampliarlo subito anche per i Piani Operativi Regionali 2021-2027. Occorre ispirarsi a modelli organizzativi, adottati anche in altre Regioni Europee, per coinvolgere per esempio i ruoli di acceleratori ed incubatori di impresa, per facilitare lo scambio di esperienze che hanno incentivato le imprese all’accesso alle risorse dei Piani Operativi 2021 2027, per esempio della Regione Puglia, che in questi giorni la Commissione Europea ha approvato per 5,5 miliardi di euro.

 Son convinto che per la crescita delle imprese siano importanti le risorse straordinarie, ma talvolta lo sono ancor di più le partnership con i capitali privati. Per esempio, i Fondi di Investimento di Cassa Depositi e Prestiti, Simest e non solo, innervano le componenti aziendali di nuove competenze, stimoli e nuovi traguardi, rafforzando le capacità del management sugli investimenti sostenibili, nella transizione digitale ed ecologica.

La Camera di Commercio di Lecce ha avviato in questi mesi un piano strategico con gli attori istituzionali ed economici del territorio, per innescare un processo di generazione di valore multistakeholders. Per fare ciò, dovrà attuarsi un metodo di lavoro nuovo, che consenta di mettere a sistema, un modello di governance condiviso e partecipato, capace di guidare il cambiamento per il contesto del capoluogo e della provincia.

In tale ottica, il sistema camerale, in collaborazione con le associazioni imprenditoriali, può supportare le PMI per identificare e cogliere le opportunità del PNRR e dei Piani Operativi 2021-2027, assisterle per programmare il business ed accompagnarle alla partecipazione ai bandi e alle misure del Piano, svolgendo attività di informazione, comunicazione, supporto, promozione ed orientamento.

Aspettiamo di conoscere e valutare tutte le misure adottate a livello governativo per sterilizzare l’aumento dei costi energetici e fornire respiro alle imprese, in questo particolare momento. Noi siamo stati la prima Camera di Commercio in Italia ad aver messo a disposizione quello che potevamo per venire incontro ai maggiori costi delle bollette energetiche.

Nel supporto alla transizione green, che si esplica in parallelo con quella digitale, è opportuno prevedere nella rete camerale dei Punti Energy Management (P.E.M.) che possano aiutare le Pmi ad efficientare l’utilizzo delle risorse energetiche e a sfruttare le diverse agevolazioni predisposte dal Governo.

Le Camere di commercio possono essere quelle agenzie territoriali, quei centri di competenza, quella rete di supporto attivo alle imprese, che l’attuazione del PNRR e dei PO 2021-2027 richiedono, in un modello di sussidiarietà più prossima ai territori.

Sulla scia di quanto annunciato dalla Presidente Von der Leyen nel suo discorso sullo stato dell’Unione 2022, la Commissione ha adottato, recentemente una proposta per proclamare il 2023 Anno europeo delle competenze. L’obiettivo è quello di contribuire alla crescita sostenibile, accrescere l’innovazione e migliorare la competitività delle imprese consentendo l’acquisizione di tutte le competenze abilitanti necessarie per affrontare i cambiamenti del mercato del lavoro, a cominciare da quelle digitali.

Non facciamoci trovare impreparati, lavoriamo per tempo sulle “condizioni abilitanti” di sistema per la politica di coesione 2021-2027.

Credo che il solo metodo fattivo che funzioni sia quello di costruire insieme un metodologia di lavoro basato sulla cooperazione interistituzionale, che disegni dal basso le nuove politiche territoriali, fondato sulla reale e leale cooperazione. Allora saremo pronti ad attuare delle vere e proprie deleghe mirate a svolgere le “Funzioni di Organismo Intermedio”, con delle “competenze abilitanti” per potenziare la cosiddetta “messa a terra” delle risorse pubbliche e degli investimenti privati.

 Abbiamo avviato in questi mesi uno studio per proiettare la Camera di Commercio di Lecce, quale prototipo della Rete Camerale per proporre un modello di “Acceleratore Interistituzionale nel Mezzogiorno e nel Mediterraneo”, che sia focalizzato sulla facilitazione degli impatti territoriali, in grado di gestire opportunità dirette e risorse «straordinarie» ed abbiamo tracciato con l’ascolto delle associazioni i nostri valori abilitanti da perseguire.

