Cocumola, una notte di musica, tradizione e allegria per la Festa della Madonna dell’Uragano

di Davide Tommasi

COCUMOLA – Una piazza piena, la musica, le risate, i balli, la voglia di stare insieme e quel forte senso di appartenenza che nel Salento riesce ancora a trasformare una festa di paese in un grande momento di comunità.

È stata una serata intensa e partecipata quella vissuta a Cocumola in occasione della 48ª edizione della Festa della Madonna dell’Uragano, tra tradizione popolare, musica folk, ospiti, ironia e momenti di autentica convivialità.

A fare da padrone di casa sul palco è stato Gianpaolo, accolto dal pubblico con entusiasmo e pronto, fin dalle prime battute, a coinvolgere la piazza. «Torno a Cocumola per la terza volta – ha raccontato – non c’è due senza tre». Una presenza che, negli anni, lo ha visto protagonista prima con la sua band e poi accanto ad altri artisti, fino alla serata dedicata alla musica popolare salentina.

Enzo Petrachi e il folk salentino

Il momento musicale più atteso è arrivato con il maestro Enzo Petrachi, accolto da un lungo applauso. Con lui sul palco una formazione di musicisti capace di riportare al centro della serata il folk leccese e le sonorità più autentiche della tradizione salentina.

Fisarmonica, tastiere, basso e batteria hanno accompagnato una piazza invitata continuamente a battere le mani a tempo, trasformando Cocumola in un grande spazio di festa.

Tra un brano e l’altro non sono mancati gli interventi con il pubblico, le battute e le improvvisazioni, elementi che hanno reso la serata ancora più spontanea e partecipata.

Particolarmente simpatico anche il coinvolgimento di alcuni spettatori. Tra questi Luigia, ballerino ormai conosciuto dal pubblico delle feste salentine, chiamato sul palco e invitato a mostrare le proprie abilità. Poco dopo è stata la volta di Carmen, scelta scherzosamente tra il pubblico per la sua caratteristica chioma riccia e diventata protagonista di uno dei momenti più divertenti della serata.

Da Barcellona a Cocumola: la festa diventa internazionale

Tra gli ospiti della serata anche alcuni vacanzieri arrivati da Barcellona. Un dettaglio che ha offerto lo spunto per un simpatico gemellaggio musicale tra la Catalogna e il Salento.

Il pubblico ha accolto gli ospiti spagnoli con un applauso, mentre dal palco sono partiti riferimenti alla musica italiana e spagnola, passando per Raffaella Carrà e altri tormentoni conosciuti ben oltre i confini italiani.

Un momento semplice e spontaneo, ma anche il segnale di come le feste salentine siano diventate negli anni luoghi capaci di attirare visitatori da ogni parte d’Italia e anche dall’estero.

Il legame con Bruno Petrachi

Per Enzo Petrachi quella di Cocumola non è stata una semplice esibizione. Il legame con la festa affonda infatti le proprie radici nel passato.

Gianpaolo ha ricordato che la prima edizione della manifestazione venne animata da suo padre, Bruno Petrachi, quasi mezzo secolo fa.

«Parliamo effettivamente di 48 anni fa», ha raccontato dal palco, dedicando un applauso al padre dell’artista.

Un filo che unisce generazioni diverse e che rende ancora più significativo il ritorno di Enzo Petrachi a Cocumola.

Nel corso della serata il maestro ha ripercorso anche alcune delle canzoni della tradizione, comprese quelle che ricordava cantate in famiglia dal padre. Un passaggio particolarmente sentito, capace di riportare la musica popolare alla sua dimensione più autentica: quella della memoria, delle famiglie e delle serate trascorse insieme.

Cesco e Puccia, la piazza canta

Ad arricchire ulteriormente il programma sono arrivati anche Cesco e Puccia, accolti con grande entusiasmo dal pubblico.

La loro presenza ha aggiunto alla serata un’ulteriore dose di energia, ironia e coinvolgimento.

Con Cesco non poteva mancare il riferimento al Lecce e alla passione calcistica che accompagna ogni festa salentina. Dal palco è partito inevitabilmente il coro «Forza Lecce», immediatamente raccolto dalla piazza, in un momento di grande partecipazione e orgoglio salentino.

Particolarmente coinvolgente è stato poi il momento dedicato a “Suona Chitarra”, brano al quale Cesco è particolarmente legato e che ha scelto di condividere direttamente con la piazza. Tra musica e battute, l’artista ha trascinato i presenti nel canto, creando un’atmosfera di festa e partecipazione.

Non sono mancati neppure i momenti dedicati a “KaliNIfta”, che hanno fatto divertire e cantare la piazza, con il pubblico impegnato ad accompagnare Cesco durante l’esibizione.

A completare il momento di festa ci ha pensato poi Puccia, che si è cimentato con “Machina Gialla”, riuscendo a coinvolgere ancora una volta l’intera piazza. Il brano ha scatenato il pubblico, che ha accompagnato l’esibizione cantando e lasciandosi trascinare dall’energia del palco.

