Dove il diritto smette di essere carta e diventa ascolto

di Davide Tommasi

A Otranto un pomeriggio di umanità

Il 23 gennaio 2026, all’Auditorium “Porta d’Oriente” di Otranto, non si è semplicemente inaugurata una nuova sezione dell’Unione dei Giuristi Cattolici Italiani. È accaduto qualcosa di più semplice e più profondo: uomini e donne, credenti e professionisti, si sono fermati a riflettere sul valore della persona, sul dolore di chi bussa alle nostre porte, sul senso autentico del diritto quando incontra la vita reale.

La nascita della sezione di Otranto dell’UGCI, presieduta da Monsignor Francesco Neri, è stata accompagnata da un clima raccolto, quasi familiare. Non l’atmosfera fredda di un evento formale, ma quella di una comunità che si riconosce attorno a una domanda comune: che cosa significa oggi essere giuristi, cristiani e uomini?

Il titolo scelto per il momento di riflessione, “Il diritto incontra l’uomo: politiche migratorie nella prospettiva cristiana dell’accoglienza”, ha trovato piena incarnazione nelle parole e negli sguardi dei relatori. Parlare di migrazioni, in questo contesto, non ha significato discutere di confini o statistiche, ma ricordare che ogni viaggio forzato è una ferita, ogni sbarco una speranza fragile, ogni volto una storia che chiede rispetto.

L’avvocato Sinisi ha condiviso il suo intervento con il tono di chi non parla “di” qualcuno, ma “con” qualcuno. «Questo tema mi appartiene», ha detto, ricordando il suo lavoro accanto ai minori stranieri non accompagnati. Bambini e ragazzi che arrivano soli, spesso senza una lingua, senza una famiglia, senza certezze.
«Dietro ogni numero – ha affermato – c’è una persona con la P maiuscola». Una frase semplice, ma che ha il peso della verità vissuta. Perché chi incontra davvero queste storie sa che il diritto può salvare o ferire, accogliere o respingere.

Nelle sue parole è emersa una convinzione profonda: le leggi non bastano, se non sono abitate dall’umanità. «Solo con la collaborazione di tutte le istituzioni e con lo sguardo dell’accoglienza cristiana – ha aggiunto – possiamo dare una risposta vera a chi cerca pace, dignità, un porto sicuro». Non una risposta perfetta, ma una risposta onesta, che non chiuda gli occhi.

A dare senso e direzione a questo cammino è stato l’intervento di Monsignor Francesco Neri, che ha parlato con il cuore di un pastore. «Ho sostenuto con convinzione questa istituzione», ha detto, «perché ho visto quanto possa essere un luogo di umanità». Non solo formazione professionale, ma accompagnamento nella fede, crescita personale, responsabilità condivisa.

Mons. Neri ha ricordato che la nuova sezione otrantina, accompagnata da don Stefano Micheli, non nasce per difendere privilegi, ma per servire. Servire il diritto, servire la Chiesa, servire la società. «Abbiamo bisogno di costruire una fraternità umana vera», ha affermato, «non fondata sulla forza, ma su un diritto che protegge, che ascolta, che custodisce».

Le sue parole più forti sono arrivate quando ha parlato di pace. Non una pace proclamata, ma costruita giorno per giorno. «Non sono le armi a risolvere i conflitti», ha detto, «ma il dialogo, la condivisione di regole giuste, la volontà di riconoscersi fratelli». Un messaggio che ha attraversato la sala in silenzio, come accade quando una verità tocca qualcosa di profondo.

L’inaugurazione dell’Unione dei Giuristi Cattolici Italiani – sezione di Otranto – è stata così un inizio discreto ma necessario. Un invito a non separare la competenza dalla compassione, la legge dal Vangelo, la professione dalla coscienza. Perché il diritto, quando si lascia incontrare dall’uomo, non perde forza: diventa giusto.

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