Questo è il cantiere di lavoro delle Camere di Commercio 4.0 al fianco dell’Impresa 4.0, ma per poterlo realizzare c’è bisogno di ciascuno di voi in maniera convinta, io ci credo!

Dopo i saluti iniziali del Presidente della Camera di Commercio MARIO VADRUCCI

Intervento del Segretario generale della camera di commercio di Lecce – Francesco De Giorgio.

Gli anni delle riforme: un complesso percorso evolutivo

Mi associo ai Saluti del Presidente Vadrucci a tutte le Autorità presenti in sala che ringrazio per essere qui a partecipare a questo evento celebrativo della Camera di commercio di Lecce e rinnovo il benvenuto a tutti coloro che sono arrivati nel Salento per questa occasione così come a tutti coloro che invece lo vivono quotidianamente, come attori (e fruitori) di questa splendida porzione di territorio del nostro paese.

Un saluto e ringraziamento particolare a tutte le Autorità in sala e a quelle collegate e che si collegheranno, a cominciare dal

– Ministro degli Affari Europei, del Sud, delle Politiche di Coesione e del PNRR Raffaele Fitto,

– al Presidente nazionale di Unioncamere, Andrea Prete,

– al Segretario Generale di Unioncamere, Giuseppe Tripoli e le altre illustri Autorità che porteranno il loro saluto ed intervento.

A tutti i Sindaci che hanno accolto l’invito della Camera di Commercio, in rappresentanza delle Istituzioni comunali con cui da anni si lavora quotidianamente (il SUAP lo testimonia e funziona nel Salento grazie a questo ).

E’ un onore vedere così tante Autorità in rappresentanza delle istituzioni qui raccolte per questa giornata dedicata ai 160 anni della Camera di commercio di Lecce, dal 1862 a sostegno delle imprese… Ma anche, come avete sentito dal video andato in onda poco fa, delle professioni e di tutti gli operatori economici DEL TERRITORIO.

Stesso messaggio già utilizzato in occasione dei 150 anni dell’ Ente. Uuna rotta che non cambia, nonostante le tante difficoltà e qualche tempo avverso.

E siamo ancora qua … Mi viene da dire facendo fatica a nascondere una certa emozione che  – sono certo –  provo oggi non da solo, ma che condivido con la struttura e con la governance.

Confesso che anche io (da inguaribile ottimista) non ero certo che la Camera ci sarebbe arrivata…. Ricordo che i revisori avevano attestato che, se non fosse accaduto qualcosa, non saremmo andati oltre il 2018.

Ed invece, insieme, stiamo sopravvivendo al taglio delle risorse portato dall’ultima riforma ed anche alle pandemia; è segno che il tessuto imprenditoriale di questo territorio, anche grazie al costante SOSTEGNO dell’Ente camerale, è caratterizzato da una spiccata dinamicità che diventa volano della longevità di tante realtà produttive, alcune delle quali hanno superato, come la Camera di Commercio, un secolo di storia.

In questo breve intervento, prima di lasciare la parola al dottor Giuseppe Tripoli (Segretario generale di Unioncamere che ringrazio sentitamente per la presenza), avrò l’arduo compito di condurvi in un brevissimo viaggio tra le riforme che hanno determinato il lungo e complesso percorso evolutivo della Camera di commercio di Lecce e degli enti camerali, istituzioni volute proprio dalle imprese ancora prima che dallo Stato unitario e che il primo Parlamento ha individuato come protagoniste a fianco ed a sostegno delle imprese nella costruzione dell’Unità d’Italia.

Riforme che si sono intrecciate con la storia del nostro paese.

L’unica certezza che abbiamo è quella che occorre ripartire dalla storia per vivere più consapevoli nel presente e provare ad avere una visione per il futuro, anche per il futuro sistema camerale. (ripercorrendo la storia anche le più recenti difficoltà diventano momenti di passaggio…)

Contrariamente a quello che si possa pensare, ancor prima del 1862, le primordiali Camere di commercio nacquero in corrispondenza con la crisi del sistema corporativo e la connessa soppressione degli organismi corporativi. Le nuove istituzioni non furono soltanto gli organi tutori degli interessi dei mercanti e dei commercianti, ma veri e propri organi propulsori dell’attività economica nei territori.

