A Surbo torna la Festa della Cazzateddha: tre giorni tra tradizione, musica, cultura e solidarietà

di Davide Tommasi

Dal 3 al 5 luglio il quartiere Santa Lucia diventa il cuore pulsante dell'estate surbina. Degustazioni del prodotto tipico riconosciuto dalla Regione Puglia, spettacoli, danza e un progetto concreto per l'abbattimento delle barriere architettoniche dell'oratorio parrocchiale.

SURBO – C'è un profumo che appartiene alla memoria, capace di riportare indietro nel tempo e di raccontare una comunità meglio di qualsiasi libro di storia. È quello della Cazzateddha, antica specialità della tradizione gastronomica surbina che, dal 3 al 5 luglio, tornerà protagonista della Festa della Cazzateddha, l'appuntamento che negli ultimi anni è diventato uno degli eventi identitari più significativi dell'estate salentina.

La manifestazione, giunta alla terza edizione dalla sua rinascita, è organizzata dal Comitato Festa Santa Lucia, in collaborazione con la Parrocchia Santa Lucia e con il patrocinio della Provincia di Lecce e del Comune di Surbo. Per tre giorni il piazzale antistante la chiesa si trasformerà in un luogo di incontro dove gastronomia, cultura, musica e solidarietà si fonderanno in un'unica grande festa popolare.

L'edizione 2026 è stata presentata nella sala conferenze di Palazzo Adorno, dove istituzioni e organizzatori hanno illustrato un programma che conferma la crescita costante della manifestazione e il suo ruolo sempre più centrale nella valorizzazione del patrimonio culturale di Surbo.

Ad aprire la conferenza stampa è stato il presidente del Comitato Festa Santa Lucia, Jons Longo, che ha ripercorso il cammino intrapreso nel 2023 per riportare in vita una tradizione interrotta da oltre vent'anni.

«La Festa della Cazzateddha – ha spiegato – nasce dal desiderio di restituire alla comunità una parte della propria identità. Per molti anni questo appuntamento ha rappresentato uno dei momenti più sentiti del quartiere Santa Lucia. Oggi siamo riusciti a riportarlo tra la gente grazie all'impegno dei volontari e alla collaborazione tra parrocchia, istituzioni e associazioni.»

Longo ha ricordato come la Cazzateddha, inserita nell'elenco dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali (PAT) della Regione Puglia, rappresenti uno dei simboli più autentici della cucina surbina.

Durante le tre serate sarà possibile assistere anche alla preparazione dal vivo del prodotto, affidata alle mani esperte delle donne e degli uomini del paese che custodiscono una ricetta tramandata di generazione in generazione. Un gesto semplice, ma dal profondo valore culturale, perché permette ai più giovani di conoscere antichi saperi e alle famiglie di ritrovarsi attorno a un patrimonio gastronomico che continua a vivere nel tempo.

Ma la Festa della Cazzateddha va ben oltre l'aspetto culinario.

Come ha sottolineato Longo, il ricavato dell'evento sarà destinato a finanziare un'importante opera sociale: l'abbattimento delle barriere architettoniche della Chiesa di Santa Lucia, consentendo a persone con difficoltà motorie di accedere facilmente al salone e agli spazi dell'oratorio "Angelo Leone". I lavori sono già iniziati da alcune settimane e rappresentano il principale obiettivo solidale dell'edizione 2026.

A testimoniare la vicinanza dell'amministrazione comunale è intervenuto il sindaco di Surbo, Ronny Trio, che ha definito la manifestazione un esempio concreto di come una tradizione popolare possa diventare motore di sviluppo.

«Questa festa produce valore sotto diversi aspetti. Sostiene il commercio locale, valorizza il nostro patrimonio gastronomico e rafforza il senso di appartenenza della comunità. Eventi come questo dimostrano che la crescita di un territorio nasce dalla capacità delle associazioni di mettersi al servizio del bene comune.»

Il primo cittadino ha evidenziato anche il valore turistico dell'iniziativa, sottolineando come il riconoscimento della Cazzateddha tra i prodotti agroalimentari tradizionali rappresenti un'importante occasione di promozione per Surbo e per l'intero territorio salentino.

Sulla stessa linea l'intervento dell'assessore alle Attività Produttive, Pierluigi Bianco, che ha definito la manifestazione «un perfetto equilibrio tra cultura, gastronomia e spettacolo».

«Dietro ogni piatto di Cazzateddha – ha spiegato – c'è la storia delle nostre famiglie, il lavoro delle massaie, il sapere dei nostri anziani. Tutto questo diventa cultura quando viene condiviso e tramandato alle nuove generazioni. È questo il valore più autentico della manifestazione.»

Bianco ha inoltre ricordato come il coinvolgimento delle associazioni, dei volontari e delle attività economiche rappresenti uno degli elementi che rendono la Festa della Cazzateddha un modello di partecipazione civica.

A chiudere gli interventi istituzionali è stato il parroco della comunità di Santa Lucia, don Antonio Sozzo, che ha richiamato il significato più profondo dell'iniziativa.

«Una festa non serve soltanto a mangiare insieme. Serve soprattutto a costruire relazioni, a creare comunità, a far incontrare persone che condividono gli stessi valori. Dietro ogni tavolo, dietro ogni piatto preparato e ogni serata organizzata ci sono volontari che mettono gratuitamente a disposizione il proprio tempo. È questo il vero volto della nostra parrocchia.»

Il sacerdote ha rivolto un ringraziamento particolare al Comitato Festa, ai volontari e a tutte le realtà che collaborano all'organizzazione della manifestazione, definendola un esempio concreto di partecipazione e solidarietà.

Grande attesa anche per il programma degli spettacoli, che accompagneranno tutte e tre le serate.

Venerdì 3 luglio il pubblico sarà coinvolto dall'energia travolgente dei Mascarimirì, tra i gruppi simbolo della musica popolare salentina, protagonisti di uno spettacolo dedicato alla pizzica e alle sonorità della tradizione.

Sabato 4 luglio spazio al divertimento con Party Salento, un coinvolgente video show live che accompagnerà gli spettatori in un viaggio musicale dagli anni Settanta fino ai grandi successi contemporanei.

Domenica 5 luglio, infine, sarà il momento dello spettacolo "Nei nostri passi... per sempre", realizzato dal Centro Danza e Teatro Carlotta Martella, appuntamento ormai divenuto parte integrante della manifestazione.

A presentarlo è stata la maestra Andrea Celeste Martella, che ha raccontato come quello del 5 luglio non rappresenti un semplice saggio di danza, ma un momento di intensa partecipazione emotiva.

«La danza è uno strumento che unisce, educa e trasmette valori. Lo spettacolo nasce dal desiderio di trasformare il ricordo in speranza e di coinvolgere tutta la comunità in un abbraccio collettivo. Ogni anno vediamo crescere il numero delle famiglie che partecipano e questo ci conferma che stiamo percorrendo la strada giusta.»

Tra musica, sapori, spettacoli e solidarietà, la Festa della Cazzateddha continua così a raccontare il volto più autentico di Surbo. Un evento che non celebra soltanto un prodotto tipico, ma una comunità che ha scelto di custodire la propria memoria trasformandola in un progetto di futuro.

Perché la Cazzateddha non è soltanto una ricetta. È un simbolo di appartenenza, un patrimonio di conoscenze tramandato nel tempo e, soprattutto, il sapore di una comunità che continua a ritrovarsi attorno ai valori della condivisione, della cultura e della solidarietà

Avanti
Avanti

COMANDO PROVINCIALE CARABINIERI DI LECCE