Eccellenze donne di cura, a Monteroni il riconoscimento a due protagoniste della sanità salentina
di Davide Tommasi
Due donne salentine della sanità premiate per competenza, ricerca e umanità.
MONTERONI DI LECCE – La scienza incontra l'umanità, la professionalità si intreccia con la cura e il talento diventa un patrimonio da restituire al territorio. È questo il filo conduttore della serata “Eccellenze donne di cura”, promossa dalla sezione FIDAPA di Monteroni di Lecce in collaborazione con l'associazione Alessia Pallara.
Una serata intensa, ospitata nel Salone delle Feste di Palazzo Baronale, che ha riunito istituzioni, associazioni, professionisti, cittadini e rappresentanti del mondo sanitario per celebrare due donne che hanno costruito il proprio percorso professionale tra ricerca, assistenza e attenzione alla persona: la dottoressa Adele Civino, pediatra e responsabile dell'Unità operativa di Reumatologia e Immunologia pediatrica dell'ospedale Vito Fazzi di Lecce, e la dottoressa Maria Cristina Barba, medico specialista in Radioterapia oncologica presso il Polo oncologico dello stesso ospedale.
Due storie differenti, ma unite da una scelta precisa: formarsi anche fuori dal Salento, acquisire competenze e poi tornare nella propria terra per metterle a disposizione dei pazienti e delle loro famiglie.
Marcella Tarantini , una conduzione che ha dato voce alle emozioni della serata
A condurre l'intero appuntamento è stata Marcella Tarantini , protagonista di una conduzione attenta, elegante e partecipata.
Il suo ruolo non si è limitato a collegare i diversi momenti del programma: Tarantini ha accompagnato il pubblico dentro le storie delle protagoniste, dando ritmo agli interventi e riportando continuamente l'attenzione sul significato più profondo della parola cura.
Con sensibilità e professionalità ha saputo creare un vero filo narrativo tra medicina, ricerca, memoria, istituzioni, associazionismo e arte, lasciando spazio alle testimonianze personali e alle emozioni.
La conduzione ha contribuito così a trasformare una cerimonia di premiazione in un momento di riflessione collettiva sul valore della professionalità, della solidarietà e dell'impegno femminile.
Un ruolo particolarmente importante in una serata nella quale non si celebravano soltanto due eccellenze professionali, ma anche le persone, le famiglie, i colleghi e le comunità che accompagnano ogni percorso di cura.
Il valore della competenza, ma soprattutto quello della persona
Il tema centrale della serata è stato chiaro: la competenza professionale è indispensabile, ma sono le qualità umane a fare realmente la differenza.
Accanto alla preparazione scientifica e al talento sono emerse parole come ascolto, sensibilità, empatia, responsabilità e capacità di prendersi cura.
È questo ciò che trasforma la medicina da semplice prestazione professionale in una relazione autentica con il paziente.
E proprio su questo aspetto Marcella Tarantini ha costruito buona parte della conduzione, dando alle due professioniste la possibilità di raccontarsi non soltanto come medici, ma come donne, madri, figlie e persone che hanno scelto di mettere la propria professionalità al servizio degli altri.
L'Amministrazione comunale: Leucci e Quarta al fianco delle eccellenze
Particolarmente significativo il contributo dell'Amministrazione comunale di Monteroni di Lecce, presente alla serata con il vicesindaco Leucci e con l'assessore alla Cultura Mimmo Quarta.
Nel suo intervento, il vicesindaco Leucci ha voluto sottolineare il valore di una manifestazione capace di mettere al centro le donne, la professionalità, la cura e l'impegno verso la comunità. Un riconoscimento che, oltre a celebrare due importanti protagoniste della sanità salentina, rappresenta un'occasione per valorizzare il ruolo delle donne nella società e il contributo di chi, attraverso il proprio lavoro, mette competenze e sensibilità al servizio degli altri.
Leucci ha evidenziato come le donne rappresentino una componente fondamentale della crescita della comunità, non soltanto in ambito familiare e professionale, ma anche nella partecipazione sociale, culturale e civile. Da qui il valore di iniziative capaci di accendere i riflettori su storie di talento, sacrificio e dedizione, trasformandole in esempi per le nuove generazioni.
A seguire, l'assessore alla Cultura Mimmo Quarta ha posto l'accento sul significato culturale e sociale dell'iniziativa. La cultura, ha evidenziato, non è soltanto arte e patrimonio, ma anche capacità di costruire comunità, custodire la memoria, riconoscere il talento e creare relazioni.
