«LA SCUOLA È NOSTRA»: MA L’AMORE PER LA SCUOLA SI DIMOSTRA CON I FATTI

di Davide Tommasi

AL LICEO ARTISTICO “CIARDO-PELLEGRINO” I RAGAZZI RISPONDONO AL VANDALISMO CON LA CIVILTÀ

Lecce, imbrattato nella notte l’ingresso del Liceo Artistico “Pellegrino”. Ma alla rabbia e al degrado gli studenti rispondono con un gesto che vale più di tante parole: insieme a docenti e personale scolastico, si rimboccano le maniche e ripuliscono la loro scuola.

C’è una scritta che, più di ogni altra, racconta il paradosso di quanto accaduto nella notte tra il 23 e il 24 ottobre al Liceo Artistico “Pellegrino” di Lecce: «La scuola è nostra». La frase è stata lasciata sul marciapiede, accanto a una delle due aiuole adiacenti al portone d’ingresso dell’istituto, in viale Michele De Pietro. Le colonne sono state imbrattate con vernice acrilica blu, rifiuti sono stati sparsi sugli scalini e alcune piante delle aiuole sono state sradicate e gettate davanti all’ingresso.

Un gesto che ha ferito non soltanto l’aspetto dell’edificio, ma anche il senso di appartenenza di una comunità scolastica legata alla propria storia e ai propri spazi.

Eppure, proprio da quella scritta è arrivata una risposta capace di ribaltare il significato della vicenda. Perché se qualcuno ha pensato di rivendicare la scuola attraverso il vandalismo, gli studenti del “Pellegrino” hanno scelto di dimostrare che sentirsi parte di un istituto significa, prima di tutto, rispettarlo e prendersene cura.

La mattina dello sconcerto, poi la presa di posizione degli studenti

Al loro arrivo, collaboratori scolastici, vicepresidi e docenti si sono trovati davanti a un ingresso deturpato. Una scena che ha suscitato amarezza e indignazione, soprattutto per il significato di un gesto compiuto ai danni di un luogo che ogni giorno accoglie ragazzi, insegnanti e personale scolastico.

La notizia si è diffusa rapidamente tra gli studenti, che si sono radunati all’esterno dell’istituto per capire quanto accaduto e prendere le distanze dall’episodio.

Il messaggio espresso dai ragazzi è stato netto: «Questo non ci rappresenta».

Una presa di posizione importante, perché ha restituito voce a una comunità giovanile che non ha voluto essere identificata con un atto di inciviltà. Gli studenti hanno ribadito il proprio legame con la scuola e con la sua storia, sottolineando come chi ha compiuto quel gesto non abbia dimostrato rispetto per il luogo che appartiene alla vita quotidiana di tanti ragazzi.

Non si tratta di un dettaglio. Quando un episodio di vandalismo colpisce una scuola, il rischio è che a prevalere siano soltanto le immagini del degrado e l’indignazione. Al “Pellegrino”, invece, è emersa anche un’altra realtà: quella di studenti capaci di distinguere il comportamento di pochi dal valore di un’intera comunità.

L’assemblea d’istituto diventa un momento di responsabilità

La coincidenza con la giornata dedicata all’assemblea d’istituto ha trasformato l’accaduto in un’occasione di confronto. Studenti, rappresentanti d’istituto, docenti e personale scolastico hanno affrontato apertamente quanto successo, riportando al centro temi che spesso vengono evocati soltanto in occasione di episodi negativi: rispetto, senso civico, responsabilità e tutela dei beni comuni.

L’assemblea non è rimasta soltanto un momento di discussione. Quanto accaduto ha dato un significato concreto al confronto, mettendo tutti davanti a una domanda semplice ma fondamentale: che cosa significa davvero sentire propria una scuola?

La risposta è arrivata attraverso i comportamenti. Non basta dichiarare di appartenere a un luogo, né scriverlo su un muro o sul marciapiede. Appartenere significa riconoscerne il valore, rispettarne gli spazi e contribuire a mantenerli dignitosi per chi li vive ogni giorno.

