Giurdignano, la 69ª Fiera della Madonna del Rosario conquista il pubblico: tra fede, pizzica e spettacolo
di Davide Tommasi
Fede, pizzica, musica e tradizione: Giurdignano celebra la sua festa.
GIURDIGNANO – Una piazza piena, la musica, i profumi della cucina salentina, la devozione e tanta voglia di stare insieme. È questo il volto della 69ª Fiera della Madonna del Rosario, che il 3 e 4 ottobre ha riportato a Giurdignano l’atmosfera delle grandi feste popolari.
Due serate diverse per musica e spettacolo, ma accomunate dalla partecipazione di cittadini e visitatori. Una festa che, ancora una volta, ha saputo mettere insieme la dimensione religiosa e quella più popolare, senza perdere il legame con le tradizioni del paese.
La pizzica di Consuelo Alfieri fa ballare Giurdignano
Il primo appuntamento musicale, il 3 ottobre 2026, ha avuto come protagonista Consuelo Alfieri, artista salentina profondamente legata alla musica popolare del territorio, che ha portato sul palco la sua personale interpretazione della tradizione musicale salentina, attraverso un viaggio fatto di ritmo, memoria e identità.
La sua presenza si è inserita nel percorso del tour “Feste delle Feste”, un viaggio musicale tra le diverse espressioni della tradizione popolare salentina, capace di attraversare luoghi, storie e sonorità che hanno contribuito a costruire nel tempo l’identità musicale di questa terra.
Fin dall’inizio la risposta del pubblico è stata calorosa. Le note della pizzica hanno iniziato a diffondersi nella piazza e, poco alla volta, la gente ha cominciato a lasciarsi coinvolgere dal ritmo, fino a trasformare la serata in un momento di festa e condivisione.
Sono stati soprattutto i tamburelli e i ritmi incalzanti della tradizione a trascinare il pubblico. Giovani, adulti e famiglie si sono ritrovati insieme, lasciandosi trasportare dalla musica e dalla sua energia, in un’atmosfera capace di unire generazioni diverse.
Il percorso musicale proposto da Consuelo Alfieri ha condotto il pubblico attraverso alcune delle espressioni più significative della pizzica, con un particolare richiamo alla tradizione di Galatina e alla pizzica di Stifani, testimonianza di una cultura musicale che affonda le proprie radici nella storia del territorio e che ancora oggi continua a parlare alle nuove generazioni.
Un viaggio, dunque, non soltanto attraverso le note, ma anche attraverso i luoghi e le storie del Salento. La pizzica diventa così un filo conduttore capace di collegare il passato al presente, la memoria popolare alla sensibilità artistica contemporanea.
La piazza si è trasformata così in una grande pista da ballo, dove non c’erano più soltanto spettatori e artisti, ma una comunità riunita attorno alla propria musica e alle proprie radici. Una vera e propria “festa nella festa”, fatta di balli, sorrisi e momenti di partecipazione spontanea.
Nel corso dello spettacolo non sono mancati i riferimenti alla cultura popolare del Salento e alla storia del tarantismo, elemento profondamente legato all’identità musicale e culturale del territorio. Consuelo Alfieri ha saputo raccontare questa tradizione non soltanto attraverso le canzoni, ma anche attraverso le parole e il rapporto diretto con il pubblico.
Dal palco, infatti, l’artista ha ricordato con emozione il particolare legame dei salentini con questo periodo dell’anno, sottolineando come i mesi delle fiere siano, per chi è nato e cresciuto in Salento, tra i momenti più belli: quelli in cui si torna un po’ bambini, si ritrovano ricordi lontani e si riscoprono atmosfere che appartengono alla memoria di intere generazioni.
Un richiamo alla semplicità delle feste di paese, alle piazze animate, agli incontri e alle tradizioni che, anno dopo anno, continuano a rinnovarsi senza perdere il loro significato. Per molti salentini, le fiere rappresentano infatti un vero e proprio viaggio nella memoria, un’occasione per ritrovarsi e rivivere emozioni legate all’infanzia e alla propria terra.
Ma il percorso artistico di Consuelo Alfieri non si ferma alla rilettura della tradizione. Nel corso della serata è emersa anche la sua produzione musicale, attraverso brani che raccontano un lato più personale della sua esperienza artistica e umana.
