Autovelox non omologato a Lecce
Aumentano le multe annullate. Interrogazione di Rotundo per lo stop
Continuare a impugnare le sentenze che annullano le multe elevate con autovelox non omologati, pur in presenza di una giurisprudenza ormai consolidata e sfavorevole, rischia di trasformarsi in un danno per le casse comunali. È il senso dell’interrogazione a risposta scritta presentata dal consigliere comunale del Partito democratico Antonio Rotundo, indirizzata all’assessore al Contenzioso Maria Luisa Greco e al dirigente dell’Avvocatura Francesco Magnolo, con copia al segretario generale. Rotundo prende le mosse da un atto preciso: la determinazione con cui, il 30 dicembre 2025, l’Avvocatura comunale ha deciso di proporre appello contro una sentenza del giudice di pace di Lecce che aveva annullato un verbale per eccesso di velocità, condannando il Comune al pagamento delle spese legali perché l’impianto di autovelox utilizzato era privo di omologazione. Una pronuncia che, secondo il consigliere Pd, non rappresenta un caso isolato ma si inserisce in un orientamento giurisprudenziale diventato ormai “granitico”, secondo cui le apparecchiature di rilevamento della velocità devono essere omologate e non semplicemente approvate, trattandosi di procedimenti distinti e non equiparabili.
Nell’interrogazione si richiama anche la recente posizione della Cassazione che, con un’ordinanza dell’8 ottobre scorso, ha confermato i precedenti orientamenti arrivando addirittura a invitare il Comune di Ventimiglia a non insistere con i ricorsi e a ritirarli. Un richiamo rafforzato da quanto accaduto davanti al tribunale di Imperia, dove il giudice ha invitato un Comune appellante a rinunciare all’appello per evitare una possibile condanna per lite temeraria, evidenziando come l’esito del giudizio apparisse scontato alla luce delle pronunce della Suprema corte. È su questo terreno che Rotundo pone la questione politica e amministrativa. “Se i giudici hanno ormai chiarito in modo univoco che l’approvazione non equivale all’omologazione – è il ragionamento del consigliere – ha senso continuare a proporre appelli sapendo che l’ente rischia con elevata probabilità di soccombere?”. E ancora: “Non si corre il rischio di aggravare inutilmente la spesa pubblica, con nuove condanne alle spese legali, a carico dei cittadini?”.
I numeri citati nell’interrogazione rafforzano le preoccupazioni. Alla data del 5 dicembre 2025, a Lecce risultavano già 32 sentenze del giudice di pace che avevano annullato verbali per violazione dell’articolo 142 del Codice della strada, condannando il Comune alle spese di giudizio. Alla stessa data, inoltre, erano pendenti altri 370 ricorsi, con udienze di discussione già fissate. Nonostante questo quadro, osserva Rotundo, a fronte di numerose condanne alle spese sarebbe stato proposto un solo ricorso in appello, sollevando interrogativi sui criteri seguiti dall’Avvocatura. Da qui le domande rivolte all’amministrazione: quale sia l’orientamento dell’Avvocatura rispetto al rischio di soccombenza nei giudizi di appello, se si intenda impugnare tutte le sentenze sfavorevoli o solo alcune e sulla base di quali valutazioni, e soprattutto se la consapevolezza della non conformità degli strumenti di rilevamento, unita alla prosecuzione del contenzioso, possa configurare ipotesi di danno erariale o altre forme di responsabilità. Un interrogativo che, nelle parole di Rotundo, chiama in causa non solo la strategia legale dell’ente, ma anche la tutela dell’interesse pubblico e delle finanze comunali.