Paghiamo l’energia del sole come se fosse gas
di Antonio Bruno Dottore in Scienze Agrarie
Proviamo a fare un piccolo esperimento mentale.
Immaginiamo di vivere in una casa con il tetto pieno di sole. Il sole arriva ogni mattina puntuale, non chiede permesso, non manda fatture, non aumenta il prezzo se c’è la guerra da qualche parte nel mondo. È lì. Gratis.
Eppure, quando arriva la bolletta della luce, scopriamo che quell’energia “gratuita” la paghiamo come se fosse fatta di gas, petrolio o oro liquido.
È un po’ come se qualcuno ci facesse pagare l’aria perché, da qualche parte, qualcuno respira con un respiratore costoso.
Questa non è una battuta. È il cuore del problema.
Il mistero del prezzo dell’elettricità
In Italia (e in gran parte d’Europa) l’elettricità funziona come un grande mercato quotidiano.
Ogni giorno si decide quanta energia serve:
per accendere le luci,
far funzionare i frigoriferi,
caricare i cellulari,
guardare la televisione.
A produrla ci sono tante fonti diverse:
il sole,
il vento,
l’acqua,
il gas.
Alcune costano pochissimo.
Altre costano molto.
E qui arriva la sorpresa.
Chi decide il prezzo?
Il prezzo finale dell’elettricità non lo fa la fonte più economica, ma quella più cara che serve per coprire la domanda. Oggi, quasi sempre, è il gas.
Risultato:
anche l’energia prodotta dal sole, che costa poco, viene pagata come se fosse gas.
Un esempio semplice (da mensa scolastica)
Immagina dieci pizzaioli:
9 vendono la pizza a 5 euro,
1 la vende a 15 euro.
Tu entri, ordini una pizza…
e alla fine le paghi tutte 15 euro.
Non perché costino così,
ma perché una costa così.
Ecco, il mercato elettrico oggi funziona più o meno così.
La proposta: separare ciò che è diverso
La proposta di cui si discute (nota come “proposta Decaro”) parte da una domanda molto semplice, che capirebbe chiunque:
Se una cosa costa poco, perché devo pagarla come se costasse tanto?
La risposta è: non dovremmo.
Cosa propone, in pratica?
Due mercati separati
uno per l’energia rinnovabile (sole, vento, acqua),
uno per l’energia da gas.
Contratti lunghi per le rinnovabili
durata: fino a 20 anni,
prezzo stabile: circa 70 euro per megawattora,
niente montagne russe dei prezzi.
Il gas resta
ma pesa meno,
e non decide più il prezzo di tutta l’energia.
Funziona davvero?
Dal punto di vista tecnico ed economico, sì, ha senso.
I vantaggi
Riduce il potere del gas di far salire tutto il prezzo.
Rende le bollette più stabili.
Evita guadagni enormi a chi produce energia quasi gratis.
È già usata, in forme simili, in altri Paesi europei.
Va nella direzione della transizione ecologica.
Ma attenzione: niente miracoli
Qui serve essere onesti.
La bolletta non è fatta solo di energia.
Dentro ci sono:
la rete elettrica,
gli oneri di sistema,
le tasse,
l’IVA.
L’energia “pura” è solo circa il 40–50% del totale.
Quindi:
se il prezzo dell’energia scende,
la bolletta scende,
ma non si dimezza.
Quanto paga oggi una famiglia
Una famiglia media italiana consuma circa 2.700 kWh all’anno.
Spesa attuale:
minimo: circa 650 euro
massimo: oltre 1.000 euro
media realistica: 850 euro l’anno
(circa 70 euro al mese)
Quanto pagherebbe con la nuova proposta
Facendo una stima prudente e realistica:
parte dell’energia costerebbe la metà,
ma non tutta la bolletta.
Risultato:
spesa annua: 600–680 euro
spesa mensile: 50–57 euro
Risparmio:
170–250 euro all’anno per famiglia.
Non poco.
Non una rivoluzione.
Ma un passo avanti.
La risposta finale, senza illusioni
La proposta:
rende il sistema più giusto,
abbassa i prezzi,
riduce gli eccessi,
non fa magie.
In sintesi:
oggi: 60–100 euro al mese,
domani: 50–60 euro al mese.
E soprattutto introduce un principio semplice e sano:
L’energia del sole non dovrebbe costare come il gas.
Capirlo è facile.
Metterlo in pratica è la vera sfida.