La sua musica si muove infatti tra tradizione e contemporaneità, mantenendo ben saldo il legame con le radici ma aprendosi anche a un racconto più intimo. È il caso di “Fortuna”, brano nel quale trova spazio anche la sua storia d’amore, trasformata in musica e parole, e di “Porte a punente ” e “ Anima Beddha”, espressioni di una produzione che porta con sé sentimenti, appartenenza e immagini profondamente legate alla cultura salentina.
Sono canzoni che permettono di conoscere un’altra dimensione dell’artista: non soltanto interprete di una tradizione, ma anche autrice e protagonista di un percorso personale nel quale la musica diventa strumento per raccontare emozioni, incontri, amore e identità.
La musica di Consuelo Alfieri ha così accompagnato il pubblico in un viaggio che parte dalla pizzica più autentica e arriva alla sua interpretazione personale, passando attraverso Galatina, la pizzica di Stifani, la memoria delle feste e delle fiere e una produzione musicale capace di raccontare anche la sua storia.
E ancora una volta è stato evidente quanto la pizzica continui ad avere una capacità particolare: quella di mettere insieme persone di età diverse, abbattere le distanze e far sentire tutti parte dello stesso momento. Una musica che non si limita a essere ascoltata, ma che invita a partecipare, a muoversi, a ricordare e, soprattutto, a stare insieme.
La serata del 3 ottobre ha lasciato così il segno non solo per la qualità dello spettacolo, ma anche per quell’atmosfera autentica e popolare che ha riportato la piazza alle sue radici. Un viaggio tra le note della pizzica, tra memoria e presente, tra la tradizione di Galatina e la pizzica di Stifani, fino alle canzoni più personali di Consuelo Alfieri.
Un viaggio che, nel segno di “Feste delle Feste”, ha restituito alla musica la sua funzione più semplice e più potente: raccontare una terra, custodirne la memoria e permettere a chi la ascolta di riconoscersi, almeno per una sera, nelle proprie radici.
Il 4 ottobre la processione e i fuochi illuminano la festa
Il 4 ottobre è stata una giornata particolarmente intensa per la comunità di Giurdignano, nel cuore dei festeggiamenti, tra tradizione religiosa, partecipazione popolare e momenti di spettacolo. Una giornata che ha unito il sentimento di devozione della comunità alla voglia di ritrovarsi e condividere insieme una delle ricorrenze più attese dell’anno.
Al centro della giornata c’è stato il momento religioso, quello che più di ogni altro rappresenta il legame tra la festa e la storia della comunità. Nel pomeriggio, le strade cittadine sono state attraversate dalla processione della Madonna del Rosario, accompagnata dalla presenza di numerosi fedeli.
Il corteo ha percorso le vie del paese in un clima di raccoglimento e partecipazione. Lungo il percorso, tante persone hanno seguito la processione, mentre altre hanno atteso il passaggio della statua dalle proprie abitazioni, partecipando a un appuntamento che continua a rinnovarsi nel tempo senza perdere il proprio significato.
La processione rappresenta infatti uno dei momenti più sentiti della festa: non soltanto una ricorrenza religiosa, ma anche un’occasione nella quale la comunità si ritrova, rinnova le proprie tradizioni e mantiene vivo un patrimonio di devozione tramandato di generazione in generazione.
Per le vie di Giurdignano si è così respirata un’atmosfera particolare, fatta di silenzio, preghiera e partecipazione. Un momento capace di coinvolgere fedeli di ogni età e di riportare al centro della festa il suo significato più autentico.
Con il passare delle ore, però, l’atmosfera è progressivamente cambiata. Al raccoglimento della processione si è sostituita l’attesa per uno degli appuntamenti più spettacolari della serata.
Quando è calato il buio, infatti, gli occhi di residenti e visitatori si sono rivolti verso il cielo.
A illuminare la notte di Giurdignano sono stati i fuochi pirotecnici, uno degli appuntamenti più attesi dei festeggiamenti. Per diversi minuti il cielo si è trasformato in uno spettacolo di luci e colori, con le esplosioni che hanno scandito la serata e catturato l’attenzione del pubblico.
Le scie luminose hanno acceso il cielo, alternando colori, forme ed effetti diversi. In tanti hanno seguito lo spettacolo con lo sguardo rivolto verso l’alto, smartphone alla mano per immortalare alcuni dei momenti più suggestivi.
Un’atmosfera di festa che ha coinvolto grandi e piccoli. Le esplosioni nel cielo hanno accompagnato una serata già molto partecipata, creando quel momento di meraviglia che, ogni anno, rappresenta uno degli appuntamenti più attesi del programma.
