Violenza di genere: a Copertino una sala piena dice basta

di Davide Tommasi

All’incontro “Donne: quello che non dicono” confronto tra diritto, società e cultura per costruire una nuova consapevolezza contro discriminazioni e soprusi.

COPERTINO – Ci sono temi che non possono più restare in silenzio. Temi che chiedono spazio, ascolto e responsabilità collettiva. Questioni che riguardano la dignità delle persone e che toccano nel profondo la coscienza di una società. È con questo spirito che giovedì 5 marzo 2026, alle ore 18.30, nella suggestiva cornice storica de Il Cavaliere al Borgo Antico a Copertino, si è svolto l’incontro pubblico “Donne: Quello che non dicono”, organizzato dallo Studio Legale dell’avvocato Federica Schito con il patrocinio del Comune di Copertino in occasione della Giornata Internazionale dedicata alla Donna.

Fin dai primi momenti dell’evento è apparso evidente quanto il tema fosse sentito dalla comunità. La sala, infatti, si è presentata gremita di pubblico, con una partecipazione che ha superato ogni aspettativa degli organizzatori. Donne, uomini, giovani, professionisti, rappresentanti del mondo associativo e cittadini hanno riempito ogni posto disponibile, creando un clima di grande attenzione e partecipazione. Molti sono rimasti in piedi pur di poter assistere all’incontro, segno tangibile di quanto forte fosse il desiderio di ascoltare, comprendere e contribuire a un dibattito che riguarda l’intera collettività.

La grande affluenza non è stata soltanto un dato numerico, ma il riflesso di una crescente sensibilità sociale verso temi che per troppo tempo sono stati relegati nella sfera privata o nel silenzio. Il pubblico presente ha partecipato con attenzione e rispetto, seguendo ogni intervento con grande interesse e dimostrando come il bisogno di confronto e consapevolezza sia oggi più forte che mai.

L’incontro si è sviluppato come un momento di dialogo e riflessione multidisciplinare, nel quale sono stati affrontati i diversi aspetti della condizione femminile nella società contemporanea: da quelli giuridici a quelli sociali, culturali e persino medici. Un percorso di analisi che ha permesso di ripercorrere l’evoluzione della figura della donna nel corso degli anni, tra conquiste legislative, cambiamenti culturali e nuove sfide ancora da affrontare.

Nel corso degli interventi è stato sottolineato come la condizione della donna abbia conosciuto negli ultimi decenni una profonda trasformazione. Le conquiste normative e sociali hanno contribuito a rafforzare il riconoscimento dei diritti e della dignità femminile, offrendo strumenti di tutela sempre più concreti. Tuttavia, i relatori hanno ricordato come il percorso verso una piena ed effettiva parità non possa dirsi concluso.

Ancora oggi, nel pieno del XXI secolo, molte donne si trovano a dover affrontare ostacoli e disuguaglianze che limitano il pieno accesso alle opportunità professionali e ai ruoli decisionali. In numerosi contesti lavorativi e istituzionali, infatti, la diversità di genere continua a rappresentare un limite implicito nella possibilità di raggiungere posizioni dirigenziali o di leadership. Si tratta di barriere spesso invisibili ma profondamente radicate, che richiedono un cambiamento culturale oltre che normativo.

Particolarmente intensa è stata la seconda parte dell’incontro, dedicata al tema della violenza di genere, affrontata in una prospettiva ampia e responsabile. Non soltanto violenza fisica, ma anche violenza psicologica e morale: forme spesso invisibili, silenziose, difficili da riconoscere ma profondamente distruttive. Ferite che non sempre lasciano segni sul corpo, ma che incidono profondamente sull’equilibrio emotivo e sulla libertà della persona.

Durante il dibattito è stato evidenziato come la violenza di genere rappresenti una problematica complessa che coinvolge non solo la dimensione individuale della vittima, ma anche l’intero tessuto familiare e sociale. Gli episodi di violenza, infatti, producono conseguenze profonde e durature che possono influenzare il futuro delle vittime e dei loro figli, generando traumi che si ripercuotono nel tempo.

Particolare attenzione è stata dedicata anche all’impatto psicologico e sociale che situazioni di abuso possono generare. I figli che crescono in contesti segnati dalla violenza rischiano di interiorizzare dinamiche relazionali distorte, con possibili ripercussioni sul loro sviluppo emotivo e sul modo in cui costruiranno le proprie relazioni future. Proprio per questo è stata ribadita la necessità di intervenire non solo sul piano giudiziario, ma anche su quello educativo, sanitario e sociale.

Il confronto si è così trasformato in un vero momento di consapevolezza collettiva. Gli interventi dei professionisti presenti hanno ribadito la necessità di costruire una rete sempre più solida tra istituzioni, professionisti del diritto, operatori sanitari, associazioni e società civile, affinché la prevenzione e il contrasto alla violenza diventino una responsabilità condivisa e non restino soltanto principi teorici.

La grande partecipazione del pubblico ha reso l’incontro ancora più significativo, trasformandolo in un momento di autentica comunità. Molti dei presenti hanno seguito con attenzione ogni passaggio del dibattito, dimostrando quanto il tema della tutela delle donne e del rispetto della dignità umana sia ormai percepito come una questione che riguarda tutti.

Al termine dell’incontro, l’avvocato Federica Schito ha espresso grande emozione per la straordinaria partecipazione registrata.

“Era un incontro necessario – ha dichiarato – e la sala piena questa sera ne è la prova concreta. Vedere così tante persone presenti significa capire che l’attenzione verso questi temi sta crescendo e che qualcosa dentro la nostra coscienza collettiva sta davvero cambiando.”

Un elemento particolarmente significativo è stato anche l’elevato numero di uomini presenti tra il pubblico, segnale di una crescente sensibilità condivisa e di una partecipazione sempre più ampia alla lotta contro ogni forma di violenza.

“Quello che mi rende ancora più fiduciosa nel futuro – ha aggiunto – è la presenza importante di uomini tra i partecipanti. Fino a pochi anni fa sarebbe stato difficile immaginare una partecipazione così ampia. Questo dimostra che la lotta contro la violenza di genere riguarda tutti e non può essere considerata una battaglia delle sole donne.”

Alla domanda su quanto si possa essere soddisfatti dei risultati raggiunti finora, la risposta dell’avvocato Schito è stata chiara, diretta e carica di determinazione.

“Soddisfatta? Assolutamente no. Lo sarò soltanto quando le morti per femminicidio, gli episodi di violenza e le discriminazioni saranno pari a zero. Fino a quel momento dobbiamo continuare a lavorare con impegno, determinazione e responsabilità.”

L’incontro di Copertino ha lasciato un messaggio forte e necessario: il cambiamento nasce dal confronto, dalla consapevolezza e dalla partecipazione. E la straordinaria presenza di pubblico registrata durante la serata dimostra che la comunità è pronta a fare la propria parte per costruire una società più giusta, più consapevole e realmente fondata sul rispetto, sulla dignità e sulla piena parità tra uomini e donne.

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