L’infrastruttura invisibile del Salento ha la sua pietra angolare
Presso la Prefettura di Lecce è stata posata oggi la prima pietra di “GEN V – Il Volontariato che Cambia le Comunità”, il progetto strategico che da giugno a dicembre si propone di ridisegnare e unire le reti della solidarietà nel territorio salentino. Il cuore dell'incontro si è consolidato attraverso la firma del “Libro Bianco del Volontariato Salentino”, una dichiarazione di visione condivisa siglata dai promotori del progetto e da S.E. il Prefetto di Lecce dott. Natalino Domenico Manno: un vero e proprio patto di comunità volto alla cura del bene comune e al contrasto delle fragilità relazionali e delle periferie umane del territorio. Questa alleanza inedita salda in un unico tessuto portante soggetti istituzionali, accademici, operativi e dell’informazione, segnando anche l'avvio della prima grande “Mappa del Bene Comune Salentino”. L’incontro è stato introdotto e coordinato dal Capo Servizio del Nuovo Quotidiano di Puglia, il dott. Vincenzo Maruccio, che ha assunto la direzione del tavolo comunicativo delineandone gli obiettivi di fronte alla comunità. L'intera impalcatura del progetto poggia sulle parti promotrici che hanno sottoscritto l'alleanza: il CSV Brindisi Lecce Volontariato nel Salento ETS, Tria Corda ODV, la Fondazione di Comunità del Salento ETS, l'Università del Salento, Il Nuovo Quotidiano di Puglia con il suo cruciale appoggio strategico, e l'Associazione G.PRO – Giovani Proattivi APS.
A tracciare le fondamenta di questa sinergia è stato il dott. Luigi Conte, Presidente del CSV Brindisi Lecce Volontariato nel Salento ETS, che ha definito gli orizzonti della nuova rete dichiarando: «GEN V non è semplicemente un progetto, è una visione: quella in cui il bene comune, la partecipazione e la solidarietà smettono di essere concetti astratti e diventano gli strumenti più concreti per progettare il futuro del Salento. In un'epoca dominata da individualismo e frammentazione, la "V" di GEN V unisce il volontariato a una newline generazione di cittadini attivi. Il volontariato non cambia solo la vita di chi riceve aiuto, ma rigenera chi lo pratica e rende invincibile l'intera comunità. Non ci interessa solo tagliare il traguardo di dicembre; il vero obiettivo di GEN V è lasciare un'eredità sociale duratura, trasformando l'impegno silenzioso di migliaia di volontari in un patrimonio culturale condiviso e accessibile a tutti».
Nel ruolo di fondamentale architrave istituzionale a protezione del progetto, è intervenuto Sua Eccellenza il Prefetto, dott. Natalino Domenico Manno, il quale ha ancorato l'azione del Terzo Settore ai valori della Costituzione, individuando nella partecipazione il più potente anticorpo contro l'illegalità e la criminalità organizzata: «Un volontariato che c’è, una comunità presente, non apatica, ma una comunità del terzo settore, viva, che participa e reagisce, crea anche quegli anticorpi morali, sociali, culturali contro la criminalità organizzata. Questo significa dare un messaggio chiaro di libertà, di democrazia, di Legalità».
A dare ulteriore spessore al progetto è stato il dott. Antonio Aguglia, Presidente di Tria Corda ODV, che ha illustrato l'iniziativa nel suo insieme descrivendo come le attività previste rispondano direttamente ai bisogni reali del territorio salentino: «GenV non vuole essere una semplice celebrazione o una classifica del bene, ma un'azione concreta per fare emergere e mettere in rete lo straordinario patrimonio di volontariato e solidarietà del territorio. Come Tria Corda, crediamo profondamente che il volontariato non sia qualcosa di marginale e residuale. Il volontariato è una delle condizioni perché una comunità respiri, è il luogo in cui la cura diventa relazione, la solidarietà diventa responsabilità, la partecipazione diventa futuro».
L'analisi teorica e la pianificazione di questo rammendo sociale sono state invece esposte dalla prof.ssa Sarah Siciliano per conto dell'Università del Salento, che ha presentato il Libro Bianco come uno strumento operativo, dinamico e di reale prossimità: «Il volontariato che cambia le comunità non è assolutamente un evento, diventa un processo permanente di cura, di relazione e corresponsabilità, attraverso il quale la comunità impara a riconoscersi, a prendersi cura di sé e a costruire il proprio futuro. Questo documento ha un obiettivo: quello di fare del volontariato lo strumento di ricucitura sociale e di prossimità, proprio a partire dai giovani».
Ada Chirizzi Presidente della Fondazione di Comunità del Salento ha illustrato le finalità della "Call dei Giovani", un'azione mirata a dare concretezza, risorse e protagonismo alle nuove generazioni sul territorio. Un primo passo per affrontare un tessuto sociale che si è disintegrato, si è strappato soprattutto negli ultimi anni di politiche che hanno privilegiato forme di individualismo esasperato.
E che i giovani rappresentino la vera pietra angolare su cui edificare il futuro del Terzo Settore lo ha confermato Mirko Cazzato, giovanissimo portavoce di G.Pro, che ha portato la testimonianza nazionale del movimento antibullismo "MaBasta", nato a scuola e guidato dal prof. Daniele Manni, invitando gli adulti a credere nelle nuove generazioni e a lasciar loro spazio d'azione: «Il professor Manni è stato il primo a credere in me ancor prima che credessi in me stesso. E questo è fondamentale. Dobbiamo cominciare noi a credere nei ragazzi; loro spesso non credono in loro stessi; dobbiamo dargli qualcosa in cui credere. E poi lasciarli agire. Faranno cose spettacolari. Sentire la sensazione di essere utili, aiutare qualcuno è una impagabile. Questo è il bello di un modello giovanile, che da una piccola cosa crea un movimento importante di ragazzi che comprende quanto sia fondamentale usare un verbo che noi tutti oggi dobbiamo cominciare a ripetere: FARE».
Infine, il prof. Salvatore Rizzello, Prorettore Vicario dell’Università del Salento, ha chiuso la serie degli interventi legando l'impegno dell'Ateneo alla sua Terza Missione e rifiutando di calcolare il valore del volontariato attraverso i freddi parametri del PIL: «Il valore del volontariato è innanzitutto sociale e civile, prima che economico. Se lo includessimo nel PIL troveremmo una grandezza enorme, ma non è questo che mi appassiona da economista: l'elemento fondamentale è la capacità di ricucire un tessuto sociale che trent'anni di esasperato individualismo hanno strappato. C'è un lavoro silenzioso di tantissime persone —che costantemente rammendano e cuciono le ferite delle nostre comunità. Giornalmente, con una fatica enorme e invisibile, creano comunità prima ancora di creare ricchezza. L'azione finale di ogni volontario è l'inclusione: portare tutti a poter accedere a risorse, tecnologie e opportunità — come l'intelligenza artificiale intesa come bene comune — per contrastare una visione economica che preferisce escludere per privilegiare pochi a dispetto di tanti».
Al termine di questo equilibrato incrocio di voci, il moderatore dott. Vincenzo Maruccio ha siglato le conclusioni dell'incontro, dichiarando aperto un percorso civile che da oggi a dicembre punterà a unire e rafforzare l'intera comunità salentina.