Invalidità civile

Dal 1° marzo 2026 parte una nuova fase della riforma sull’accertamento dell’invalidità civile in 40 province italiane.

Cambiano le regole, cambia la procedura e cambia soprattutto il ruolo del certificato medico, che diventa il vero punto di partenza di tutto l’iter.

Non si tratta solo di una modifica tecnica: chi presenta domanda dovrà prestare molta più attenzione alla fase iniziale, perché un errore o un certificato incompleto possono influire sull’esito finale.

Invalidità civile, cosa cambia dal 1° marzo 2026 con la nuova riforma

La riforma introdotta dal decreto legislativo n. 62/2024 ridisegna l’intero sistema di accertamento. Nelle province coinvolte nella sperimentazione, l’INPS diventa l’unico soggetto responsabile della valutazione.

La novità più importante dunque è questa: non esiste più il doppio passaggio certificato medico + domanda amministrativa. Sarà infatti il certificato medico introduttivo telematico ad avviare direttamente la procedura.

Una volta inviato, il sistema genera un numero di protocollo e la pratica è ufficialmente aperta. Da quel momento l’INPS potrà convocare a visita l’interessato. Una semplificazione apparente, che però rende decisiva la fase iniziale.

Il certificato medico introduttivo: perché è la parte più importante

Il certificato non è più un semplice documento preliminare. È il fulcro dell’intero procedimento, e se compilato in modo superficiale o generico, può incidere negativamente sulla valutazione finale.

È importante sapere quindi che non può essere redatto dal cittadino, ma solo da:

Cosa deve contenere il certificato per evitare problemi

Per essere efficace, il certificato deve essere dettagliato e completo. In particolare deve indicare:

  • diagnosi precisa e documentata;

  • descrizione delle menomazioni;

  • limitazioni funzionali concrete;

  • eventuali patologie oncologiche o condizioni gravi;

  • richiesta specifica (prima domanda, aggravamento o revisione);

  • eventuale necessità di visita domiciliare;

  • documentazione sanitaria allegata.

Con la riforma cambia anche l’approccio: non basta indicare la malattia. Il medico deve spiegare come quella patologia incide sulla vita quotidiana, sull’autonomia personale, sulle capacità relazionali e lavorative. Più il quadro è chiaro e documentato, più la commissione potrà valutare correttamente la situazione.

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