Video al vetriolo su TikTok contro il liceo “Virgilio”

di Davide Tommasi

Il “Virgilio” querela per diffamazione

LECCE – Un video pubblicato su TikTok ha scatenato una vera e propria polemica all’interno del Liceo Classico Linguistico Scientifico e delle Scienze Applicate “Virgilio”, uno degli istituti superiori più noti e frequentati del capoluogo salentino. Protagonista della vicenda è un ragazzo di 17 anni, che nel filmato lancia accuse pesanti nei confronti della scuola, del corpo docente e, in particolare, di una docente di chimica, sostenendo favoritismi e presunte manipolazioni dei voti.

Il video, pubblicato l’8 settembre 2025 e rimosso poco dopo, è finito rapidamente sotto la lente della Procura minorile di Lecce. L’episodio ha portato alla denuncia dello studente per diffamazione aggravata a mezzo internet, mentre il giovane ha nel frattempo cambiato istituto, trasferendosi altrove per proseguire il percorso scolastico.

Le accuse dello studente

Nel filmato il ragazzo racconta di aver deciso di lasciare il liceo “Virgilio” dopo aver subito presunti comportamenti scorretti da parte di una docente di chimica. Pur senza nominarla direttamente, sostiene che la professoressa avrebbe modificato alcuni voti nel registro elettronico, abbassando la sua media finale sotto la soglia del 5. Una situazione che, secondo il giovane, lo avrebbe costretto a un’estate di recupero, rinunciando alle vacanze e agli altri svaghi tipici della sua età.

Le accuse non si limitano alla sua esperienza personale. Lo studente afferma che pratiche simili, secondo lui diffuse all’interno della scuola, non sono solo ingiuste ma possono avere conseguenze molto gravi sui ragazzi, arrivando a citare episodi estremi come suicidi legati a pressioni scolastiche o stress legati alle valutazioni. Nel video, inoltre, vengono riportate frasi come: “Vanno a simpatia (o chi paga meglio a volte)”, insinuando presunti favoritismi e scorrettezze tra i docenti.

La reazione dell’istituto

La diffusione del filmato ha scatenato una reazione immediata da parte della scuola. Il dirigente scolastico e la docente indicata nel video hanno presentato due querele distinte, sottolineando come le accuse abbiano raggiunto migliaia di utenti e potenzialmente leso in modo significativo l’immagine dell’istituto e la reputazione dei docenti.

Il caso ha sollevato non solo questioni legali, ma anche dibattiti tra studenti, famiglie e insegnanti sull’uso dei social e sui limiti della critica online, mostrando quanto velocemente una vicenda privata possa diventare pubblica e avere conseguenze giudiziarie.

Il percorso giudiziario

Il caso è ora affidato alla magistratura minorile, che dovrà valutare le accuse mosse nei confronti del ragazzo. L’udienza preliminare è già stata fissata a breve e rappresenterà il primo momento formale del procedimento. L’avvocato dello studente, Daniele Scala, potrebbe presentare richiesta di perdono giudiziario, strumento previsto dall’ordinamento per i minori nei casi in cui i fatti siano ritenuti episodici e il giovane abbia dimostrato di aver compreso appieno la gravità delle proprie azioni. In tal modo, il giudice potrà valutare se optare per una misura più favorevole rispetto a un eventuale processo ordinario, bilanciando il diritto alla difesa con la tutela della reputazione delle persone coinvolte.

L’ombra dei social

La vicenda porta nuovamente al centro il tema dell’uso dei social network da parte degli adolescenti. Se da un lato piattaforme come TikTok offrono uno spazio di espressione, dall’altro la diffusione di accuse circostanziate può comportare conseguenze legali immediate. Sfoghi o commenti pubblicati online possono quindi trasformarsi rapidamente in casi di diffamazione, con implicazioni penali per chi li produce.

Ora toccherà alla magistratura minorile stabilire se le affermazioni del giovane costituiscano una protesta personale eccessiva o un vero e proprio reato di diffamazione, con effetti sulla sua posizione giudiziaria e sulla reputazione dell’istituto. La vicenda, nel frattempo, continua a far discutere studenti, insegnanti e famiglie, sollevando interrogativi sul confine tra libertà di espressione e responsabilità online.

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