Rifiuti in Puglia, Pef nel caos: conti a rischio e stangata Tari in arrivo

di Davide Tommasi

L’annullamento delle validazioni apre una frattura tra costi efficienti riconoscibili e limiti tariffari, con possibili effetti strutturali su Tari, contratti di servizio e finanza locale.

La partita dei Piani economico-finanziari (Pef) del servizio rifiuti in Puglia si sta trasformando in un caso emblematico di frizione tra regolazione nazionale, governance regionale e sostenibilità dei conti locali. Dopo la bocciatura da parte di Arera delle validazioni effettuate da Ager Puglia su 63 Comuni, il sistema si trova oggi in una zona grigia: aumenti tariffari congelati, ma squilibri economici tutt’altro che risolti.

Nel corso del tavolo tecnico, Francesco Causo, socio amministratore di Vitruvio Srl, ha parlato di «una criticità strutturale nell’applicazione dei parametri regolatori che rischia di produrre effetti distorsivi sia sul piano tariffario sia su quello finanziario». Secondo Causo, l’errata interpretazione del parametro ρ avrebbe generato «uno scollamento tra costi effettivi del servizio e limiti tariffari applicati, creando un’area di incertezza che oggi pesa sui bilanci comunali e sulla programmazione industriale dei gestori».

«Non si tratta – ha aggiunto – di un mero tecnicismo contabile. Quando il Pef non riflette correttamente i costi efficienti riconoscibili, si altera l’equilibrio economico-finanziario del contratto di servizio. Questo significa mettere a rischio la sostenibilità del sistema nel medio periodo, con possibili tensioni contrattuali e un inevitabile riflesso sulle tariffe future».

Nel corso dell’incontro è stato inoltre presentato Globo, nuovo quaderno tecnico nazionale dedicato all’ingegneria ambientale, pensato come strumento operativo per amministratori, tecnici e operatori del settore nella corretta applicazione dei criteri regolatori e nella costruzione di Pef coerenti con i principi di sostenibilità economica.

Il rischio concreto è duplice: da un lato un incremento della Tari stimato tra il 5% e il 10% nei prossimi esercizi; dall’altro un impatto strutturale sui bilanci comunali, con possibili tensioni di cassa e nuove situazioni di predissesto.

Il punto tecnico: uso improprio del parametro ρ

Il fulcro della contestazione riguarda l’applicazione del parametro ρ (rho), ossia il limite massimo di crescita annuale delle entrate tariffarie previsto dal Metodo Tariffario Rifiuti (MTR).

Secondo Arera, tale parametro sarebbe stato utilizzato per determinare il corrispettivo massimo riconoscibile ai gestori per gli anni 2024 e 2025. In realtà, ρ costituisce un vincolo alla variazione percentuale della tariffa rispetto all’anno precedente e non può comprimere il livello complessivo dei costi riconosciuti, qualora questi risultino giustificati da dinamiche esogene come inflazione energetica, aumento dei costi di trattamento e adeguamenti contrattuali Istat.

In termini tecnici, si sarebbe generato uno scollamento tra:

costi efficienti ammissibili;

limite alla crescita tariffaria;

copertura integrale del costo del servizio.

La conseguenza è una potenziale alterazione dell’equilibrio economico-finanziario dei contratti di servizio.

Congelamento delle tariffe: misura prudenziale, non soluzione

L’Autorità ha disposto l’annullamento delle validazioni e il congelamento degli incrementi per evitare effetti immediati sulle utenze. Tuttavia, il blocco tariffario rappresenta una misura cautelare, non una soluzione strutturale.

Se la Tari 2024 e 2025 non potrà superare i valori del 2023, eventuali maggiori importi riscossi dovranno essere oggetto di conguaglio nel 2026. Questo passaggio potrebbe tradursi in una significativa esposizione finanziaria per gli enti locali.

Il sindaco di Lecce, Adriana Poli Bortone, ha sollecitato «un’assunzione di responsabilità chiara da parte di Ager», sottolineando come «non sia accettabile che errori nell’applicazione dei criteri regolatori producano effetti così rilevanti sui Comuni e sui cittadini».

«La revisione dei Pef – ha dichiarato – deve avvenire in tempi certi e con la massima trasparenza. I Comuni non possono essere lasciati soli a gestire conguagli potenzialmente milionari e squilibri che rischiano di compromettere servizi essenziali».

Per il capoluogo salentino, già in una condizione finanziaria delicata, anche variazioni contenute su un Pef di circa 28 milioni di euro possono incidere sugli equilibri di parte corrente, con effetti su fondo crediti di dubbia esigibilità, accantonamenti e margini di manovra del bilancio armonizzato.

Gestori tutelati, Comuni esposti

Sul piano giuridico-contrattuale, l’avvocato Luigi Quinto ha chiarito che «la deliberazione di Arera non determina alcun danno diretto per i gestori, i quali mantengono il diritto a percepire il canone contrattuale secondo le previsioni convenzionali».

«Non vi è – ha precisato – alcun obbligo di restituzione a carico delle aziende. Le eventuali criticità economiche si concentrano sui Comuni, che potrebbero trovarsi a dover restituire agli utenti le somme eccedenti e contestualmente garantire la copertura integrale del servizio».

Secondo Quinto, il rischio è quello di «una pericolosa esposizione finanziaria per gli enti locali, soprattutto per quelli già sottoposti a piani di riequilibrio, con effetti che potrebbero estendersi su più esercizi».

Impatto macro-finanziario e rischio “effetto Puglia”

La decisione di Arera ha una portata che supera il perimetro regionale. Il principio secondo cui il parametro ρ non può comprimere il costo riconosciuto ai fini dell’equilibrio del servizio potrebbe diventare un riferimento interpretativo per l’intero comparto nazionale.

In Puglia, tuttavia, l’impatto è immediato. Se le istruttorie dei restanti Comuni dovessero essere impostate con criteri analoghi a quelli già censurati, il numero degli enti coinvolti potrebbe estendersi all’intero territorio regionale.

In termini economico-finanziari emergono tre criticità:

tensioni contrattuali con i gestori per mancata copertura dei costi;

incremento della pressione fiscale locale per recuperare gli squilibri;

stress sui conti pubblici comunali, con possibile ampliamento dei piani di riequilibrio pluriennale.

Un equilibrio da ricostruire

La gestione dei rifiuti urbani è un servizio pubblico essenziale ad alta intensità finanziaria, fondato sul principio di integrale copertura dei costi. Quando la regolazione viene applicata in modo formalmente corretto ma sostanzialmente distorsivo, l’equilibrio si spezza.

La crisi dei Pef pugliesi non è soltanto una questione tecnica: è la dimostrazione di quanto sia fragile il punto di equilibrio tra tutela dell’utenza, sostenibilità industriale e stabilità dei conti pubblici. Senza una revisione puntuale e condivisa delle validazioni, il rischio non è solo l’aumento della Tari, ma un progressivo deterioramento della tenuta finanziaria dei Comuni pugliesi.

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