L’Abbazia di San MauroFaro di spiritualità, archeologia e identità nel cuore del Salento

di Davide Tommasi

A Sannicola istituzioni, studiosi e associazioni culturali tracciano una visione condivisa per il futuro dell’antica abbazia bizantina: un patrimonio che intreccia culto, storia e comunità.

Ci sono luoghi che non appartengono soltanto alla storia, ma alla coscienza profonda di un territorio. L’Abbazia di San Mauro è uno di questi. Adagiata sulla serra salentina, tra la macchia mediterranea e l’orizzonte marino di Gallipoli, l’antico complesso monastico rappresenta uno dei più significativi presìdi di spiritualità orientale del Salento, testimone di una lunga vicenda umana, religiosa ed economica che attraversa il Medioevo e giunge fino a noi.

Un luogo silenzioso, ma mai muto, che continua a interrogare studiosi, amministratori e comunità locali. Proprio a questo dialogo è stato dedicato il convegno “Idee, proposte, progetti”, svoltosi il 22 gennaio presso il Centro Culturale di via Oberdan, appuntamento di alto profilo scientifico e istituzionale che ha riportato San Mauro al centro del dibattito culturale salentino.

BOX STORICO | L’Abbazia di San Mauro, alle origini di un presidio bizantino

L’Abbazia di San Mauro affonda le sue radici nel Medioevo bizantino, probabilmente tra il X e l’XI secolo, in un periodo in cui il Salento rappresentava uno dei principali punti di contatto tra Oriente e Occidente. Dedicata a San Mauro, monaco orientale legato alla tradizione basiliana, l’abbazia fu un centro religioso di rito greco, inserito in una rete di insediamenti monastici che caratterizzavano profondamente il territorio salentino.

La scelta del sito non fu casuale: collocata su un’altura della serra, in posizione dominante tra l’entroterra e la costa ionica, San Mauro svolgeva una funzione non solo spirituale, ma anche economica e agricola, controllando terre, percorsi e risorse. Il complesso era parte integrante del paesaggio rurale medievale, in cui monasteri e grange costituivano poli di organizzazione del lavoro e della vita comunitaria.

Nel corso dei secoli, l’abbazia conobbe fasi di trasformazione e un progressivo declino, legati ai mutamenti politici, al passaggio dal mondo bizantino a quello latino e allo spostamento degli equilibri insediativi. Le strutture oggi visibili – muri perimetrali, ambienti annessi e resti architettonici – raccontano una stratificazione complessa, frutto di riusi, adattamenti e abbandoni successivi.

Nonostante lo stato di rovina, San Mauro conserva un forte valore simbolico: è uno dei luoghi che meglio testimoniano la persistenza della cultura greco-bizantina nel Salento, una memoria che ancora oggi contribuisce a definire l’identità storica e spirituale del territorio.

Le istituzioni: tutela, responsabilità e visione strategica

Ad aprire i lavori è stato il sindaco di Sannicola, Graziano Scorrano, che ha ribadito come l’Abbazia di San Mauro rappresenti «non soltanto un bene archeologico di grande valore, ma un elemento fondante dell’identità storica e culturale della comunità». Un patrimonio che impone una responsabilità precisa alle istituzioni: costruire un percorso di recupero fondato su competenze scientifiche, progettualità a lungo termine e collaborazione tra enti.

L’assessore alla Cultura Mariangela Marra ha sottolineato la necessità di coniugare tutela e fruizione, evidenziando come la valorizzazione di San Mauro debba rendere il sito accessibile e comprensibile senza comprometterne l’integrità storica e archeologica.

Il vicesindaco Patrizio Romano ha invece posto l’accento sul valore strategico dell’abbazia all’interno di una rete territoriale più ampia, capace di mettere in relazione Sannicola, Gallipoli e le marine, trasformando San Mauro in un nodo culturale e simbolico di un sistema integrato di beni storici e paesaggistici.

Pro Loco e associazioni: il patrimonio come bene condiviso

Elemento centrale del convegno è stato il ruolo delle associazioni culturali e del volontariato. La Pro Loco di Sannicola, promotrice dell’iniziativa sotto l’egida UNPLI, ha ribadito il valore della partecipazione dal basso.

Il presidente Cosimo Leo ha definito San Mauro «un’eredità viva, che non può essere relegata a rudere o a semplice oggetto di studio, ma deve tornare a essere luogo di conoscenza, appartenenza e orgoglio identitario». Un patrimonio che vive solo se riconosciuto e raccontato dalla comunità.

In questa prospettiva si inserisce anche l’intervento del presidente della Pro Loco di Lido Conchiglie, che ha richiamato il legame storico tra costa ed entroterra: «San Mauro è un riferimento simbolico anche per le marine. La sua valorizzazione rafforza un racconto unitario del territorio, capace di parlare a residenti e visitatori».

Il contributo degli studiosi: San Mauro nel Medioevo mediterraneo

Il cuore scientifico del convegno, moderato da Maria Cristina Talà, ha offerto una lettura approfondita e multidisciplinare del complesso abbaziale.

Il professor Paul Arthur, docente di Archeologia Medievale all’Università del Salento, ha inquadrato San Mauro nel contesto del Mezzogiorno medievale, evidenziandone il ruolo di centro monastico inserito in una fitta rete economica, agricola e produttiva: l’abbazia non come luogo isolato, ma come attore attivo del paesaggio umano e rurale.

Francesco Giannachi ha approfondito la matrice bizantina del sito, soffermandosi sulla spiritualità greca che ha caratterizzato a lungo il Salento e che trova in San Mauro una delle sue espressioni più significative.

Gli interventi di Francesco Somaini e Marco Leo Imperiale hanno infine messo in luce la complessa stratificazione architettonica dell’abbazia, interpretata come riflesso delle trasformazioni politiche e religiose del territorio.

Conservazione, arte e modelli virtuosi

Ampio spazio è stato dedicato ai temi della tutela e della valorizzazione. Manuela De Giorgi e Grazia Maria Signore hanno evidenziato la fragilità del bene, sottolineando la necessità di interventi fondati su competenze interdisciplinari che tengano insieme archeologia, storia dell’arte, restauro e comunicazione.

Di particolare interesse l’intervento di Loretta Martella, direttrice FAI dell’Abbazia di Cerrate, che ha portato l’esperienza di uno dei più riusciti esempi di recupero di un complesso medievale nel Salento: «La rinascita di un’abbazia passa da una gestione competente, da una narrazione capace di coinvolgere e da un forte radicamento nella comunità locale».

San Mauro e le nuove generazioni

Uno sguardo al futuro è arrivato dal mondo della scuola, con le dirigenti Sabrina Stifanelli e Paola Apollonio, che hanno sottolineato il valore educativo della conoscenza del patrimonio locale: «Educare alla bellezza significa formare cittadini consapevoli, capaci di riconoscere e tutelare il proprio territorio».

Un percorso appena iniziato

Il convegno non ha rappresentato un punto d’arrivo, ma l’avvio di un percorso condiviso. L’Abbazia di San Mauro emerge oggi come simbolo di un Salento che riscopre le proprie radici per costruire il futuro.

Tra archeologia, culto e tradizione, San Mauro torna a essere ciò che è sempre stato: una guida silenziosa, una presenza capace di unire passato e presente, un faro culturale pronto a illuminare nuove rotte.



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