Referendum, interviene il sindaco Poli Bortone
Richiesta di indizione di referendum, interviene il sindaco di Lecce, Adriana Poli Bortone.
È ormai evidente come la sinistra locale, così come quella nazionale, manifesti una persistente difficoltà nel rapporto con le regole. L’ostinazione nel non ricondurre il Regolamento sul referendum abrogativo nell’alveo della piena legittimità è un segnale chiaro. Ricordo semplicemente che il referendum abrogativo e consultivo è stato introdotto da me, con la mia maggioranza, nella prima Amministrazione dei primi anni Duemila. La precedente amministrazione di Carlo Salvemini invece, non ha attuato alcuna reale forma di partecipazione; anzi, ha proceduto all’abbassamento del quorum, scelta che rivela più di ogni altra cosa l’incertezza sui risultati, ben lontana dall’obiettivo di incentivare la partecipazione degli aventi diritto.
Non mi affido, come sostenuto dal consigliere Salvemini, all’intelligenza artificiale; mi affido invece all’intelligenza e alla professionalità unanimemente riconosciute, in città e oltre, dei tre componenti della Commissione – il professor Vincenzo Tondi della Mura, l’avvocato e senatore Giovanni Pellegrino, il segretario comunale, avvocato Giacomo Mazzeo – che si sono limitati a segnalare al Consiglio comunale un errore da correggere, affinché il regolamento sia conforme allo Statuto. Non è un’operazione complessa, se davvero la si vuole fare. Evidentemente, però, si preferisce “buttarla in caciara” piuttosto che rispettare le regole. La situazione è chiara: noi non abbiamo alcuna paura dei referendum, che abbiamo voluto noi del centrodestra, senza modificare le regole per convenienza. Non temiamo né i referendum né i loro esiti, positivi o negativi che siano, perché sappiamo accettare le regole della democrazia. Richiamare tutti al rispetto della legalità è quindi del tutto normale. Se poi qualcuno insiste nel voler sottoporre a referendum persino le determine, come annunciato dal consigliere Salvemini, lo faremo: considerata la mole di determine del periodo 2017-2024, i referendum non mancherebbero. Tutto è da verificare.
Siamo stati noi a promuovere partecipazione e informazione, convocando il Consiglio comunale monotematico del 7 ottobre scorso per illustrare un progetto che consiste, semplicemente, in una richiesta di possibile finanziamento. Se però il Partito democratico e i civici dell'area di sinistra preferiscono che la città rinunci a 118 milioni di euro – risorse destinate a soli 7 chilometri aggiuntivi di filobus, a due grandi parcheggi di interscambio, a una sede comunale per Sgm, a un’officina e a numerosi servizi per il trasporto pubblico – allora se ne assumano apertamente la responsabilità e dicano ai leccesi: “Noi vogliamo rinunciare a tutto questo”.
Qualora si arrivasse a celebrare un referendum su una semplice richiesta di finanziamento e tale richiesta venisse respinta dal Ministero, il Pd e i suoi alleati dovrebbero assumersi anche la responsabilità di un possibile danno erariale, che ricadrebbe su tutti i consiglieri comunali. Le cose vanno dette per intero e con chiarezza. Ai cittadini non si possono mistificare le domande: il quesito referendario deve essere formulato in modo chiaro, specificando esattamente l’oggetto della consultazione. Non è consentito ingannare la volontà popolare. È quindi necessario parlare finalmente con trasparenza, perché di fronte a mistificazioni e a forme di protagonismo del tutto ingiustificate, anche la correttezza istituzionale rischia di essere messa a dura prova.