In questa prospettiva, la serata dedicata alle “Eccellenze donne di cura” ha rappresentato un momento importante per Monteroni, perché ha unito cultura, memoria, ricerca, solidarietà e valorizzazione delle professionalità.
Quarta ha sottolineato inoltre l'importanza di riconoscere quelle eccellenze che, dopo essersi formate anche fuori dal territorio, scelgono di tornare e mettere le proprie competenze a disposizione della comunità. Una scelta che assume un valore ancora più significativo in ambito sanitario, dove professionalità e ricerca possono contribuire concretamente a migliorare la qualità della vita delle persone e a ridurre la migrazione sanitaria.
L'assessore alla Cultura ha inoltre partecipato al momento della premiazione della dottoressa Maria Cristina Barba, contribuendo a rendere ancora più forte il significato istituzionale e simbolico del riconoscimento.
La presenza di Leucci e Quarta ha così confermato la volontà dell'Amministrazione comunale di essere accanto al mondo associativo e alle iniziative che valorizzano le persone, rafforzano il senso di comunità e trasformano il riconoscimento delle eccellenze in un messaggio di fiducia e di futuro per l'intero territorio.
Francesca Stomeo: «Insieme si possono fare veramente tante cose»
Importante anche l'intervento della presidente del Consiglio comunale di Monteroni di Lecce, Francesca Stomeo, che ha portato il saluto dell'intero Consiglio comunale.
Stomeo ha posto al centro del suo intervento il rapporto tra istituzioni e associazioni, sottolineando la necessità di costruire una collaborazione concreta e continuativa.
«Insieme si possono fare veramente tante cose» è stato il senso del suo messaggio.
Un concetto particolarmente importante quando si parla di sanità, ricerca, prevenzione e sostegno alle famiglie.
La presidente del Consiglio comunale ha richiamato quindi l'importanza di una partecipazione che non sia soltanto formale, ma capace di trasformarsi in progetti e iniziative concrete.
La serata è diventata così anche un esempio della forza della rete: Comune, associazioni, professionisti e cittadini possono collaborare per costruire una comunità più attenta ai bisogni delle persone.
Wilma D'Amato: dalla memoria di Alessia un impegno concreto per la ricerca
A rappresentare l'associazione Alessia Pallara è intervenuta Wilma D'Amato, che ha ricordato i dodici anni di attività e il costante impegno a sostegno della ricerca.
L'associazione raccoglie fondi attraverso manifestazioni e iniziative organizzate durante tutto l'anno, destinandoli in particolare al finanziamento di assegni di ricerca presso l'Università del Salento.
Nel suo intervento, D'Amato ha riportato al centro il significato più profondo di questo impegno: trasformare una perdita dolorosa in qualcosa capace di generare futuro.
La memoria di Alessia Pallara, scomparsa a soli 15 anni a causa di una forma acuta di leucemia mieloide, è diventata infatti un percorso concreto di solidarietà, ricerca e attenzione verso gli altri.
Ricerca e cura, ha sottolineato D'Amato, sono due dimensioni profondamente legate.
La ricerca guarda al futuro e cerca nuove risposte alle malattie; la cura richiama invece la dimensione umana, quella capacità di stare accanto alla persona fragile e alla sua famiglia.
Il suo intervento è stato anche un invito alla comunità a sostenere l'associazione e a considerare la ricerca come un investimento collettivo sul futuro.
La forza della rete tra FIDAPA, associazioni e istituzioni
Il tema della rete è tornato più volte durante la serata.
La presidente della sezione FIDAPA di Monteroni Maria Rosa Rizzo ha ricordato il rapporto costruito negli anni con l'associazione Alessia Pallara e la volontà di dare al riconoscimento un significato sempre più ampio, valorizzando storie e professionalità capaci di rappresentare un esempio per le nuove generazioni.
La collaborazione tra FIDAPA, associazione Alessia Pallara, Amministrazione comunale e mondo sanitario ha dimostrato come realtà differenti possano lavorare insieme per un obiettivo comune.
E proprio Marcella Tarantini Alluga, attraverso una conduzione capace di mettere in relazione tutti i protagonisti, ha accompagnato questo dialogo, dando a ciascuno spazio e valore.
Adele Civino: «I bambini sono il mio motore»
La storia professionale della dottoressa Adele Civino nasce in famiglia.