Travolte in un primo momento dall’avvio rivoluzione francese, riuscirono a risorgere proprio per volontà dello stesso Napoleone, secondo un modello che poi fu esteso in tutti i territori italiani.

Seguirono periodi di profonde incertezze sul ruolo e la natura delle Camere di commercio, con innumerevoli disposizioni che si susseguirono e ne determinarono nuovi assetti. Una tappa fondamentale fu la nascita nel 1850 dell’Anagrafe delle ditte, un lontano antenato del gioiello di tecnologia ed efficienza che oggi conosciamo come “registro delle imprese”.

In pochi sanno che l’attività legislativa statale ha avuto inizio proprio con gli enti camerali, tanto è vero che il 21 febbraio 1861, a 3 giorni dall’apertura del primo Parlamento italiano, fu presentato un progetto di legge proprio sulle Camere di commercio e industria.

Le Camere di commercio ed arti furono poi definitivamente istituite dalla legge n.680 del 1862, che restò in vigore per quasi un cinquantennio e che oggi annoveriamo come momento della nascita formale di queste istituzioni. In attuazione di quella norma, con Regio decreto n.929 del 16 ottobre 1862 venne istituita a Lecce la Camera di commercio ed arti che fu definitivamente inaugurata di lì a qualche giorno…. ed ecco spiegato il perché dei 160 anni!

Le ragioni del trattamento preferenziale usato dal nuovo Stato unitario alle Camere di commercio traevano origine proprio dalle modalità stesse di unificazione e dei correlati fattori di criticità, in quanto l’organizzazione di un’estesa rete di rappresentanza degli interessi economici si riteneva avrebbe consentito con una maggiore fertilità l’insediamento dello stato nazionale e del disegno liberale che lo animava.

La norma attribuì tra l’altro specifiche funzioni ai nuovi enti camerali: formulare proposte per lo sviluppo dei traffici, delle arti e delle manifatture, redigere relazioni annuali a carattere statistico-economico, compilare i ruoli dei periti per le materie commerciali, amministrare le borse di commercio ed esercitare speciali controlli sulle attività di agenti di cambio, mediatori e sensali.

Nei primi anni del XX secolo si moltiplicarono le richieste di riforma avanzate con insistenza dalle stesse Camere e filtrate dall’Unione nazionale delle Camere di Commercio, l’associazione delle Camere italiane nata allo scopo di rafforzare la coesione del sistema camerale e candidarlo a fulcro di una regolazione del mercato dotata di respiro nazionale.

Con la riforma del 1910, che le ridefinì “Camere di commercio e industria” si ricollegarono gli scopi camerali al “territorio” (attraverso i distretti) oltre al riconoscimento di quelle funzioni di “interesse generale” per il sistema delle imprese che conserviamo ancora ad oggi. Si iniziò a distinguere tra funzioni ausiliarie, attribuzioni statali e funzioni sul (e per il) territorio.

L’Italia attraversò poi la prima guerra mondiale e le Camere di commercio furono oggetto di una nuovo ordinamento ad opera del r.d.l. 750 del 1924 che le qualificò in maniera esplicita “enti pubblici” .

In Terra d’Otranto, l’evoluzione della vita politica e sociale portò all’istituzione della nuova provincia jonica – 12 settembre 1923 – e un anno dopo – ottobre 1924 – alla nascita della Camera di Commercio dello Jonio con sede a Taranto.

Durante il fascismo, nel progetto di trasformare dall’interno le strutture dello Stato liberale, venne modificata radicalmente la struttura delle Camere di Commercio. Nacquero così, nel 1926, i Consigli provinciali dell’economia in linea con l’accorpamento dei Ministeri dell’agricoltura, del lavoro e dell’industria e commercio nel Ministero dell’economia nazionale.

Nel frattempo l’istituzione della provincia di Brindisi, avvenuta nel gennaio 1927, e il successivo funzionamento autonomo del Consiglio provinciale dell’economia di Brindisi, avvenuto nel novembre dello stesso anno, avevano circoscritto la competenza del Consiglio provinciale di Lecce alla sola provincia.

E così nel periodo successivo della storia del nostro paese, le Camere, nate come garanzia di libertà, contro l’antico ordine corporativo, attenuarono la propria origine liberale (per l’avvento di un nuovo sistema corporativo) e vennero classificate come “anacronistici doppioni delle associazioni” degli industriali e dei commercianti.

