Martano sceglie la legalità: la voce di Pinuccio Fazio diventa coscienza collettiva
di Davide Tommasi
Nel percorso “Da Capaci a Via D’Amelio”, la testimonianza del padre di Michele Fazio, vittima innocente di mafia, trasforma il dolore in impegno civile e consegna ai giovani un messaggio forte: il bene e la giustizia sono sempre una scelta possibile.
Nel solco della memoria che unisce idealmente Capaci a Via D'Amelio, Martano rinnova con forza il proprio impegno civile nel segno della legalità. Un percorso che non è soltanto commemorazione, ma esercizio quotidiano di responsabilità collettiva. In questo contesto si è inserito l’incontro con Pinuccio Fazio, padre di Michele Fazio, vittima innocente di mafia, ucciso per errore a soli 15 anni nel 2001 durante uno scontro tra clan.
Il 26 febbraio la comunità di Martano ha vissuto una delle pagine più intense del proprio cammino civico. L’iniziativa, inserita nel percorso di educazione alla legalità “Da Capaci a Via D’Amelio” e promossa anche dal Consiglio Comunale dei Ragazzi e delle Ragazze (CCRR), ha rappresentato un momento di profonda riflessione sociale e culturale. Non una semplice testimonianza, ma un’esperienza collettiva capace di incidere nelle coscienze.
La storia che non si può dimenticare
Michele Fazio era un ragazzo come tanti: sogni, amicizie, futuro davanti. Una vita spezzata da un proiettile che non era destinato a lui, ma che lo ha colpito in un contesto di violenza mafiosa che nulla aveva a che fare con la sua esistenza. In quell’istante si è consumata una tragedia privata che è diventata ferita pubblica.
Il padre, Pinuccio, avrebbe potuto chiudersi nel silenzio del dolore. Avrebbe potuto lasciare che la rabbia prevalesse. Invece ha scelto un’altra strada: trasformare la perdita in impegno civile. Da oltre vent’anni attraversa l’Italia incontrando studenti, associazioni, istituzioni, portando la memoria di Michele come strumento di educazione e prevenzione.
La sua voce non è mai urlata. È una voce pacata, autentica, che parla al cuore prima ancora che alla mente. Racconta la quotidianità di una famiglia improvvisamente travolta dall’assurdità della violenza mafiosa. Racconta la fatica del lutto, ma anche la forza di non cedere all’odio. Racconta la scelta consapevole di fare della memoria un atto politico nel senso più alto del termine: prendersi cura della comunità.
Una comunità che ascolta e si riconosce
Durante la serata, l’auditorium gremito ha vissuto momenti di silenzio carichi di emozione. Gli sguardi attenti dei ragazzi e delle ragazze testimoniavano una partecipazione profonda, non formale. Le parole di Fazio hanno superato la dimensione del racconto per diventare responsabilità condivisa.
«Da ieri Michele è nostro fratello». Non è soltanto una frase simbolica: è il segno di una identificazione autentica. Perché quando la mafia colpisce un innocente, non colpisce una singola famiglia, ma l’intera società. Michele diventa il figlio di tutti, il fratello di tutti, il compagno di banco di ogni studente che oggi si interroga sul proprio futuro.
La testimonianza ha offerto una consapevolezza tanto semplice quanto potente: la vita può cambiare in un attimo, ma siamo noi a decidere come cambia. Anche il fatto più terribile — la perdita di un figlio per mano mafiosa — può trasformarsi in un seme di legalità, in un messaggio di speranza, in un percorso di educazione civica permanente.
Legalità come scelta quotidiana
Il percorso “Da Capaci a Via D’Amelio” non richiama soltanto due luoghi simbolo della lotta alla mafia, ma indica una direzione etica. Non basta indignarsi di fronte alle stragi o commemorare le vittime: occorre tradurre la memoria in azione concreta.
La legalità non è un concetto astratto né un principio confinato nei tribunali. È una pratica quotidiana che si esercita nelle piccole scelte: rispettare le regole, rifiutare le scorciatoie, denunciare le ingiustizie, non voltarsi dall’altra parte. È cultura, educazione, coerenza.
Il messaggio consegnato ai giovani di Martano è stato chiaro: c’è sempre una scelta possibile. Anche quando il contesto sembra spingere verso l’omertà o l’indifferenza, si può scegliere il bene. Si può scegliere di non essere complici. Si può scegliere la responsabilità.
In questo senso, l’incontro non è stato solo un evento, ma un tassello di un progetto più ampio che vede la scuola e le istituzioni locali protagoniste di una formazione integrale della persona. Un sentito ringraziamento è stato rivolto alla professoressa Emanuela Tarantini per la fruttuosa collaborazione, segno concreto di una comunità educante che lavora in sinergia.
Dalla memoria all’impegno
La presenza di Pinuccio Fazio a Martano ha rappresentato molto più di una testimonianza. È stata una chiamata collettiva all’impegno. Un invito rivolto a tutta la cittadinanza a manifestare, ancora una volta, una totale e incondizionata contrarietà a ogni forma di sistema mafioso.
Perché la mafia non è soltanto criminalità organizzata: è mentalità, è cultura della sopraffazione, è negazione dei diritti. Contrastarla significa costruire relazioni sane, istituzioni trasparenti, comunità solidali.
La serata si è conclusa con un lungo applauso, carico di gratitudine e consapevolezza. Gratitudine per un padre che ha scelto di trasformare il dolore in luce. Consapevolezza che la memoria di Michele non è un ricordo immobile, ma una presenza viva che interpella ciascuno.
Affinché nessun padre, nessuna madre debbano più piangere un figlio o una figlia per mano mafiosa. Affinché la legalità non sia solo parola celebrata nelle ricorrenze, ma fondamento concreto della nostra convivenza civile. Affinché da Martano parta, ancora una volta, un messaggio chiaro: la scelta del bene è possibile, sempre.