Crollo Arco dei Faraglioni di Sant’Andrea

di Davide Tommasi

Il Salento perde un simbolo naturale identitario

MELENDUGNO – 15 febbraio 2026 – Il maltempo che da giorni sferza la costa adriatica salentina ha lasciato un segno indelebile nel paesaggio: è crollato l’arco dei Faraglioni di Sant’Andrea, uno dei simboli naturali più iconici e riconoscibili del litorale salentino. La scoperta è avvenuta all’alba, quando i primi passanti, fotografi e residenti hanno notato con incredulità l’assenza dell’imponente arco roccioso che fino a ieri dominava la baia con la sua silhouette inconfondibile, spesso ritratta in cartoline, guide turistiche e social network.

Le forti piogge, accompagnate da vento intenso e mareggiate eccezionali, hanno compromesso in modo irreversibile la stabilità della struttura. Secondo le prime valutazioni degli esperti geologi e geomorfologi, le infiltrazioni d’acqua nelle fratture della roccia calcarea, unite al continuo impatto delle onde, hanno accelerato un processo di erosione naturale che si protraeva da anni. Si tratta di un fenomeno lento ma costante, aggravato negli ultimi tempi dall’aumento degli eventi meteorologici estremi, segno tangibile dei cambiamenti climatici che incidono sulle coste mediterranee.

L’arco dei Faraglioni non era soltanto un’attrazione turistica di grande richiamo per il territorio di Melendugno e per l’intera provincia di Lecce, ma rappresentava anche un elemento identitario della costa salentina. Il luogo era meta prediletta di escursionisti, appassionati di fotografia e amanti del mare, che qui trovavano uno degli scorci più suggestivi dell’Adriatico pugliese, con la luce del tramonto che illuminava le alte falesie calcaree e le acque cristalline della baia. La sua immagine, immortalata in migliaia di fotografie, ha contribuito a rendere Sant’Andrea una delle località più note del Salento.

Oggi, al posto dell’arco, restano detriti e un vuoto che muta radicalmente la percezione del paesaggio. Per molti residenti e turisti è una perdita che va oltre l’aspetto estetico: la scomparsa dell’arco segna la trasformazione di un simbolo naturale in un monito sulla fragilità dei territori costieri. Gli esperti ricordano che questo non è un episodio isolato. Le falesie della costa salentina sono soggette a un progressivo arretramento, dovuto all’erosione marina, all’azione dei venti, alla pressione antropica e all’aumento di precipitazioni intense e frequenti. Le scogliere calcaree, pur maestose, sono strutturalmente vulnerabili quando sottoposte a stress continui.

Sul posto sono attesi sopralluoghi tecnici da parte di geologi e autorità locali per valutare la stabilità delle porzioni di roccia rimaste e garantire la sicurezza dei visitatori. Non è escluso che vengano adottate misure di interdizione temporanea dell’area, soprattutto in considerazione del rischio che anche altri tratti della falesia possano cedere nei prossimi giorni. L’evento mette in luce l’urgenza di piani di monitoraggio e manutenzione costiera più strutturati, così come la necessità di sensibilizzare cittadini e turisti sul rispetto e la tutela del patrimonio naturale.

A questo scenario naturale si aggiungono tensioni politiche legate all’erosione costiera. I consiglieri regionali di Fratelli d’Italia, Paolo Pagliaro e Dino Basile, hanno dialogatoqualche giorno fa con l’assessore regionale all’Ambiente Marina Liuzzi in merito all’assegnazione dei fondi antierosione. In una nota ufficiale denunciano che «nessun comune della provincia di Lecce è stato ammesso ai finanziamenti regionali per i primi interventi strutturali a fronte di 16 milioni di euro stanziati». La richiesta dei consiglieri è di rifare il bando, sottolineando che «nonostante la costa salentina sia mangiata letteralmente dall’erosione, nessuno dei comuni litoranei più a rischio ha ricevuto fondi».

Il crollo dei Faraglioni diventa così simbolo concreto di una fragilità già denunciata da tempo: spiagge che si assottigliano, falesie che arretrano, infrastrutture a rischio. Ma è anche il monito della necessità di investire nella protezione dei territori costieri e nella prevenzione dei danni legati ai cambiamenti climatici, che mettono in pericolo non solo il patrimonio naturale, ma anche il turismo, l’economia locale e la sicurezza dei cittadini.

L’amarezza per la perdita di un simbolo paesaggistico si mescola al dibattito politico e alle preoccupazioni ambientali, creando un quadro complesso in cui la natura e la gestione del territorio si intrecciano. Il crollo dei Faraglioni di Sant’Andrea segna una ferita nel cuore del Salento, ma potrebbe rappresentare anche un punto di partenza per una riflessione più ampia sulla tutela dell’ambiente, sulla responsabilità delle istituzioni e sull’urgenza di interventi concreti per salvaguardare le coste pugliesi, prima che altri monumenti naturali scompaiano sotto l’azione incessante del mare.

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