Attacco Usa a Caracas, Maduro catturato e portato fuori dal Paese. Cresce la tensione internazionale

di Davide Tommasi

Attacco Usa a Caracas, Maduro catturato e portato fuori dal Paese. Cresce la tensione internazionale

Attacco Usa a Caracas, Maduro catturato e portato fuori dal Venezuela. Tra blitz militare e diplomazia, si apre una fase di massima incertezza

Il Venezuela si è svegliato all’alba in uno scenario di guerra. Intorno alle 6.50 italiane, un’operazione militare degli Stati Uniti ha colpito Caracas con una serie di esplosioni e il sorvolo di elicotteri e aerei a bassa quota. Secondo quanto annunciato dal presidente americano Donald Trump, il blitz ha portato alla cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro e di sua moglie, successivamente trasferiti fuori dal Paese sotto custodia statunitense.

L’operazione, autorizzata nei giorni scorsi dalla Casa Bianca, sarebbe stata condotta dalla Delta Force con il supporto dell’intelligence americana. Fonti statunitensi parlano di una missione mirata, basata su informazioni raccolte dalla CIA, che avrebbe permesso di localizzare il presidente venezuelano e di portarlo via in poche ore. Washington ha confermato che Maduro e la moglie sono stati incriminati a New York per reati penali federali, aprendo la strada a un processo negli Stati Uniti.

A Caracas, tuttavia, il bilancio politico e umano dell’operazione resta incerto. Testimoni hanno riferito di almeno sette forti esplosioni in diverse aree della capitale, blackout elettrici e sirene per tutta la notte. Le detonazioni sarebbero avvenute nei pressi di obiettivi strategici: la principale base militare di Fuerte Tiuna, la base aerea di La Carlota, un’antenna di comunicazione e il porto di La Guaira, snodo fondamentale per il commercio venezuelano. Video e immagini circolati sui social mostrano veicoli militari danneggiati e fiamme all’interno di installazioni strategiche.

Il ministero della Difesa venezuelano ha denunciato attacchi contro aree urbane, parlando di civili uccisi e feriti, senza però fornire cifre ufficiali. Anche il New York Times ha riferito di vittime tra la popolazione locale, mentre la Federal Aviation Administration (FAA) ha immediatamente vietato i voli commerciali statunitensi nello spazio aereo venezuelano per motivi di sicurezza.

Dal punto di vista politico, la cattura di Maduro rappresenta uno spartiacque nella lunga crisi venezuelana. Il governo di Caracas ha condannato quella che definisce un’“aggressione armata” degli Stati Uniti, dichiarando lo stato di emergenza e annunciando la transizione alla “lotta armata” per difendere il Paese. Il ministro degli Esteri Yvan Gil ha chiesto una riunione urgente del Consiglio di sicurezza dell’Onu, denunciando una violazione della sovranità nazionale.

In base alla Costituzione venezuelana, in assenza del presidente le funzioni sono passate alla vicepresidente esecutiva Delcy Rodríguez, che assume la guida del Paese in una fase estremamente delicata. Secondo la legge, se l’assenza del capo dello Stato dovesse protrarsi, dovranno essere indette nuove elezioni entro trenta giorni. Intanto le forze armate e la polizia pattugliano le strade di Caracas, nel tentativo di prevenire disordini e proteste.

Sul fronte internazionale, le reazioni sono state immediate e divergenti. L’Unione europea ha invitato alla moderazione e al rispetto del diritto internazionale. L’Alto rappresentante per la Politica estera, Kaja Kallas, ha dichiarato di aver parlato con il segretario di Stato americano Marco Rubio, ribadendo che, pur non riconoscendo la legittimità di Maduro, l’Ue sostiene una transizione pacifica e nel rispetto della Carta delle Nazioni Unite. Anche Spagna e Germania hanno espresso preoccupazione, sottolineando la necessità di evitare un’escalation.

Più dura la reazione della Russia, che ha condannato l’operazione come un atto di aggressione armata e ha invitato tutte le parti al dialogo. Mosca ha avvertito che un ulteriore deterioramento della situazione potrebbe destabilizzare l’intera regione. In America Latina, la Colombia ha schierato l’esercito al confine con il Venezuela, ufficialmente per far fronte a un possibile afflusso di rifugiati e per garantire assistenza umanitaria in caso di emergenza.

Gli Stati Uniti, dal canto loro, difendono l’operazione come un’azione necessaria per “ristabilire la giustizia” e porre fine a un regime accusato da anni di narcotraffico, repressione e violazioni dei diritti umani. Il vicesegretario di Stato Christopher Landau ha parlato di “una nuova alba per il Venezuela”, mentre ambienti del Congresso riferiscono che Rubio non prevede ulteriori azioni militari nel breve termine.

Anche l’Italia segue con attenzione l’evolversi della crisi. La Farnesina è in contatto costante con l’ambasciata a Caracas per monitorare la sicurezza dei cittadini italiani, mentre Palazzo Chigi ha fatto sapere che la presidente del Consiglio è aggiornata sugli sviluppi e pronta a coordinarsi con i partner europei.

Resta ora l’interrogativo centrale: la cattura di Maduro aprirà davvero a una fase di transizione politica controllata o rischia di innescare una spirale di violenza e isolamento internazionale? Tra il racconto di un blitz militare e quello di possibili contatti diplomatici precedenti all’operazione, il Venezuela entra in una delle fasi più incerte della sua storia recente, con equilibri interni e regionali tutti da ridefinire.

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