Pug, interviene il sindaco Poli Bortone

Pug, il sindaco Adriana Poli Bortone: <Adeguare il Piano alla nuova visione della città non è uno strappo ma un dovere istituzionale

<Leggo con attenzione le dichiarazioni dell’ex sindaco Carlo Salvemini sul Piano Urbanistico Generale e ritengo opportuno intervenire per riportare il confronto sul terreno dei fatti, delle decisioni istituzionali e del rispetto della volontà democratica espressa dai cittadini.

 Condivido pienamente l’affermazione secondo cui il PUG appartiene alla città e non a un singolo sindaco o a una maggioranza politica. Proprio per questo, tuttavia, esso non può essere considerato un atto immutabile, sottratto agli indirizzi politici e strategici che ogni nuova amministrazione, legittimata dal voto popolare, è chiamata a perseguire.

Il Piano Urbanistico Generale è certamente uno strumento di elevato contenuto tecnico, costruito attraverso studi, approfondimenti e percorsi partecipativi, ma rappresenta anche la visione di sviluppo di una comunità, il modo in cui essa immagina il proprio futuro, il rapporto tra tutela del territorio, crescita economica, sostenibilità ambientale e qualità della vita. È quindi, inevitabilmente, anche un atto politico nel senso più alto e nobile del termine.

Quando i cittadini scelgono una nuova amministrazione, scelgono anche un diverso programma di governo e nuove priorità strategiche. Il dovere di chi amministra è tradurre quegli indirizzi in atti concreti e coerenti, compresi gli strumenti fondamentali di pianificazione territoriale.

Le Linee programmatiche approvate dal consiglio comunale per il mandato 2024-2029 hanno introdotto una visione della città fondata sull’idea di una Lecce “città barocca sul mare”, sul rafforzamento del rapporto con San Cataldo e con il sistema delle marine, sulla rigenerazione della città consolidata, sulla mobilità sostenibile, sulla valorizzazione delle centralità urbane e territoriali e sulla dimensione euromediterranea dello sviluppo leccese.

Si tratta di indirizzi politici pienamente legittimati dal voto e che l’Amministrazione ha il dovere di tradurre in scelte urbanistiche coerenti e durature.

Per questa ragione, la rivisitazione del PUG non rappresenta né uno strappo istituzionale né, tantomeno, una cancellazione del lavoro svolto in passato. Al contrario, essa costituisce l’applicazione concreta del principio di continuità amministrativa, che significa conservare e valorizzare ciò che è utile e coerente, aggiornando e integrando ciò che deve essere armonizzato con i nuovi obiettivi di interesse pubblico.

Le Linee di indirizzo approvate dalla Giunta comunale parlano con estrema chiarezza: esse non costituiscono uno strumento urbanistico autonomo, non producono effetti conformativi sul regime dei suoli e non sostituiscono le competenze degli organi istituzionali chiamati all’adozione e all’approvazione del Piano. Sono, invece, un elaborato istruttorio, ricognitivo e strategico, finalizzato a supportare l’attività dell’Amministrazione e dell’Ufficio di Piano nella rivisitazione e nell’aggiornamento degli elaborati già predisposti.

 Nessun azzeramento, dunque. Nessuna volontà di ripartire da zero. Vi è stata, invece, la necessità di verificare la piena coerenza del Piano con il nuovo quadro di interesse pubblico derivante dal mandato amministrativo ricevuto dai cittadini, valorizzando il patrimonio conoscitivo e progettuale già costruito e distinguendo ciò che può essere confermato da ciò che richiede integrazioni e adeguamenti.

 In questo percorso, l’Amministrazione si è avvalsa del contributo di un Comitato tecnico composto da professionalità di elevata qualificazione, chiamate a svolgere un’attività istruttoria e di approfondimento finalizzata a verificare la coerenza degli elaborati già predisposti con i nuovi indirizzi strategici approvati dal Consiglio comunale. Un contributo di supporto che si è inserito nel più ampio lavoro di rivisitazione e adeguamento del Piano, nel pieno rispetto delle competenze dell’Ufficio di Piano e degli organi istituzionali competenti.

 Su un punto, tuttavia, appare difficile comprendere la posizione dell’ex sindaco. Se, come egli stesso riconosce, una proposta di Piano non può essere considerata intoccabile e la nuova amministrazione ha il diritto di modificarla, integrarla e correggerla, non si comprende come tale rivisitazione possa avvenire senza una sospensione dell’iter di approvazione costruito sulla base di un diverso impianto programmatico.

 È questa la vera questione.

 La rivisitazione di un Piano urbanistico non può esaurirsi in interventi marginali o formali, ma richiede un approfondimento dei suoi presupposti strategici e degli obiettivi di sviluppo che esso è chiamato a perseguire. Quando tali obiettivi non coincidono pienamente con la visione indicata dagli elettori attraverso il mandato democratico conferito a una nuova amministrazione, è non soltanto legittimo, ma necessario procedere agli opportuni adeguamenti, valorizzando il lavoro già svolto e integrandolo con le nuove prospettive di crescita e di sviluppo della città.

 Non si è trattato, dunque, di superare nella sua impostazione generale il Piano predisposto dalla precedente amministrazione, ma di adeguarlo alle Linee programmatiche approvate dal Consiglio comunale e agli obiettivi strategici che la nuova maggioranza ha il dovere di perseguire nell’interesse della comunità.

 Forse il punto di dissenso reale non riguarda il PUG, ma la difficoltà di accettare che il voto dei cittadini abbia affidato ad altri il compito di guidare lo sviluppo futuro della città. La continuità amministrativa è un valore imprescindibile; altra cosa, però, è pretendere che una nuova amministrazione rinunci ad esercitare il mandato democratico ricevuto, limitandosi ad approvare scelte elaborate all’interno di una diversa stagione politica e amministrativa.

 La nostra idea di Lecce come “città barocca sul mare” non è uno slogan ma una precisa visione di sviluppo territoriale che investe il rapporto tra il centro urbano e il sistema costiero, la valorizzazione di San Cataldo e delle marine, il riammagliamento tra città, campagna e mare, la mobilità sostenibile, la rigenerazione urbana, il rafforzamento delle infrastrutture ambientali e il ruolo di Lecce nel contesto euromediterraneo.

 A ciò si aggiungono il recepimento sostanziale del Piano Urbano della Mobilità Sostenibile, la valorizzazione delle grandi centralità di rango sovracomunale, il rafforzamento della rete ecologica e ambientale e l’integrazione delle politiche energetiche e climatiche. Si tratta di scelte che incidono direttamente sull’assetto futuro della città e che richiedono, inevitabilmente, una piena coerenza tra pianificazione urbanistica e mandato amministrativo.

 Il confronto democratico continuerà, come è giusto che sia, nelle sedi istituzionali competenti e con il contributo di tutti. Quando il Piano, rivisitato, aggiornato e adeguato ai nuovi indirizzi strategici, sarà sottoposto al Consiglio comunale, vi sarà spazio per un dibattito aperto, costruttivo e partecipato, nell’interesse esclusivo della comunità leccese, superando ogni sterile polemica e ogni personalizzazione del confronto.

 Ciò che non possiamo accettare è l’idea che la continuità amministrativa coincida con l’immobilismo o che il rispetto del lavoro svolto in passato impedisca a una nuova amministrazione di esercitare fino in fondo il mandato ricevuto dai cittadini.

 La vera continuità amministrativa consiste nel custodire ciò che è valido, migliorare ciò che può essere migliorato e costruire, con responsabilità e visione, la Lecce del futuro>.


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