I graffiti cultuali

la memoria del popolo cavallinese incisa nella pietra e riscoperta nel volume di Leone e Paladini

A volte sono invocazioni al Cielo, in altre esprimono un modo per ringraziare, ma spesso sono il semplice segno del proprio passaggio da un luogo. Che resta impresso nei secoli. Sono i graffiti che le pietre racchiudono e «raccontano», impronta silente degli uomini che ci hanno preceduto.

Damiano Leone e Giovanni Paladini hanno «indagato» su questi segni presenti nei monumenti sacri della «loro» Cavallino e hanno dato alle stampe il volume I graffiti cultuali delle chiese e delle cappelle di Cavallino. Memoriam servare (Amazon Publishing). In esso sono descritti ed interpretati i graffiti, sessantadue per l’esattezza quelli individuati, presenti sulle facciate della Chiesa Madre di Maria Ss. Assunta, della Chiesa dei Santi Nicolò e Domenico annessa al Convento dei Domenicani, della Cappella della Madonna dell’Arco e della Cappella di Santo Stefano, quest’ultima privata. Memoriam servare, ossia “custodire il ricordo” è la sorta di motto che Leone e Paladini hanno scelto per il libro, perché questo fu l’intento che animò, secoli fa, gli uomini che incisero sulle facciate di questi edifici sacri gli eventi più significativi delle loro esistenze.

Testimonianze semplici e spontanee di vite reali, donate a Dio e tracciate prima dal sentimento che dalla mano: marinai, pellegrini, fedeli, lavoratori. Una barca, un nome, una data, una croce o una frase incerta si trasformano così in tasselli di memoria, risonanze di viaggi faticosi, di conversioni interiori, di una fede riscoperta o invocata nei momenti di necessità. Gli autori, guidati da una profonda passione per la storia della propria Città, hanno saputo interpretare quei segni come messaggi affidati alla pietra: promesse, timori, speranze, ma anche la celebrazione del lavoro inteso come forma di preghiera. Questo libro non si limita a raccogliere e studiare tali tracce, ma intende dar loro ascolto, restituendo dignità a una voce discreta e, attraverso di essa, riflettendo sul significato della memoria non come rimpianto del passato, bensì come gesto vivo, attuale e indispensabile. Tra i graffiti individuati figurano anche un Quadrato del Sator, simboli templari, croci di Malta e un calice sormontato da croce e pigna.

Scrive Alessandro Romano, regista e scrittore, nella sua prefazione al volume: «[…] i graffiti, specie quelli ricchi di particolari, aprono agli studiosi di oggi un mondo, che pian piano si riapre ai nostri occhi come un fiore che dischiude i petali. Così, da una semplice velatura possiamo risalire al tipo di nave usata, che ricollega esattamente ad un periodo storico. E da alcune croci graffite possiamo risalire ad ordini monastici […]. Un testo necessario, questo di Giovanni Paladini e Damiano Leone, perché l’argomento dei graffiti è ancora considerato come “Stoia minima”, non detiene gli allori della “grande Storia!, eppure ti accompagna senza scorciatoie direttamente nella vita del passato, di uomini come noi, né imperatori né papi, che però hanno avuto nel loro intimo il “senso” della Storia». Scrivono gli autori: «Nel partecipare quanto da noi scoperto – dicono gli autori del volume – vorremmo che i Cavallinesi, fedeli e non, prendessero coscienza che le pietre parlano. Parlano le pietre della nostra città messapica e parlano le pietre dei nostri templi. Diamo loro ascolto». Il libro sarà presentato a Cavallino, nelle sale al primo piano dell’ex Convento dei Domenicani (corso Umberto I, 42), giovedì 29 gennaio alle ore 18.30. ad aprire la serata, organizzata dal Comune di Cavallino con la collaborazione del Cenacolo «Amici G. De Domincis» di cavallino, saranno i saluti del Sindaco della Città di Cavallino Bruno Ciccarese Gorgoni e del Parroco di Cavallino don Alberto Taurino. Insieme con gli autori intervengono Carmen Tessitore, divulgatrice culturale e Alessandro Romano, autore della prefazione. Introduce e modera Ludovico Malorgio, giornalista e presidente del Cenacolo.

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