Quando il dolore diventa luce
di Davide Tommasi
Dalla memoria alla speranza: nasce l’associazione “Elia” per i bambini fragili
CALIMERA (LE) – Il 21 febbraio 2026 è diventato un giorno che Calimera non dimenticherà. Non una semplice data sul calendario, ma un momento di comunità che ha saputo trasformare il dolore in presenza, il ricordo in azione. Nella sede di Piazza del Sole 34, gremita e silenziosa, è stata inaugurata ufficialmente l’Associazione “Elia – Per Continuare a Brillare”, progetto del Terzo Settore nato per accendere una luce nei momenti più delicati della vita.Gli sguardi lucidi, i sorrisi trattenuti, gli abbracci improvvisi: ogni gesto parlava di partecipazione autentica. Qui non si celebrava solo un’associazione, ma la scelta collettiva di prendersi cura dei più fragili, di creare una rete di solidarietà che va oltre le parole.
Cuore e competenza: la missione di “Elia”
L’associazione nasce con un obiettivo chiaro e potente: essere al fianco dei bambini fragili e delle loro famiglie nei momenti più difficili, quando il bisogno di supporto non è solo concreto, ma anche emotivo e relazionale. Non si tratta semplicemente di offrire assistenza medica o sostegno psicologico, ma di proporre un approccio globale che unisce competenza, ascolto e umanità, creando percorsi personalizzati che tengono conto di ogni esigenza.
Medici, psicologi, consulenti legali e operatori del territorio lavorano insieme, coordinando le loro competenze per prevenire l’isolamento, facilitare l’accesso ai diritti e promuovere un senso di comunità. Ogni intervento è pensato per dare sicurezza, rispondere ai bisogni concreti e costruire relazioni di fiducia, affinché nessuno si senta mai lasciato solo. In questo modo, l’associazione non solo accompagna le famiglie nei momenti più complessi, ma contribuisce a creare una rete di supporto solida, dove il benessere dei bambini diventa una responsabilità condivisa da tutti.
Voci e prospettive: costruire comunità intorno ai bambini e alle famiglie
La forza di un’associazione non risiede solo nei progetti concreti, ma anche nelle riflessioni e nelle esperienze di chi lavora ogni giorno accanto ai bambini fragili e alle loro famiglie. Dalla voce degli esperti emergono principi chiave: ascolto, continuità, collaborazione e solidarietà.
Dott.ssa Carmelita Palumbo
«Costruire continuità di ascolto intorno alle famiglie è fondamentale», spiega la dottoressa Palumbo. «Molte difficoltà nascono dalla frammentazione degli interventi. La rete territoriale aiuta a intercettare i bisogni precocemente e a ridurre il rischio di solitudine che segue diagnosi complesse o eventi traumatici».
«Uno spazio di ascolto non è solo prevenzione clinica, ma sostegno della resilienza familiare», aggiunge, con una voce che tradisce commozione. Per la dottoressa Palumbo, ogni incontro diventa un momento di costruzione di fiducia e sicurezza, essenziale per la crescita dei bambini e per il benessere delle famiglie.
Avv. Francesca Ratano
«La terapia è solo una parte del percorso. Le famiglie hanno bisogno di capire, essere accompagnate e trovare punti di riferimento sicuri», sottolinea la dottoressa Ratano. «Quando territorio e professionisti dialogano, la comunità risponde in maniera più forte. Curare significa anche prendersi cura». La sua esperienza evidenzia quanto la sinergia tra professionisti e comunità sia determinante per trasformare la fragilità in opportunità di crescita condivisa.
Avv. Stefano Sisini
«Il principio di solidarietà della Costituzione si realizza quando i cittadini si organizzano per rispondere a bisogni collettivi», spiega l’avvocato. «Le associazioni non sostituiscono le istituzioni, le affiancano, rendendo i diritti più accessibili e diffondendo cultura della legalità. “Elia” è un esempio virtuoso di partecipazione civica». Per Sisini, l’impegno civico non è solo un gesto sociale, ma un vero e proprio strumento di costruzione della comunità.
Sindaco di Calimera, ing. Gianluca Tommasi
«Un’esperienza personale che diventa servizio per tutta la comunità. È un segnale di maturità civica», dichiara il sindaco, sottolineando l’importanza di iniziative che rafforzano il tessuto sociale e creano legami duraturi tra istituzioni e cittadini.
Presidente della Provincia di Lecce, dott. Fabio Tarantino
«Investire nella fragilità infantile e nella genitorialità significa investire nel futuro della comunità. La collaborazione tra enti locali e associazionismo è fondamentale per costruire politiche sociali sostenibili», aggiunge. Per il presidente Tarantino, ogni investimento nella tutela dei bambini e delle famiglie è un investimento nella resilienza e nella coesione della società nel suo insieme.
Accanto alle istituzioni, la serata ha visto volti noti e meno noti, uniti dalla stessa emozione. Antonio De Luca, presidente di “Liberi di Volare”, ha ricordato quanto ogni bambino possa insegnare, anche nei momenti più difficili.
Il saluto di Pierangelo Muci (alias Cicciobrutto), presidente dei “Portatori Sani di Sorrisi”, ha portato un gesto simbolico: il Babalu’ portaflebo, accompagnato dalla lettura della lettera dedicata a Elia. La sala è rimasta in silenzio, rapita, le emozioni palpabili tra tutti i presenti.