La serata è così diventata un alternarsi continuo di musica, dialoghi con il pubblico, improvvisazioni e momenti di puro divertimento.

Musica, cibo e identità salentina

In una festa salentina, alla musica non può mancare la tavola.

Gli stand gastronomici hanno accompagnato la serata con profumi e sapori capaci di richiamare uno degli aspetti più autentici delle feste di paese: la convivialità.

Protagonista dell’offerta gastronomica è stata la carne de Lu Campo di Ortelle, preparata e servita negli appositi stand per i numerosi presenti. Accanto alle specialità di carne non sono mancate diverse proposte di bibite, ideali per accompagnare la cena e rinfrescare i partecipanti durante le ore della festa.

Gli stand sono diventati così un vero e proprio punto di ritrovo all’interno della manifestazione: uno spazio dove incontrarsi, mangiare insieme, scambiare qualche parola e continuare a vivere l’atmosfera della festa anche lontano dal palco.

Dal palco si è parlato anche del rapporto profondo tra Cocumola e la gastronomia, un legame che affonda le proprie radici nelle tradizioni familiari e che, nel tempo, si è trasformato anche in un’opportunità professionale.

La cucina, infatti, continua a essere un sapere che si tramanda soprattutto all’interno delle famiglie, attraverso gesti semplici, ricette custodite nel tempo e quei piccoli segreti che spesso non finiscono nemmeno nei libri di cucina.

«Le mamme cucinano bene, i figli apprendono e poi portano quello che hanno imparato nel proprio lavoro», è stato spiegato scherzosamente dal palco.

Una battuta che racconta però una realtà molto presente nel territorio: tante competenze professionali nascono proprio tra le mura di casa, osservando i genitori e imparando fin da piccoli a conoscere ingredienti, sapori e preparazioni della tradizione.

Perché in Salento una festa non è mai soltanto musica. È anche tavola, vino, chiacchiere, amicizia e convivialità. È il piacere di ritrovarsi insieme e sentirsi parte di una comunità.

“Lu pompiere” accende la festa, ma il messaggio è serio: proteggiamo il Salento dagli incendi

Nel corso della serata non sono mancati momenti dedicati alla sensibilizzazione e alla sicurezza, con un richiamo all’importanza della prevenzione degli incendi, tema particolarmente delicato durante i mesi estivi, quando caldo, siccità e condizioni climatiche favorevoli possono aumentare sensibilmente il rischio di propagazione delle fiamme. Un messaggio inserito all’interno della festa come invito alla responsabilità e alla tutela del territorio, perché vivere e amare il Salento significa anche rispettarlo, proteggerne il patrimonio e prendersene cura, soprattutto nei periodi caratterizzati da maggiore rischio di incendi. Il richiamo alla prevenzione ha trovato un curioso legame anche con uno dei momenti musicali più divertenti della serata, quello dedicato a “Lu pompiere”, tra ironia, passione e tradizione popolare salentina.

Il maestro Enzo Petrachi, figlio del mitico Bruno Petrachi, ha voluto infatti dedicare un momento della serata alla celebre canzone “Lu pompiere”, brano scritto dal padre Bruno e interpretato anche dallo stesso Enzo, entrato nell’immaginario della musica popolare salentina grazie alla sua capacità di unire ritmo, ironia e quel particolare gusto per il doppio senso che caratterizza molti canti della tradizione meridionale. Dietro la richiesta, apparentemente innocente, di chiamare un pompiere per spegnere un incendio, si nasconde infatti una metafora goliardica e ammiccante legata alla passione amorosa e al desiderio fisico di una giovane donna.

Il “fuoco” evocato dalla protagonista non è naturalmente un incendio reale, ma rappresenta l’ardore dell’innamoramento e una passione difficile da contenere: la richiesta di spegnerlo diventa così una maniera ironica per raccontare un desiderio sentimentale e carnale. Anche la figura del pompiere assume un significato simbolico, trasformandosi metaforicamente nell’uomo desiderato, colui che ha il compito di “spegnere” il fuoco della passione. Il ritornello, con il suo gioco di parole e le allusioni legate alla pompa e all’acqua, accentua ulteriormente il tono scherzoso e provocatorio del brano, mentre il coinvolgimento della madre nel celebre “Mamma chiama lu pompieri” richiama il linguaggio degli stornelli e della tradizione popolare, giocando sul contrasto tra l’apparente ingenuità delle parole e il loro significato più malizioso.

