Sigfrido Ranucci presenta "Il ritorno della casta" per Dialoghi a Oriente

C’è un filo nero che attraversa cinquant’anni di storia italiana. Un filo che lega i santuari della P2 alle stanze del potere contemporaneo, passando per i decreti d’emergenza dei governi Berlusconi e le timide rese della sinistra. Domenica 20 settembre alle 19:30 (ingresso libero fino a esaurimento posti), nel piazzale antistante la Chiesa di Sant’Antonio, in via Diocleziano a Tricase, il giornalista Sigfrido Ranucci, in dialogo con Michela Santoro, presenterà “Il ritorno della casta. Assalto alla giustizia”, pubblicato da Bompiani.  L'incontro rientra nella rassegna “Dialoghi a Oriente”, promossa dal bimestrale religioso-sociale “Siamo la Chiesa” della Parrocchia Sant’Antonio da Padova, in collaborazione con la Libreria Idrusa di Alessano.

Nel libro, il giornalista, autore e conduttore televisivo scoperchia il vaso di Pandora della riforma costituzionale della magistratura. Non è una riforma: è una capitolazione. È un regolamento di conti tra la casta e la magistratura. È l’approdo di un piano eversivo nato in maniera sotterranea dopo tangentopoli, agli albori della seconda Repubblica, che oggi sta assumendo forme sempre più minacciose in Italia ma va inscritto anche nell’inquietante disegno di un nuovo ordine mondiale. Attraverso un’analisi che allinea sotto i nostri occhi vicende solo apparentemente lontane tra loro, Ranucci rivela le ipocrisie e le falle dell’ultimo assalto mirato a mortificare uno dei tre poteri dello Stato. Quello in nome del quale ventotto magistrati hanno perso la vita nell’esercizio delle loro funzioni, quello che ha fatto luce sui fatti più oscuri della nostra storia repubblicana, quello che tutti sono pronti a criticare per le sue lentezze ma di cui nessuno ricorda il lavoro quotidiano di presidio della legalità e della verità proprio in un’epoca in cui questi valori sembrano più che mai in discussione. Infine, come sempre, Ranucci si chiede: chi paga il conto? Nonostante la propaganda prometta processi più veloci, la realtà delineata dalla riforma è quella di un aumento dei costi, del rischio di una paralisi burocratica, di una giustizia a due velocità: un’autostrada garantista per la casta dei colletti bianchi, un vicolo cieco per i più deboli, noi cittadini comuni. Perché l’indipendenza dei giudici non è un privilegio di chi indossa la toga, ma lo scudo che impedisce al potere politico di farsi legge, garantendo che nessuno sia “più uguale degli altri” davanti ai tribunali.

In Rai dal 1990, Sigfrido Ranucci è stato prima inviato per le rubriche del Tg3, poi per Rai News 24. Qui ha firmato inchieste sul traffico illecito di rifiuti e sulla mafia e ha scovato l’ultima intervista al giudice Paolo Borsellino. È stato inviato a New York per seguire l’attentato alle Torri gemelle dell'11 settembre 2001, a Sumatra per lo tsunami nel dicembre 2004, nei contesti di guerra dei Balcani e in Medio Oriente. Dal 2017 al 2026 ha condotto Report su Rai3, che ha ereditato dall’ideatrice Milena Gabanelli. È autore del saggio "Il patto" (con Nicola Biondo, Chiarelettere 2010) e del libro per ragazzi "Navigare senza paura" (Salani). Nel 2024 per Bompiani è uscito La scelta, da cui ha tratto il fortunato spettacolo teatrale "Diario di un trapezista", ancora in tour. Nel febbraio 2026 è stato insignito insieme alla redazione di Report del premio per il giornalismo televisivo intitolato ad Andrea Purgatori.

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