L’arrivo del fascismo portò la soppressione (1926) delle Camere di commercio e l’istituzione dei “Consigli provinciali dell’economia” a cui poi si aggiunsero anche gli “Uffici provinciali dell’economia” posti alle dirette dipendenze del Ministero.

Dopo diversi ulteriori passaggi, si giunse nel 1934 ad un T.U., che rappresentava una sintesi dell’esperienza corporativa. Un’istituzione diversa dalle sue origini (non di raccordo tra centro e periferie) ma sostanzialmente organo di un’amministrazione centrale che operava a livello locale.

Nell’Italia liberata, il decreto luogotenenziale 21 settembre 1944 n. 315 ricostituì, al posto dei Consigli, le Camere di commercio, industria e agricoltura con un modello misto di funzioni (pubbliche e di rappresentanza degli interessi economici).

Arriverà così un nuovo periodo di progressivo indebolimento, accompagnato dalla crescita delle associazioni sindacali di categoria, che progressivamente furono coinvolte nel processo di nomina degli organi camerali. Nel 1951 entrarono a far parte delle giunte anche i rappresentanti degli artigiani e dei coltivatori diretti e nel 1956 quelli della categoria marittima ma occorrerà attendere il 1966 per un nuovo mutamento anche nella attuale denominazione degli enti camerali (quella che ancora oggi conserviamo come “Camere di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura”).

Inizieranno, subito dopo, con la nascita delle Regioni, nuovi travagli e difficili rapporti di collaborazione per le interferenze con gli ordinamenti regionali e l’esercizio delle funzioni, fino ad arrivare all’ennesima nuova ipotesi di soppressione degli enti camerali.

Il D.P.R. 616/77 affrontò solo parzialmente il nuovo problema, preannunciando una legge di riforma che arriverà poi solo nel 1993. Nel frattempo, le Camere di commercio – sempre più consapevoli del loro ruolo – si erano opposte tenacemente a tutti i tentativi di soppressione e smembramento, avviando un processo di “autoriforma” sotto impulso della loro Unione nazionale.

La novità della legge 580 era rappresentata dalla centralità che veniva assegnata alla regolazione del mercato sulla quale si incardinavano funzioni e competenze importanti, quali l’arbitrato, la contrattualistica, il riconoscimento di un interesse istituzionale proprio alla difesa dell’economia e soprattutto l’attuazione del registro delle imprese, a 50 anni dalla previsione del codice del 1942. La riforma, inoltre, introduceva la figura del consumatore quale attore economico insieme a tutti gli altri operatori del mercato.

A sostegno dei nuovi compiti che le Camere dovevano assumere in relazione allo sviluppo del mercato, la riforma del ‘93 introduce un principio di autonomia (ente pubblico autonomo) che rafforza la capacità progettuale e le scelte d’indirizzo dell’ente.

Più recentemente, una nuova fase storica per la P.A. e per le Camere di commercio si è aperta con la Legge 59 del 1997 e il successivo d. lgs. 112/98, in materia di decentramento amministrativo per lo sviluppo economico che ci ha condotto fino agli ultimi anni.

Una nuova riforma, a circa 16 anni dalla Legge 580, è intervenuta per effetto del d.lgs 23 del 2010, trasformando le attività delle Camere in competenze e rafforzando le stesse su tre linee di lavoro: internazionalizzazione e promozione all’estero delle nostre aziende in armonia con le strategie del governo, promozione dell’innovazione e del trasferimento tecnologico, semplificazione delle attività attraverso la telematica. La riforma del 2010 eleva il profilo istituzionale del sistema camerale, stabilendo che le attività sono esercitate sulla base del principio della sussidiarietà (in collegamento all’art. 118 della Costituzione) e definisce il concetto di “sistema camerale” del quale fanno parte le Camere di Commercio, le Unioni regionali, l’Unioncamere nazionale, le strutture di sistema e le Camere di Commercio italiane all’estero. Viene inserita, inoltre, la rappresentanza dei professionisti nei consigli camerali e vengono semplificate le modalità di composizione degli organi.

