Taranto si accende con la musica popolare: una serata tra tradizione, Mediterraneo e futuro
di Davide Tommasi
Taranto si accende con la musica popolare: una serata tra tradizione, Mediterraneo e futuro
TARANTO — La musica popolare, la danza e il racconto del territorio hanno animato una lunga serata nel cuore di Taranto, nell’ambito degli eventi collaterali legati ai Giochi del Mediterraneo. Sul palco di “Virata – After the Game”, la città ha mostrato un volto fatto di cultura, tradizioni e contaminazioni mediterranee, trasformando la piazza in un luogo di incontro tra generazioni e comunità.
Ad aprire la serata è stato un video dedicato a Taranto, con immagini dall’alto del castello, del ponte girevole, dei due mari e degli scorci più rappresentativi della città. Un omaggio visivo che ha richiamato la storia, la bellezza e le ambizioni di una Taranto proiettata verso il futuro.
A condurre l’appuntamento è stato Maurizio Monaldo, presentatore Rai e tarantino d’origine. Nel corso della serata sono stati ricordati anche i professionisti e le realtà che hanno contribuito alla realizzazione dell’evento, tra cui Davide Salamino e la squadra tecnica di Ampli Sud.
Il progetto “Virata” è stato presentato come un contenitore dedicato alla promozione culturale e turistica della Puglia, con particolare attenzione alla musica, al patrimonio immateriale, all’inclusione e alla valorizzazione del territorio. Sul palco sono intervenute Sabrina Sicara, presidente di Apulia Face APS, e Gabriella Mazzola, rappresentante di Fermenta APS.
«Questa serata rappresenta perfettamente lo spirito di Virata e il lavoro che stiamo portando avanti con Apulia Face. Vogliamo raccontare Taranto e la Puglia attraverso la cultura, la musica, le tradizioni e soprattutto attraverso le persone. I Giochi del Mediterraneo ci offrono una grande occasione per mostrare una città viva, accogliente e capace di guardare al futuro senza dimenticare le proprie radici».
È quanto sottolinea Sabrina Sicara, presidente di Apulia Face APS, evidenziando il valore dell’iniziativa e il ruolo della cultura come strumento di promozione del territorio.
«Abbiamo scelto di dare spazio alla musica popolare e ai giovani perché crediamo che la tradizione non debba essere considerata qualcosa di fermo nel passato, ma una risorsa da trasmettere e reinterpretare. Questa piazza, con artisti arrivati dal Salento, dalla Campania e dalle altre sponde del Mediterraneo, dimostra quanto la cultura possa creare ponti e unire comunità diverse».
Un messaggio che si inserisce pienamente nel programma della serata, costruito proprio sull’incontro tra esperienze e tradizioni differenti.
«Il nostro auspicio è che questa energia non si esaurisca con i Giochi del Mediterraneo. Taranto ha bisogno di continuare a raccontarsi, di accogliere iniziative, visitatori e nuove opportunità. Noi vogliamo fare la nostra parte, costruendo occasioni di incontro e valorizzando tutto ciò che rende unico questo territorio», conclude Sicara.
Il filo conduttore della serata è stato soprattutto quello della musica popolare. Protagonisti iniziali sono stati giovani musicisti, tra cui Marco Ramundo, appena nove anni, impegnato con il tamburello e allievo di Giancarlo Paglialunga. Accanto a lui si sono esibiti altri giovani interpreti, in un programma che ha alternato pizzica, tarantella e repertori della tradizione meridionale.
Particolarmente sentito il momento dedicato alla pizzica di Stifani, presentata come una delle musiche legate alla tradizione del tarantismo. Dal palco è arrivato anche un messaggio rivolto ai giovani e alla città: la speranza che Taranto possa offrire sempre più opportunità, evitando che nuove generazioni siano costrette a lasciare il territorio per studiare o lavorare.
«La musica è bella tutta, unisce», è stato uno dei concetti emersi durante la serata. Un messaggio che ha trovato concretezza nell’alternarsi di artisti provenienti da diverse aree del Mezzogiorno e del Mediterraneo.
Uno dei momenti più significativi è stato il progetto musicale guidato da Giancarlo Paglialunga, costruito come un viaggio attraverso le sonorità del Mediterraneo. Dalla tradizione albanese ai repertori del Salento, passando per Campania e Calabria, il palco ha raccontato un Sud capace di riconoscersi nelle proprie differenze.
La presenza della musica albanese ha rafforzato il legame storico e culturale tra il Salento e l’altra sponda dell’Adriatico. Canti, tamburi e strumenti tradizionali hanno trasformato la piazza in uno spazio di condivisione, sottolineando quanto il Mediterraneo possa essere letto anche attraverso la musica e le contaminazioni culturali.
La seconda parte dello spettacolo ha portato a Taranto la tradizione campana. Sul palco si sono alternati Nino Conte alla fisarmonica, Luigi Matrone ai tamburi, Marianna Ricciardi e Biagio De Prisco, tra voce, danza e strumenti della tradizione. Il pubblico è stato coinvolto direttamente, fino a formare un grande cerchio sulle note della Montemaranese, la celebre tarantella del Carnevale di Montemarano.
Non sono mancati i canti di lavoro, le tammurriate e gli stornelli, in un repertorio che ha recuperato parole, ritmi e melodie tramandati nel tempo. La distanza geografica tra Salento e Campania è così sembrata annullarsi davanti a una piazza che cantava e ballava insieme agli artisti.
Il momento più partecipato è arrivato quando musicisti salentini e campani hanno condiviso il palco per una tarantella comune. Una collaborazione festosa che ha sintetizzato il senso della manifestazione: utilizzare la cultura popolare come strumento di incontro.
Nel corso della serata è stato più volte richiamato anche il tema del futuro di Taranto. I Giochi del Mediterraneo rappresentano un’occasione per mostrare una città diversa, più viva e capace di accogliere. Ma, come sottolineato dal palco, l’auspicio è che l’attenzione sulla città non si esaurisca con la conclusione delle manifestazioni sportive.
«Ci auguriamo che dopo i Giochi del Mediterraneo si pensi anche alle tante cose da risolvere», è stato il messaggio espresso durante la serata. Una riflessione che accompagna l’entusiasmo per gli eventi con la consapevolezza delle difficoltà ancora presenti.
“Virata – After the Game” guarda proprio a questo: non soltanto all’intrattenimento, ma alla possibilità di raccontare Taranto attraverso cultura, turismo, musica e partecipazione. Un percorso che, nelle intenzioni degli organizzatori, proseguirà anche nei giorni successivi con nuovi appuntamenti, laboratori e concerti.
La serata si è chiusa tra applausi, musica e una grande ronda tradizionale. Il pubblico è rimasto protagonista fino alla fine, mentre dal palco è arrivato l’invito a continuare a vivere la città anche dopo gli appuntamenti ufficiali dei Giochi.
Per una sera, dunque, Taranto ha parlato con la propria voce: quella dei tamburi, delle pizziche, delle tarantelle e dei canti popolari. Una voce antica, ma tutt’altro che ferma, capace di attraversare generazioni e confini e di trasformare una piazza in un grande spazio mediterraneo.