Il Financial Times, le telecomunicazioni europee e il ruolo dell’economista capo Emanuele Tarantino
Nella foto al centro il Prof. Emanuele Tarantino e a destra suo padre il prof. Dionigi Francesco Tarantino
di Antonio Bruno
L’articolo pubblicato dal Financial Times (a firma di Barbara Moens) affronta uno dei nodi centrali della politica economica europea: la richiesta del settore delle telecomunicazioni di allentare le regole sulle fusioni per consentire una maggiore concentrazione del mercato.
Il contesto
Le grandi compagnie telefoniche europee sostengono da anni che il mercato dell’UE sia troppo frammentato (circa 40 grandi operatori) e che questa frammentazione impedisca investimenti sufficienti in infrastrutture e innovazione.
La loro tesi è semplice: meno operatori, più scala, più competitività globale.
Tuttavia, l’articolo evidenzia un elemento decisivo: un’analisi pubblicata dall’economista capo della Direzione Generale Concorrenza della Commissione Europea ha messo in discussione la narrazione del settore.
Le risultanze dello studio
Secondo quanto riportato dal Financial Times, lo studio ha rilevato che:
Le telecomunicazioni europee restano mediamente redditizie, nonostante un recente calo.
Il settore ha mantenuto rendimenti positivi nell’ultimo decennio.
Il rapporto tra utili distribuiti e valore azionario rimane tra i più elevati.
In altre parole:
la tesi secondo cui solo una maggiore concentrazione permetterebbe investimenti sostenibili non trova pieno riscontro nei dati.
Il ruolo del prof. Emanuele Tarantino
Al centro di questa analisi vi è il prof. Emanuele Tarantino, economista capo della DG Concorrenza.
Il suo ufficio ha il compito di fornire alla Commissione un’analisi economica indipendente e rigorosa nelle valutazioni di:
fusioni e acquisizioni,
concentrazioni orizzontali,
effetti su prezzi e qualità dei servizi,
impatto sugli incentivi all’investimento.
Nel caso delle telecomunicazioni, l’intervento tecnico del Chief Competition Economist ha un peso determinante:
se i dati mostrano che il settore genera utili adeguati e mantiene capacità di remunerazione del capitale, diventa più difficile sostenere che la concentrazione sia necessaria per la sopravvivenza del comparto.
Collegamento tra articolo e funzione istituzionale
L’articolo del Financial Times segnala che l’industria si attendeva un “via libera” politico dopo il rapporto Draghi sulla competitività.
Tuttavia, l’analisi economica prodotta sotto la guida del prof. Tarantino introduce un elemento di prudenza tecnica:
la competitività non può diventare automaticamente un argomento per ridurre la concorrenza;
le fusioni devono dimostrare benefici concreti per consumatori e mercato;
la scala non è, di per sé, una garanzia di innovazione.
In questo senso, l’azione dell’economista capo non è politica ma metodologica:
riporta il dibattito ai numeri, ai modelli econometrici e agli effetti misurabili.
Una lettura sistemica
L’articolo del Financial Times, letto in questa prospettiva, non è soltanto una cronaca di lobbying a Bruxelles. È la rappresentazione di una tensione strutturale tra:
pressione industriale per maggiore concentrazione,
tutela della concorrenza,
necessità di competitività europea.
E in questa tensione, il ruolo del prof. Tarantino è centrale: garantire che le decisioni siano fondate su evidenze economiche solide, non su narrazioni settoriali.
In definitiva, le risultanze citate dal Financial Times rafforzano l’idea che la politica di concorrenza europea continuerà a essere guidata da analisi tecniche stringenti.
E ciò conferma l’importanza del lavoro svolto dall’ufficio dell’economista capo, oggi diretto dal prof. Emanuele Tarantino.