Nel raccontare le proprie origini, la pediatra ha ricordato il padre, medico urologo, e la madre, insegnante, figure che hanno contribuito a trasmetterle il valore della professione e soprattutto l'amore per gli altri.
La scelta della pediatria è arrivata quasi naturalmente.
«I bambini sono veramente un motore di energia e di scambio continuo di affetto», ha raccontato.
La sua formazione si è sviluppata a Bologna, dove ha lavorato anche nell'ambito dell'oncoematologia pediatrica, acquisendo competenze che successivamente ha deciso di riportare nel Salento.
Durante il periodo trascorso fuori regione, Civino ha vissuto direttamente le difficoltà delle famiglie costrette a viaggiare per ottenere cure specialistiche.
Quell'esperienza ha rafforzato in lei una convinzione: quelle competenze dovevano tornare a disposizione dei bambini della sua terra.
Da qui il percorso che l'ha portata prima a Tricase e successivamente a Lecce, dove oggi l'Unità di Reumatologia e Immunologia pediatrica rappresenta un punto di riferimento per numerose patologie complesse.
Un centro nato anche per contrastare la migrazione sanitaria
Il progetto professionale di Civino affonda le proprie radici nella necessità di offrire ai bambini del territorio cure altamente specialistiche senza costringerli a lunghi viaggi.
Le malattie reumatiche pediatriche, le artriti, le connettiviti e le immunodeficienze richiedono competenze specifiche e una rete multidisciplinare.
Nel corso degli anni, il lavoro è cresciuto fino alla costituzione di un'unità altamente specializzata all'interno del Vito Fazzi.
Oggi il reparto segue oltre mille bambini e adolescenti ogni anno.
Un risultato che, ha sottolineato Civino, non può essere attribuito alla singola professionalità, ma è il frutto di un lavoro di squadra che coinvolge medici, infermieri, psicologi, biologi, data manager, associazioni e altre figure sanitarie.
«Quando si raggiungono degli obiettivi non è mai il singolo che li raggiunge», è stato uno dei concetti centrali del suo intervento.
Maria Cristina Barba: la radioterapia tra tecnologia e umanità
La seconda protagonista della serata è stata la dottoressa Maria Cristina Barba, specialista in Radioterapia oncologica.
Anche la sua scelta professionale è legata a un'esperienza personale.
Da giovane ha vissuto nella propria famiglia una malattia oncologica e ha conosciuto direttamente la difficoltà degli spostamenti necessari per ricevere cure che all'epoca non erano disponibili nel Salento.
La radioterapia l'ha affascinata per la capacità di mettere insieme medicina, tecnologia, fisica, oncologia e psicologia.
Dopo la formazione a Roma, anche lei ha scelto di tornare a Lecce.
«Perché la mia gente non può avere quello che c'è qui a Roma?» è stata la domanda che ha sintetizzato il senso del suo ritorno.
Curare vicino a casa
Dietro la scelta delle due professioniste c'è un tema centrale per la sanità meridionale: la migrazione sanitaria.
Per molti pazienti oncologici e per le famiglie con bambini malati, curarsi lontano da casa significa affrontare trasferimenti, costi, assenze dal lavoro e lunghi periodi lontani dagli affetti.
Il ritorno di professionisti altamente qualificati può contribuire a ridurre quella distanza.
Barba ha ricordato come i trattamenti radioterapici possano richiedere percorsi lunghi e impegnativi e come questo possa mettere in difficoltà intere famiglie.
La sfida è quindi continuare a coniugare tecnologia, attività clinica e ricerca, mantenendo il collegamento con i grandi network scientifici nazionali e internazionali.
Donne, professione e famiglia
La serata ha affrontato anche il tema della conciliazione tra professione e vita familiare.
Essere medico, soprattutto in ambiti caratterizzati da responsabilità e coinvolgimento emotivo, significa spesso portare il lavoro anche oltre le mura dell'ospedale.
Civino ha raccontato il sostegno ricevuto dalla famiglia, dal marito, dai figli, dalla sorella e dagli amici.
«Non si riesce a conciliare bene tutto, però c'è uno sforzo che si fa insieme».
Barba, madre di tre figli, ha parlato a sua volta dell'importanza di poter contare su una rete familiare solida.
Dietro l'eccellenza scientifica ci sono dunque persone, famiglie, sacrifici e scelte quotidiane.
Ed è proprio questa dimensione personale ad aver reso ancora più significativa la celebrazione.
I riconoscimenti: la scienza che diventa umanità
Il momento più atteso della serata è stato quello della consegna dei premi.