Il cielo di Calimera si tinge di palloncini bianchi: un gesto di comunità alla cerimonia inaugurale
Al termine della cerimonia inaugurale dell’associazione, il cielo di Calimera si è trasformato in un mare di palloncini bianchi, simbolo di purezza, memoria e speranza. I compagni di scuola di Elia hanno partecipato con una spontaneità dolce e autentica, lanciando i palloncini verso l’alto. Ogni palloncino diventava un pensiero sospeso, un abbraccio invisibile, un ricordo leggero ma potente, capace di unire non solo le persone presenti, ma anche generazioni diverse e l’intera comunità.
Il gesto, semplice ma carico di significato, ha trasformato la conclusione della cerimonia in un momento di profonda condivisione. Bambini, genitori, insegnanti e cittadini si sono ritrovati insieme, sentendo il peso della memoria alleggerito dalla leggerezza dei palloncini bianchi. Ogni palloncino portava con sé speranza, affetto e il ricordo di chi resta nel cuore di tutti, ricordando quanto sia importante costruire legami e offrire sostegno reciproco.
La cerimonia inaugurale non è stata solo un atto formale, ma una celebrazione della vita, della solidarietà e del senso di comunità. Ogni sguardo rivolto verso l’alto diventava una testimonianza di cura, attenzione e partecipazione: un piccolo gesto collettivo capace di raccontare storie grandi, di amicizia, resilienza e amore condiviso.
Tra le mani dei bambini, i palloncini bianchi diventavano simboli di fiducia e di speranza, mentre gli adulti, osservando il cielo illuminato dai colori della memoria, percepivano la forza di un progetto che mette al centro i più fragili e rafforza la rete sociale. In quell’istante, Calimera non era solo una città, ma un insieme di cuori che battevano all’unisono, pronti a sostenere chi ha più bisogno e a costruire insieme un futuro di attenzione e solidarietà.
La cerimonia ha così lasciato un segno indelebile: non soltanto nel cielo, ma nei cuori di chi ha partecipato, ricordando che ogni gesto, anche piccolo, può accendere speranza e rafforzare i legami di una comunità.
Il dolore condiviso diventa coraggio
Presenti e visibilmente emozionati, il nonno Fernando, la nonna Patrizia e il papà Fabio hanno incarnato la forza silenziosa di chi sceglie di trasformare il dolore in sostegno per gli altri. I loro sguardi, fermi e pieni di emozione, raccontavano storie di amore incondizionato, di dignità affrontata con coraggio e di resilienza davanti alle difficoltà più grandi.
In ogni gesto, in ogni parola scambiata con chi li circondava, emergeva un messaggio chiaro: il dolore, se condiviso, può diventare motore di vicinanza e sostegno per chi ne ha bisogno. La loro presenza alla cerimonia inaugurale dell’associazione non era solo simbolica, ma concreta testimonianza di come la sofferenza personale possa trasformarsi in impegno civile e solidarietà.
Fernando, Patrizia e Fabio hanno offerto al pubblico un esempio tangibile di come l’amore e la memoria possano diventare strumenti di forza collettiva. I loro sguardi si intrecciavano con quelli dei bambini, dei compagni di scuola, dei volontari e dei cittadini presenti, creando un filo invisibile che univa generazioni, esperienze e comunità.
In quel momento, il dolore si è fatto coraggio condiviso: una testimonianza viva di resilienza, empatia e dedizione, che ha lasciato un segno profondo in tutti coloro che hanno avuto la fortuna di essere testimoni di questa storia di forza e di amore trasformato in azione.
Benedizione e futuro: un impegno condiviso
La benedizione impartita dal parroco don Luigi Toma ha suggellato la serata, trasformando la cerimonia inaugurale in un momento di riflessione e di speranza. Con parole calde e profonde, il parroco ha invitato tutti i presenti a custodire l’associazione come un bene comune, fondata sulla solidarietà concreta, sul rispetto reciproco e sulla responsabilità condivisa. Ogni frase pronunciata risuonava come un incoraggiamento a trasformare il ricordo in azione, il dolore in impegno e la memoria in un motore di sostegno per chi è più fragile.
Ancora una volta, Calimera ha dimostrato la sua capacità di rispondere con cuore e unità alle sfide della fragilità. Di fronte alle difficoltà e alle perdite, la comunità ha scelto di partecipare, di essere presente e di fare rete. Ogni gesto, ogni sguardo e ogni parola pronunciata durante la cerimonia hanno confermato che la forza collettiva nasce dall’empatia e dalla vicinanza.
Con la nascita dell’Associazione “Elia – Per Continuare a Brillare”, il ricordo non resta solo memoria, ma diventa impegno quotidiano. È un progetto che coinvolge famiglie, scuole, volontari, istituzioni e cittadini, unendo competenze e cuore per costruire percorsi di supporto, ascolto e inclusione. In questo modo, la comunità intera sceglie di camminare insieme, affinché nessuno resti davvero solo, e affinché ogni piccolo gesto si trasformi in luce e speranza per chi affronta momenti complessi.
La benedizione finale non è stata solo un rito religioso, ma un invito alla responsabilità condivisa, a mantenere vivo il senso di solidarietà che anima l’associazione, e a guardare al futuro con coraggio, consapevolezza e fiducia nella forza della comunità.