L’Internista come regista della complessità: il ruolo strategico della Medicina Interna nell’integrazione ospedale-territorio e nella sostenibilità del sistema sanitario

Bari, 26 giugno 2026 – Due giornate di confronto scientifico, aggiornamento professionale e riflessione sul futuro dell’assistenza sanitaria hanno animato il Congresso Regionale della Società Italiana di Medicina Interna (SIMI) – Sezione Puglia Basilicata, ospitato presso l’Aula “Aldo Moro” del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Bari. L’appuntamento ha riunito specialisti, ricercatori, giovani medici e rappresentanti del mondo accademico per discutere le principali sfide che attendono la Medicina Interna in una fase caratterizzata dall’invecchiamento della popolazione, dall’aumento delle patologie croniche e dalla crescente pressione sui sistemi sanitari regionali.

“La Medicina Interna rappresenta oggi uno dei principali strumenti di governo della complessità clinica – ha dichiarato il prof. Antonio Giovanni Solimando, Presidente SIMI Puglia e Basilicata –. L’Internista non è soltanto il medico che gestisce il paziente acuto in ospedale, ma lo specialista capace di prendersi cura della persona nella sua complessità, lungo tutto il percorso di cura, dalla fase acuta alla cronicità, integrando competenze diverse e garantendo continuità tra ospedale e territorio”.

Durante il congresso non sono mancati momenti dedicati alle frontiere più avanzate della disciplina, con un focus sulle malattie immunologiche ed ematologiche: dalle immunodeficienze alle malattie immunoproliferative, le sessioni hanno raccontato un volto della Medicina Interna sempre più protagonista, capace di intercettare precocemente quadri complessi e di dialogare con le competenze specialistiche per offrire al paziente percorsi di cura tempestivi e integrati.

Particolare attenzione è stata dedicata alle malattie croniche ad alta prevalenza e impatto sanitario, come la MASLD (Malattia Epatica Steatosica Associata a Disfunzione Metabolica), alla luce dell’avvio del registro nazionale ITA-MASLD, che punta a raccogliere dati clinici ed epidemiologici su una patologia che interessa circa un terzo della popolazione adulta e oltre due terzi dei pazienti con diabete di tipo 2.

Nel corso del Congresso è stato affrontato anche il tema della sostenibilità organizzativa ed economica: in un contesto segnato dalle difficoltà di bilancio che interessano diverse regioni italiane, tra cui la Puglia, e dalle criticità legate alla mobilità sanitaria che coinvolgono il Mezzogiorno, la Medicina Interna è stata indicata come una leva strategica per migliorare l’appropriatezza delle cure. Una presa in carico globale del paziente complesso consente infatti di ridurre frammentazioni assistenziali, esami inutili, accessi impropri ai Pronto Soccorso e ricoveri evitabili, generando benefici sia per i cittadini sia per la sostenibilità del sistema.

Ampio spazio è stato dedicato all’attuazione del DM 77 e alla riorganizzazione della sanità territoriale prevista dal PNRR, con particolare riferimento alle Case della Comunità e agli Ospedali di Comunità.

“La realizzazione delle nuove strutture rappresenta una straordinaria opportunità per migliorare l’accessibilità ai servizi, soprattutto in territori geograficamente complessi come quelli pugliesi e lucani – ha proseguito il prof. Solimando –. Tuttavia, gli investimenti infrastrutturali dovranno necessariamente essere accompagnati da adeguate risorse professionali, modelli organizzativi efficienti e strumenti di integrazione clinica. Le nuove reti territoriali devono diventare veri hub assistenziali collegati con gli ospedali attraverso percorsi condivisi, teleconsulto, digitalizzazione e modelli hub-spoke capaci di garantire una reale continuità assistenziale dopo la dimissione”.

Uno dei messaggi più forti emersi dal Congresso riguarda il valore della ricerca: il percorso “dalla biologia dei processi di malattia al letto del paziente” rappresenta inoltre oggi una delle direttrici fondamentali della Medicina Interna moderna, capace di unire pratica clinica e ricerca traslazionale e di tradurre rapidamente innovazioni terapeutiche e conoscenze scientifiche nella quotidianità assistenziale. Le università e gli ospedali di Puglia e Basilicata stanno contribuendo in maniera crescente alla produzione scientifica nazionale, in ambiti che spaziano dall’immunologia alle malattie rare, dalla gastroenterologia alle patologie metaboliche, fino alle nuove frontiere della medicina di precisione.

Infine è stato sottolineato il ruolo centrale delle università, delle scuole di specializzazione e delle società scientifiche nel creare opportunità di crescita professionale e scientifica per le nuove generazioni. A tal proposito nella giornata pre-congressuale sono stati proposti ai giovani internisti laboratori “hands-on” con simulazioni pratiche.

“La vitalità di una comunità scientifica si misura anche dalla sua capacità di produrre ricerca, attrarre risorse e trattenere competenze. Con questo congresso abbiamo avuto conferma che Puglia e Basilicata possiedono energie, competenze e progettualità in grado di contribuire in maniera significativa allo sviluppo della Medicina Interna italiana”, ha concluso il prof. Solimando.

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