Alla dottoressa Adele Civino è stato assegnato il riconoscimento FIDAPA “Eccellenze donne di cura”, accompagnato da una “Vittoria alata” realizzata dalla bottega della cartapestaia monteronese Stefania Martino.
La motivazione ha evidenziato la capacità di fare della cura una vocazione, della competenza uno strumento al servizio degli altri e della professione medica un'espressione di umanità e dedizione.
A Maria Cristina Barba è stato invece conferito un riconoscimento per la competenza professionale, l'attività clinica e la dedizione alla cura dei pazienti oncologici.
Il premio, realizzato dall'artista monteronese Albino mello e offerto dalla Confraternita Maria Santissima Assunta, raffigura la Nike di Samotracia.
Una scelta simbolica: la figura è priva del volto e, di anno in anno, assume idealmente il volto della donna scelta come eccellenza.
Un premio dedicato anche a chi non c'è più
Per Adele Civino il riconoscimento ha assunto anche un significato particolarmente personale.
Nel ringraziare per il premio, la dottoressa ha voluto dedicarlo alla propria famiglia e ai tanti bambini che ha accompagnato nel corso della sua carriera e che oggi non ci sono più.
«Sono delle stelle in cielo», il pensiero rivolto a quei piccoli pazienti che hanno lasciato un segno indelebile nel suo percorso umano e professionale.
È forse proprio qui che si ritrova il significato più profondo dell'intera serata.
La medicina non è soltanto diagnosi, tecnologia e trattamento. È anche memoria, relazione, ascolto e capacità di accompagnare le persone nei momenti più difficili.
La danza per chiudere la serata
A completare l'appuntamento è arrivata l'arte.
La scuola di danza diretta dalla maestra Elena Attanasio ha portato sul palco una performance curata dalla maestra Giorgia Canitano.
La coreografia ha unito estratti di precedenti spettacoli dedicati a temi come la pandemia da Covid-19 e il travaglio della donna, trasformandoli in un racconto dedicato al mondo della medicina e dell'assistenza.
Un omaggio a medici e infermieri e al ruolo che hanno avuto, in particolare durante gli anni della pandemia.
Una serata costruita attorno alla parola “cura”
La serata, condotta da Marcella Tarantini , si è conclusa con i ringraziamenti a FIDAPA, all'associazione Alessia Pallara, all'Amministrazione comunale, ai professionisti, agli artisti e a tutte le realtà che hanno contribuito alla realizzazione dell'iniziativa.
Ma soprattutto con un pensiero ad Alessia Pallara e alla sua famiglia.
La sua memoria continua a tradursi in iniziative concrete a sostegno della ricerca e della comunità.
A Monteroni, quella memoria è diventata un progetto capace di guardare avanti: sostenere la ricerca, valorizzare le professionalità, riconoscere il talento e ricordare che dietro ogni eccellenza scientifica c'è prima di tutto una persona.
Ed è proprio il concetto di cura ad aver unito tutti i momenti della serata: cura della salute, cura della ricerca, cura della memoria, cura del territorio e, soprattutto, cura dell'essere umano.
Una serata di musica ed emozioni con il Maestro Antonio Martino e Tania Greco
È stata una serata all’insegna della musica, delle emozioni e della condivisione, quella che ha visto protagonisti il Maestro Antonio Martino e Tania Greco, capaci di regalare al pubblico momenti di grande intensità e suggestione.
La loro musica ha accompagnato la serata con eleganza e professionalità, creando un’atmosfera particolarmente coinvolgente. Le melodie, interpretate con passione e sensibilità, hanno saputo emozionare il pubblico e rendere ogni momento ancora più speciale.
Il Maestro Antonio Martino, insieme a Tania Greco, ha proposto un percorso musicale ricco di sfumature, alternando brani capaci di suscitare emozioni profonde a momenti più vivaci e coinvolgenti. La loro esibizione ha rappresentato una delle componenti più apprezzate della serata, contribuendo a creare un clima di festa e di partecipazione.
La musica, ancora una volta, si è dimostrata un linguaggio universale, capace di unire le persone e di trasformare una semplice serata in un ricordo da conservare nel tempo. Le note del Maestro Martino e di Tania Greco hanno accompagnato il pubblico in un vero viaggio tra emozioni, ricordi e suggestioni, lasciando un segno particolarmente positivo.
Numerosi sono stati gli apprezzamenti rivolti ai due artisti, che con il loro talento hanno saputo interpretare al meglio lo spiritoella manifestazione