L’Educazione che Cura: Lecce al centro del modello europeo “Empowering Young Patients”
di Davide Tommasi
Il 28 febbraio 2026, al Centro Polivalente dei Salesiani, una mattinata dedicata all’inclusione e al diritto allo studio per i bambini e le bambine ospedalizzati .
LECCE – C’è una scuola che non conosce assenze forzate, che entra in punta di piedi nei reparti pediatrici e trasforma il tempo della cura in tempo di crescita. È la Scuola in Ospedale, e a Lecce rappresenta oggi un modello di eccellenza riconosciuto a livello europeo.
La Scuola in Ospedale dell’Istituto Comprensivo Alighieri-Diaz è stata indicata tra le tre migliori pratiche italiane nell’ambito del progetto europeo Empowering Young Patients (EYP), una project school che promuove e mette in rete esperienze innovative dedicate agli alunni e alle alunne ospedalizzati in Europa. Un risultato di rilievo che colloca la realtà salentina accanto a istituzioni di primo piano come l’Ospedale Gaslini e l’Ospedale San Camillo-Forlanini.
Un riconoscimento che non è soltanto simbolico, ma certifica un modello educativo fondato su inclusione, continuità didattica, empatia e tutela dei diritti.
Dalla teoria alla pratica: il Community Event del 28 febbraio
Il valore dell’esperienza leccese sarà al centro dell’evento “Empowering Young Patients – L’educazione che cura”, in programma sabato 28 febbraio 2026, dalle ore 11 alle 13, presso il Centro Polivalente dei Salesiani di Lecce.
Non un semplice convegno, ma una mattinata pensata per famiglie, bambini, ragazzi e comunità educante, con interventi istituzionali, testimonianze, momenti di didattica attiva e la proiezione di cortometraggi dedicati ai più piccoli. Un’occasione concreta per “sentirsi parte” di una rete che mette al centro la persona nella sua interezza.
Il progetto EYP promuove un principio fondamentale: la malattia non deve interrompere il diritto allo studio né isolare il minore dal proprio percorso di crescita. La scuola diventa così presidio di normalità, spazio relazionale, strumento di resilienza.
Una rete solida tra scuola, sanità e territorio
Il successo della Scuola in Ospedale leccese nasce da una collaborazione strutturata tra istituzioni scolastiche, sistema sanitario e terzo settore.
Tra i promotori e partner dell’iniziativa figurano:
JA Italia, attiva nell’educazione imprenditoriale e sociale dei giovani;
ASL Lecce, che integra il percorso scolastico nei protocolli di cura;
l’Ufficio Scolastico Regionale per la Puglia – Scuola in Ospedale;
l’Associazione “Cuore e Mani Aperte”, impegnata nel supporto umano e nella clownterapia;
la Cooperativa Sociale “Il Nuovo Fantarca”, curatrice dei percorsi didattici legati al linguaggio cinematografico;
l’Oratorio dei Salesiani di Lecce, che ospita l’evento e apre le proprie porte alla cittadinanza.
Una sinergia che dimostra come l’educazione, quando è condivisa, diventi infrastruttura sociale e presidio di civiltà.
Le voci dei protagonisti: istituzioni e visione
In occasione dell’evento tenutosi presso l’Oratorio dei Salesiani, i protagonisti hanno ribadito con chiarezza che il ponte tra sanità e istruzione non è un’opzione accessoria, ma una scelta strategica e culturale.
Il Direttore Generale dell’ASL Lecce, Stefano Rossi, ha sottolineato il valore del riconoscimento europeo:
«Vedere Lecce premiata a livello europeo conferma che la strada dell’umanizzazione delle cure intrapresa dalla nostra ASL è quella giusta. Curare significa prendersi carico della persona nella sua interezza: salute, relazioni, futuro. La scuola in ospedale è parte integrante di questo percorso».
La dirigente scolastica dell’Istituto Comprensivo Alighieri-Diaz, Marina Nardulli, ha rimarcato la dimensione etica dell’impegno educativo:
«La nostra Scuola in Ospedale è il cuore pulsante del nostro impegno civile per l’inclusione. Non è un servizio aggiuntivo, ma una dichiarazione di principio: nessun bambino deve sentirsi escluso dal diritto allo studio, nemmeno nei momenti più fragili della sua vita».
Per Lara Cataldo, Presidente della Commissione Pari Opportunità del Comune di Lecce, la questione è innanzitutto una sfida di equità:
«Garantire pari opportunità significa abbattere ogni ostacolo, anche quello della malattia. La fragilità non può trasformarsi in isolamento. La comunità ha il dovere di restare accanto, con strumenti concreti e visione politica».
Dal fronte della didattica, il docente SIO Fabio Manni ha richiamato il senso profondo del progetto europeo:
«Empowering significa dare potere. E il potere più grande, per un bambino ricoverato, è quello della normalità: aprire un libro, fare una domanda, sentirsi parte di una classe. È lì che si ricostruisce fiducia».
A evidenziare la dimensione internazionale dell’esperienza è stata Valentina Luggeri, referente Project School per EYP:
«Il network europeo Empowering Young Patients ci consente di condividere e replicare buone pratiche. Non si tratta solo di esportare un modello, ma di costruire una comunità educante internazionale capace di innovare e contaminarsi».
Infine, la Dott.ssa Roberta Tornese ha posto l’accento sull’integrazione tra dimensione clinica ed educativa:
«L’approccio educativo integrato è parte del protocollo di cura. L’empatia non è un elemento accessorio: è uno strumento clinico essenziale. Quando un bambino si sente ascoltato e valorizzato, anche il percorso terapeutico acquista maggiore forza».
Parole che delineano un modello avanzato di welfare educativo, dove scuola e sanità non procedono in parallelo, ma camminano insieme, nella consapevolezza che l’educazione – davvero – può diventare cura.
Oltre il convegno: cinema e comunità
La mattinata ha offerto ampi momenti di svago e didattica creativa. Dopo gli interventi istituzionali e le testimonianze di Perla Zanini, di Don Gianni dell’Associazione Cuore e Mani Aperte e di Rosa Ferro della Cooperativa “Il Nuovo Fantarca”, l’evento ha coinvolto famiglie e bambini nella visione di cortometraggi selezionati per stimolare il dialogo, favorire la condivisione e offrire leggerezza.
L’esempio dell’Istituto Comprensivo Alighieri-Diaz dimostra che l’integrazione tra cura e percorso educativo non è solo possibile, ma rappresenta l’unica strada per un’autentica umanizzazione della società.