Il Salento bizantino: quando Lecce parlava greco

di Antonio Bruno dottore agronomo

C’è un’Italia che non ti aspetti. Un’Italia dove, ancora oggi, si prega in greco, dove i santi si chiamano come i patriarchi di Bisanzio e le cupole si ergono non verso Roma ma verso Costantinopoli. È il Salento, ed è profondamente bizantino.

Qui, in provincia di Lecce, il tempo non è passato invano. Ha lasciato tracce. Non rovine, ma radici. Non soltanto pietre, ma parole, nomi, preghiere. È una grecità che non ha mai smesso di esistere. Che ha resistito ai Normanni, agli Angioini, agli Aragonesi, perfino all’unità d’Italia. E ancora oggi, sotto la luce abbagliante del Sud, vive in ogni affresco sbiadito, in ogni cripta scavata nella roccia.

A Otranto, dove la storia ha conosciuto l’orrore e la santità, c’è la piccola meraviglia della chiesa di San Pietro. Non ha la maestà delle cattedrali gotiche. Non ha l’oro del barocco. Ma ha qualcosa che manca a tante chiese più celebri: l’anima. Dentro, si avverte ancora la presenza dei monaci italo-greci. Le colonne sorreggono una cupola che sembra sospesa. Gli affreschi – l’Ultima Cena, la Lavanda dei Piedi – non sono solo arte: sono sopravvivenze. Come se qualcuno volesse dirci: "Non dimenticateci".

A Soleto, invece, si copiava il Vangelo in greco mentre l’Europa combatteva le Crociate. C’erano i protopapas, i vescovi orientali. Era un’isola culturale nel cuore della Puglia latina. E a Casaranello, nella piccola Santa Maria della Croce, si entra in punta di piedi: l’oro dei mosaici, il silenzio dei secoli, la luce che filtra come una benedizione.

Ma è a Lecce che questa storia millenaria sorprende. Non nei fasti barocchi di Piazza Duomo, ma in una piccola chiesa poco lontana: San Niccolò dei Greci. Fu costruita dagli albanesi in fuga dai Turchi. Qui, ancora oggi, si celebra la liturgia bizantina, in una lingua che non è l’italiano, non è il latino, non è il greco moderno: è il greco della Chiesa antica, della grande civiltà orientale che ci ha dato santi, filosofi, icone, e un’idea di bellezza.

Non è nostalgia. È identità. È memoria. È cultura viva.

La provincia di Lecce è disseminata di cripte rupestri affrescate con santi che parlano greco e tengono in mano rotoli anziché croci. A Carpignano Salentino, a Nardò, a Muro Leccese: luoghi dove il tempo si è fermato. O forse no. Forse il tempo li ha solo protetti.

In fondo, il nostro Sud non è mai stato periferia. È stato ponte. È stato crocevia. È stato culla. E il Salento bizantino è la prova che l’Italia è più vasta di quanto crediamo. Non solo geograficamente. Ma spiritualmente.

Il vero confine dell’Italia non è a nord con le Alpi. È a sud, con il Mediterraneo. Lì dove l’Occidente ha incontrato l’Oriente. E si è lasciato sedurre.

Fonti consultate:

  • Wikipedia: Chiesa di San Pietro (Otranto), Chiesa di San Niccolò dei Greci, Chiesa di Santo Stefano (Soleto)

  • SalentoViaggi.it, Itinerari bizantini nel Salento

  • Leccenews24.it, Salento, un popolo di bizantini

  • Famedisud.it, Casaranello e l'impronta di Bisanzio in Salento

  • G. Gay, L’Italia meridionale e l’Impero bizantino

  • V. von Falkenhausen, La dominazione bizantina nell’Italia meridionale

  • A. Guillou, Aspetti della civiltà bizantina in Italia

  • W. Treadgold, Storia di Bisanzio

 

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