Alla conclusione dell’ultimo spettacolo pirotecnico non sono mancati gli applausi del pubblico. Per qualche minuto il cielo è tornato buio, lasciando però nell’aria l’emozione di uno spettacolo seguito fino all’ultimo fuoco.
È stato così un altro momento capace di mettere insieme generazioni diverse: bambini affascinati dai colori nel cielo, famiglie riunite per assistere allo spettacolo e adulti che, ancora una volta, hanno potuto ritrovare una tradizione legata alla festa e alla vita della comunità.
Il 4 ottobre ha così raccontato, attraverso momenti diversi, le due anime della celebrazione: da una parte la devozione e il sentimento religioso, dall’altra la festa popolare, lo spettacolo e la voglia di stare insieme.
E proprio dopo i fuochi la serata non si è conclusa.
A prendere nuovamente il posto delle esplosioni nel cielo è stata la musica, riportando l’attenzione sulle piazze e sui luoghi della festa. Le note hanno accompagnato il pubblico nella parte conclusiva della serata, dando nuova energia ai festeggiamenti.
Dopo la solennità della processione e la suggestione dei fuochi pirotecnici, la musica ha così chiuso una giornata ricca di appuntamenti e di emozioni, in un clima di condivisione e partecipazione.
Una giornata che ha confermato ancora una volta quanto la festa rappresenti un momento importante per Giurdignano: un’occasione nella quale fede, tradizione, spettacolo e socialità si incontrano e coinvolgono l’intera comunità.
Il 4 ottobre ha lasciato così il segno nel programma dei festeggiamenti, tra la devozione della processione della Madonna del Rosario, le luci dei fuochi che hanno illuminato il cielo e la musica che ha accompagnato la serata. Un intreccio di tradizioni e momenti di festa che continua a dare identità alla ricorrenza e a richiamare ogni anno la partecipazione di tanti cittadini e visitatori.
Ester Del Popolo porta energia e musica contemporanea
A salire sul palco nella seconda serata musicale è stata Ester Del Popolo, protagonista di un appuntamento che ha portato in piazza sonorità, atmosfere ed energie profondamente diverse rispetto a quelle della sera precedente.
Dopo la pizzica e le sonorità della tradizione popolare che avevano caratterizzato il primo appuntamento, il programma ha cambiato completamente registro, proponendo al pubblico una serata all’insegna di una dimensione più moderna e contemporanea. Al centro dello spettacolo la musica di Ester Del Popolo, capace di muoversi tra dance, sonorità attuali e produzioni personali, costruendo progressivamente un rapporto diretto con il pubblico presente in piazza.
Fin dalle prime battute, la serata ha mostrato dunque un volto differente rispetto a quello del concerto precedente. Se il primo appuntamento aveva puntato soprattutto sul legame con la tradizione e sulle atmosfere della musica popolare, questa seconda serata ha scelto invece di guardare alla contemporaneità, affidandosi a un repertorio più dinamico e vicino alle nuove tendenze musicali.
Ester Del Popolo ha saputo accompagnare il pubblico attraverso un percorso fatto di ritmo e interpretazione, alternando momenti caratterizzati da una maggiore energia ad altri nei quali a emergere è stata soprattutto la dimensione vocale. Un’alternanza che ha contribuito a rendere lo spettacolo vario e a mantenere viva l’attenzione della piazza durante l’intera serata.
La sua esibizione ha rappresentato così il secondo tassello di un programma musicale volutamente eterogeneo, capace di proporre linguaggi differenti e di rivolgersi a un pubblico altrettanto vario. Una scelta che ha permesso alla manifestazione di cambiare atmosfera da una sera all’altra, senza perdere però il filo conduttore rappresentato dalla musica e dalla partecipazione collettiva.
Nel corso del concerto non sono mancate le produzioni dell’artista. Tra i brani proposti anche “Portami”, una delle sue produzioni più riconoscibili, che ha trovato spazio all’interno della scaletta e ha contribuito a caratterizzare ulteriormente l’appuntamento. Il brano si è inserito nel percorso musicale della serata, accompagnando il pubblico in una dimensione più legata alla produzione personale dell’artista.
Con il passare delle ore, la piazza ha continuato a seguire lo spettacolo, lasciandosi coinvolgere dalle diverse sfumature della proposta musicale. Il ritmo, la voce e l’alternanza tra i momenti più movimentati e quelli maggiormente dedicati all’interpretazione hanno accompagnato il pubblico fino a tarda sera, trasformando l’appuntamento in un altro momento di incontro e partecipazione.
