Referendum giustizia: confronto tecnico a Lecce
di Davide Tommasi
Magistrati e avvocati a dialogo sull’equilibrio costituzionale della giurisdizione e sulle riforme in consultazione.
Inquadramento istituzionale e contesto costituzionale
Presso le Officine Cantelmo si è svolto, in data 13 febbraio 2026, un incontro di studio e approfondimento dedicato al referendum costituzionale in materia di giustizia, caratterizzato da un’impostazione rigorosamente tecnico-giuridica e da una qualificata partecipazione di magistrati, avvocati, accademici, operatori del diritto e cittadini.
L’iniziativa si è configurata quale sede di elaborazione pubblica su questioni che incidono direttamente sull’assetto costituzionale della funzione giurisdizionale, sul principio di separazione dei poteri e sull’equilibrio tra autonomia e responsabilità dell’ordine giudiziario. Il confronto ha inteso sottrarsi a letture semplificate, privilegiando un’analisi sistematica delle fonti e una valutazione delle ricadute ordinamentali delle modifiche prospettate.
Il parterre dei relatori e la pluralità delle giurisdizioni
Al tavolo dei relatori hanno preso parte quattro magistrati titolari di rilevanti responsabilità ordinamentali: il dott. Ettore Manca, Presidente della II Sezione del TAR di Lecce; il dott. Salvatore Cosentino, Sostituto Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Lecce; il dott. Edoardo D’Ambrosio, Presidente della Sezione Penale del Tribunale di Crotone; il dott. Massimiliano Carducci, Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Lecce.
La compresenza di esperienze maturate nell’ambito della giurisdizione amministrativa, requirente e giudicante ha consentito una disamina multilivello dei quesiti referendari, con particolare attenzione ai profili di coerenza sistemica tra disciplina costituzionale e normativa ordinaria, nonché agli effetti sull’unitarietà della funzione giurisdizionale.
I profili tecnico-ordinamentali oggetto di analisi
Il dibattito ha affrontato, con metodo comparativo e taglio sistematico, i principali nodi sottesi alla consultazione referendaria: la separazione delle funzioni tra magistratura requirente e giudicante; i criteri di valutazione della professionalità e i parametri di merito; la composizione e il sistema elettorale del Consiglio Superiore della Magistratura; i meccanismi di responsabilità disciplinare e le relative garanzie procedimentali.
L’analisi si è sviluppata attraverso un costante coordinamento tra i principi costituzionali — in particolare quelli relativi all’indipendenza e all’autonomia della magistratura — e la disciplina ordinaria vigente, evidenziando le possibili interferenze tra riforma organizzativa e tutela della terzietà del giudice. Ampio spazio è stato dedicato alla verifica della compatibilità delle proposte con il modello costituzionale di giurisdizione delineato dalla Carta, nonché alle implicazioni sul piano dell’effettività delle garanzie difensive e del giusto processo.
La moderazione e la conduzione tecnico-sistematica
L’incontro è stato moderato dall’avvocato Giulio Serafino, che ha assicurato una conduzione ordinata, imparziale e tecnicamente puntuale del confronto.
La gestione calibrata dei tempi, la capacità di raccordare i diversi contributi e di sollecitare approfondimenti mirati su questioni di stretta rilevanza ordinamentale hanno consentito di mantenere il dibattito entro coordinate scientifiche rigorose, favorendo un contraddittorio sostanziale e non meramente dialettico.
Metodo del confronto e qualità istituzionale
Il contraddittorio si è mantenuto su un piano di elevato rigore metodologico, fondato sull’esegesi delle fonti normative, sull’interpretazione sistematica e sulla valutazione delle implicazioni strutturali delle riforme prospettate. Le differenti posizioni emerse sono state argomentate attraverso categorie tecnico-giuridiche, evitando semplificazioni e polarizzazioni.
Pur nella diversità delle valutazioni, è emerso un comune richiamo al rispetto delle istituzioni e al valore della legalità costituzionale quale parametro imprescindibile di ogni intervento riformatore. Differenze di vedute, dunque, ma identico riconoscimento della centralità del ruolo della magistratura e dell’avvocatura nel presidio dei diritti fondamentali.
Il ruolo dell’avvocatura e la funzione sociale del difensore
Determinante il contributo della Camera Civile Salentina, promotrice dell’evento.
Il Presidente, avv. Salvatore Donadei, ha sottolineato come la promozione di un confronto tecnico su riforme incidenti sull’ossatura costituzionale della giurisdizione costituisca un dovere istituzionale dell’avvocatura. La funzione sociale dell’avvocato — è stato evidenziato — non si esaurisce nell’attività difensiva in senso stretto, ma si estende alla tutela dell’equilibrio del sistema-giustizia e alla salvaguardia delle garanzie costituzionali.
A ribadire il valore della sinergia tra associazioni e territorio è intervenuto l’avv. Cristian Sturdà, Presidente di Professione Italia, che ha richiamato l’esigenza di un’analisi tecnica rigorosa, libera da approcci ideologici, affinché il corpo elettorale possa formare un convincimento consapevole su temi che incidono direttamente sull’assetto delle garanzie e sulla protezione dei diritti fondamentali.
Il patrocinio istituzionale e la dimensione pubblica dell’iniziativa
Il patrocinio del Comune di Lecce, espressione della volontà istituzionale della senatrice Adriana Poli Bortone, Sindaco della città, ha ulteriormente confermato la rilevanza pubblica dell’incontro, collocandolo nell’alveo di una partecipazione civica consapevole e istituzionalmente riconosciuta.
Il confronto come presidio democratico
L’elevato livello tecnico degli interventi, unitamente alla partecipazione qualificata del pubblico, ha evidenziato la necessità di spazi di approfondimento strutturati e documentati sulle riforme della giustizia, specie quando esse incidono sui cardini costituzionali dell’ordinamento.
Il confronto autentico, quando fondato su metodo e competenza, non indebolisce il sistema democratico: lo consolida. La democrazia, infatti, si rafforza laddove il dissenso si esprime nel rispetto delle regole e le idee trovano sedi adeguate per misurarsi alla luce della Costituzione.