E mentre – coerentemente con il suo percorso storico – il sistema camerale programmava la sua nuova autoriforma, nel 2014 nasceva su impulso del governo una nuova riflessione sulla sopravvivenza enti camerali che culminerà – dopo alcuni momenti di grande incertezza e un iter alquanto travagliato – con la riforma approvata per effetto del D.Lgs. 219/2016, in attuazione dell’art.10 della Legge n.124/2015 (meglio conosciuta come “Legge Madia”), anticipata irrazionalmente da un drastico taglio di risorse pari al 50% del tributo camerale a carico delle imprese:

si apre un nuovo scenario di difficoltà e si producono in sintesi alcuni effetti

  • una riduzione circoscrizioni (60 su 105) territoriali di riferimento, ancora ad oggi in via di completamento con accorpamenti obbligatori;
  • una riduzione dei rappresentanti negli organi;
  • una taglio delle strutture e quantitativamente minori persone a regime;
  • minori, sebbene più specialistiche, funzioni connesse alle ridotte risorse a disposizione.

Ora, dopo l’ennesima riforma per le Camere di commercio si rende necessario avviare ulteriori attività per contribuire alla trasformazione (non solo digitale e green) di questo Paese, del suo tessuto imprenditoriale e dei rapporti tra imprese e P.A.

Per riuscirci, prendendo spunto proprio dalla storia, disegnando una nuova vision, occorre provare a mettere in campo una nuova strategia di (e per il) sistema, adottare nuovi modelli organizzativi,  nuovi strumenti di lavoro, riqualificare le professionalità.

Le Camere di commercio hanno dimostrato negli anni – anche quelli più bui – di saper e poter “reagire” alle dinamiche normative e di contesto, e persino nel vuoto normativo hanno recuperato speso al proprio interno la vitalità grazie ad una “visione” futurista, a strategie vincenti per la creazione di “nuovi servizi” di supporto alle imprese che poi sono stati riconosciuti come “funzioni” a livello normativo. Anche durante le fasi più acute della “pandemia” le Camere hanno retto l’impatto dell’onda d’urto legata alle nuove forme di lavoro e all’uso intensivo della tecnologia, risultando tra gli enti più efficienti in termini di servizio di prossimità per le imprese.

Pubblicità legale, trasparenza del mercato, Punto unico di accesso, Semplificazione, Tutela del consumatore, Competitività delle imprese, Valorizzazione del patrimonio culturale, Promozione del turismo, Ambiente, Orientamento al lavoro, Digitalizzazione delle PMI, Qualificazione aziendale e da ultimo Composizione negoziata delle crisi… sono solo alcuni dei temi principali della loro azione (della nostra mission), per la quale intendiamo recuperare nuova vitalità e risorse proporzionate ad obiettivi sfidanti.

Le Camere di commercio possono fare di più nell’interesse del paese per semplificare e assistere gli imprenditori nei rapporti con la P.A. e con il mercato, possono davvero rappresentare un “pronto soccorso” per le imprese nei territori.

Il nostro Paese, in questi mesi, sta vivendo passaggi cruciali che ci pongono di fronte ad un carico di sfide strategiche, sostenute da grandi aspettative di cambiamento. Occorre fare tesoro dell’eredità che ci perviene dal nostro passato ed utilizzarla come materia prima per la costruzione del nostro futuro, cementandola con la voglia di vincere le sfide poste dal mercato e realizzando un grande piano che, congiuntamente alla realizzazione del PNRR, possa intervenire a colmare i “divari”.

… continuando ad esser un sistema a rete di strutture sul territorio, oltre che di persone e di professionalità.

Basta con i “divieti”, occorre rilanciare una crescita proporzionata di funzioni, accompagnata da adeguate risorse, per realizzare i nuovi obiettivi (per quanto più specialistici o focalizzati) con un target prioritario e prevalente: l’IMPRESA, gli IMPRENDITORI (o aspiranti tali) e il MERCATO.

La Camera di Commercio di Lecce ha accompagnato l’economia salentina per oltre un secolo e mezzo e intende continuare ad accompagnare e sostenere il mercato e suoi attori economici e sociali nel futuro, profondendo la sua attività affinché tale mercato sia sempre più trasparente, affidabile e competitivo.

Auguri alla Camera di commercio di Lecce, auguri a tutto il Consiglio camerale, a Lei Presidente Vadrucci, a tutto il personale, passato e presente, e, in particolare, ai miei più stretti collaboratori che intendo ringraziare per questo prestigioso traguardo raggiunto!

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