È questa la lezione che emerge dalla reazione degli studenti del “Pellegrino”: la scuola non è soltanto un edificio, ma un bene condiviso, un ambiente di crescita e un patrimonio umano e culturale che merita attenzione.

Il gesto più forte: rimboccarsi le maniche e pulire

La parte più significativa della giornata è arrivata dopo i primi accertamenti delle forze dell’ordine. Alunni, docenti e personale ATA hanno deciso di intervenire direttamente per ripristinare l’area danneggiata.

La vernice è stata rimossa dalle colonne e dal portone, i rifiuti sono stati raccolti e le piante sradicate sono state ripiantate nelle aiuole.

Un lavoro concreto, svolto insieme, che merita di essere raccontato con la giusta attenzione.

Quei ragazzi non si sono limitati a condannare il vandalismo: hanno fatto qualcosa per rimediare alle sue conseguenze. Hanno scelto di non restare spettatori, di non fermarsi alle parole e di contribuire in prima persona a restituire decoro all’ingresso della propria scuola.

È proprio qui che il gesto acquista un valore che va oltre la pulizia materiale. Raccogliere i rifiuti, rimuovere la vernice e rimettere a dimora le piante significa riconoscere che uno spazio comune non è responsabilità di qualcun altro, ma di tutti.

In un tempo in cui si parla spesso dei giovani attraverso episodi di disagio, trasgressione e mancanza di rispetto, la risposta degli studenti del “Pellegrino” racconta una storia diversa. Una storia fatta di partecipazione, attenzione e senso di appartenenza.

Non occorrono proclami per dimostrare di avere a cuore la propria scuola. A volte bastano un paio di mani al lavoro, la disponibilità a collaborare e la volontà di non lasciare che il gesto di qualcuno comprometta ciò che appartiene a un’intera comunità.

Le indagini per individuare i responsabili

Sul fronte degli accertamenti sono intervenuti i Carabinieri del Comando di Lecce e gli agenti della Digos, che hanno effettuato i rilievi necessari e documentato quanto accaduto.

L’identità degli autori, al momento, resta sconosciuta. Gli investigatori stanno verificando i filmati delle telecamere di videosorveglianza presenti nei dintorni dell’istituto, con l’obiettivo di ricostruire la dinamica dei fatti e individuare eventuali responsabili.

Resta dunque da chiarire chi abbia agito e per quali ragioni. Ma, mentre le indagini proseguono, la comunità scolastica ha già dato una risposta concreta alle conseguenze dell’episodio.

Una scuola è davvero nostra quando impariamo a prendercene cura

La scritta lasciata sul marciapiede, accanto a una delle aiuole adiacenti al portone, voleva probabilmente essere una rivendicazione. La giornata del 24 ottobre, invece, ha mostrato un significato ben diverso di quelle stesse parole.

La scuola è di chi la frequenta, di chi ci lavora, di chi la vive e di chi contribuisce ogni giorno a renderla un luogo di formazione e crescita. È di chi ne rispetta gli spazi, ne custodisce la memoria e comprende che il bene comune non può essere difeso soltanto a parole.

Il vandalismo ha lasciato segni sulle colonne, sugli scalini e nelle aiuole. La risposta degli studenti, però, ha lasciato un segno diverso: quello di una comunità che, davanti a un atto di inciviltà, ha scelto di reagire con responsabilità.

Perché la vera appartenenza non si scrive con la vernice su un marciapiede. Si dimostra prendendosi cura di ciò che è di tutti.

Ed è proprio questo il messaggio più importante arrivato dal Liceo Artistico “Pellegrino” di Lecce: si può deturpare l’ingresso di una scuola in una notte, ma non si cancella con un gesto vandalico il valore di una comunità che sa riconoscersi, unirsi e rimettersi al lavoro.

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