È proprio questo equilibrio tra semplicità, comicità e doppio senso a rendere “Lu pompiere” un esempio significativo di quel particolare modo di fare musica popolare che ha caratterizzato anche il repertorio di Bruno Petrachi, nel quale dialetto, ritmo, ironia e situazioni quotidiane diventano strumenti per raccontare la vita, l’amore e le relazioni con leggerezza e senza prendersi troppo sul serio. Enzo Petrachi, raccogliendo l’eredità artistica del padre, continua così a portare davanti al pubblico un patrimonio musicale profondamente legato alla cultura popolare salentina. Una serata capace, dunque, di mettere insieme tradizione musicale, memoria familiare, ironia popolare e sensibilizzazione: dal “fuoco” metaforico della passione raccontato da “Lu pompiere” al fuoco reale che, soprattutto durante l’estate, può minacciare il patrimonio naturale del Salento, il messaggio resta uno solo: divertimento e tradizione possono convivere con la consapevolezza e con l’impegno a proteggere il territorio.

Il comitato e il lavoro dietro la festa

La parte finale della serata è stata dedicata ai ringraziamenti, un momento particolarmente sentito che ha permesso di ripercorrere il grande lavoro svolto nei mesi precedenti per rendere possibile la manifestazione.

A prendere la parola è stato il presidente del comitato festa, Giuseppe Palma, che ha voluto innanzitutto sottolineare l’impegno e la passione messi in campo da tutte le persone che, a vario titolo, hanno contribuito alla riuscita dell’evento.

Un lavoro spesso silenzioso, portato avanti lontano dai riflettori, fatto di organizzazione, disponibilità, sacrifici e collaborazione.

Nel suo intervento, il presidente ha ricordato in particolare il prezioso contributo dei giovani e delle donne, protagonisti non solo nei momenti più visibili della festa, ma anche nelle numerose attività organizzative svolte dietro le quinte.

Un ringraziamento è andato inoltre a tutti i volontari, che con il loro tempo e la loro presenza hanno rappresentato una risorsa fondamentale per l’intera manifestazione.

Parole di gratitudine sono state rivolte ai collaboratori più stretti del comitato, a quanti hanno lavorato quotidianamente per coordinare le diverse iniziative e a tutti coloro che hanno offerto il proprio contributo, grande o piccolo, affinché ogni momento della festa potesse svolgersi nel migliore dei modi.

Giuseppe ha quindi rivolto un sentito ringraziamento agli sponsor e alle attività commerciali che hanno sostenuto l’iniziativa, riconoscendone il ruolo fondamentale. Un grazie è stato espresso anche alle associazioni che hanno messo a disposizione materiali, competenze e supporto, contribuendo a creare una rete di collaborazione che ha coinvolto l’intero territorio.

Non è mancato, infine, il riconoscimento alle istituzioni che hanno accompagnato la manifestazione attraverso il patrocinio e il sostegno alle attività organizzate. In particolare, il presidente ha rivolto un pensiero a don Salvatore, all’amministrazione comunale, alla Regione Puglia e alla Provincia di Lecce, ringraziandoli per la vicinanza dimostrata.

Al centro del suo intervento è stata soprattutto la comunità di Cocumola, indicata da Giuseppe Palma come il vero cuore della manifestazione.

Una comunità che, attraverso la partecipazione e il senso di appartenenza, continua a mantenere viva una tradizione profondamente radicata nella storia e nella devozione del paese.

Il momento dei saluti si è concluso con una promessa e, allo stesso tempo, con un nuovo appuntamento.

«Vi prometto che ci vediamo il prossimo anno», ha detto Giuseppe, salutando il pubblico e dando idealmente il via al conto alla rovescia verso la prossima edizione della Festa della Madonna dell’Uragano.

La riffa chiude la serata

Prima dei saluti finali non poteva mancare la tradizionale riffa.

Tre i premi messi in palio: un buono carburante da 50 euro per il terzo estratto, un tablet per il secondo e un monopattino elettrico per il primo.

A vincere il buono carburante è stato Luca De Giorgi, da Minervino di Lecce. Il tablet è andato a Sandra Sansò, sempre da Minervino di Lecce, mentre il primo premio, il monopattino elettrico, è stato assegnato a Giorgio Paiano, da Vignacastrisi.

Una comunità che non vuole andare a dormire

La serata si è conclusa tra nuovi interventi, musica e l’ennesimo coinvolgimento del pubblico.

Anche quando sembrava arrivato il momento dei saluti, Cocumola ha dimostrato di non avere alcuna intenzione di andare a dormire.

L’ultimo pensiero è stato rivolto ancora una volta a tutti coloro che hanno reso possibile la manifestazione: il comitato, i volontari, gli artisti, gli sponsor, le attività locali, le associazioni e soprattutto il pubblico.

Perché la vera forza della Festa della Madonna dell’Uragano è proprio questa: riuscire a mettere insieme generazioni diverse, chi torna a Cocumola dopo essere partito, chi arriva dai comuni vicini e persino chi viene da lontano, come gli amici di Barcellona.

Una notte di musica e tradizione, dunque, ma soprattutto una notte di comunità.

E l’appuntamento è già fissato: Cocumola dà appuntamento al 2027, per una nuova edizione di una festa capace di unire fede, tradizione, musica, gastronomia e partecipazione popolare.





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