La seconda serata ha confermato, quindi, la volontà di costruire un percorso musicale capace di spaziare tra generi e sensibilità differenti. Una scelta che ha consentito di passare, nel giro di appena un giorno, dalle radici della musica popolare a una proposta più contemporanea, mantenendo comunque centrale il rapporto tra gli artisti e la piazza.
Due concerti molto diversi tra loro, dunque, sia per linguaggio musicale sia per atmosfera, ma accomunati dalla capacità di trasformare lo spazio pubblico in un luogo di incontro. Da una parte la pizzica e le sonorità popolari, dall’altra la dance, la musica contemporanea e le produzioni di Ester Del Popolo: due percorsi distinti che hanno saputo intercettare pubblici e gusti differenti.
Il risultato è stato, in entrambi i casi, una piazza animata dalla musica e dalla presenza delle persone. La partecipazione del pubblico ha rappresentato il filo conduttore delle due serate, confermando il ruolo degli appuntamenti musicali come occasioni non soltanto di spettacolo, ma anche di socialità e condivisione.
Anche la seconda serata, quindi, si è conclusa nel segno della partecipazione. Ester Del Popolo ha portato sul palco il proprio universo musicale, alternando energia e interpretazione e proponendo un repertorio capace di accompagnare il pubblico fino a tarda sera. Un altro appuntamento che ha contribuito a dare ritmo alla manifestazione e a riempire la piazza, confermando come la musica, pur attraverso linguaggi completamente differenti, riesca ancora una volta a creare un momento comune e a mettere insieme persone, generazioni e sensibilità diverse..
La tradizione passa anche dalla tavola
Come accade nelle grandi feste popolari salentine, anche la gastronomia ha avuto un ruolo importante nel corso della manifestazione. La tavola, infatti, rappresenta uno degli elementi attraverso cui la tradizione continua a vivere e a essere condivisa, soprattutto in occasioni capaci di riunire intere comunità.
La festa non si è vissuta soltanto attraverso i momenti religiosi, la musica, gli spettacoli e le iniziative che hanno animato le giornate, ma anche attraverso i sapori della cucina locale. La gastronomia ha accompagnato la manifestazione diventando parte integrante dell’atmosfera della Fiera e offrendo a residenti e visitatori un ulteriore modo per vivere l’appuntamento.
Gli stand gastronomici sono stati frequentati per tutta la durata della manifestazione e non sono mancate le specialità della cucina locale, preparate nel segno di una tradizione fatta di ricette semplici, sapori riconoscibili e prodotti legati alla cultura del territorio. Una proposta capace di incontrare gusti diversi e di trasformare anche il momento del pasto in un’occasione di incontro.
Tra i protagonisti anche la carne di maiale, elemento da sempre associato alla tradizione della Fiera, insieme alle altre proposte gastronomiche pensate per accompagnare le diverse giornate di festa. Un insieme di sapori che richiama una cucina profondamente legata alla vita delle comunità, alle occasioni di festa e a quei momenti dell’anno in cui il paese torna a ritrovarsi.
La presenza degli stand ha contribuito anche a creare un’atmosfera particolare negli spazi della manifestazione. I profumi della cucina, le persone ai tavoli, le famiglie e i gruppi di amici hanno aggiunto alla festa una dimensione più quotidiana e spontanea, fatta di piccoli momenti di convivialità.
Famiglie, gruppi di amici e visitatori hanno trovato negli spazi dedicati alla gastronomia un ulteriore punto di incontro. Attorno ai tavoli, tra una pietanza e una chiacchiera, la festa ha assunto così anche una dimensione conviviale, fatta di gesti semplici e di consuetudini che appartengono alla memoria collettiva.
La tavola, del resto, ha sempre avuto un ruolo centrale nelle occasioni di festa. È il luogo in cui ci si ferma, si conversa, si condividono esperienze e si ritrovano persone. Ed è proprio questa dimensione collettiva a rendere la gastronomia qualcosa di più rispetto alla semplice offerta di cibo.
Perché in una festa di paese il cibo non è soltanto qualcosa da mangiare. È un modo per stare insieme, per ritrovarsi e per mantenere vivo un legame con il passato. Ogni piatto può raccontare una storia, richiamare un ricordo e riportare alla mente quelle occasioni in cui generazioni diverse si ritrovavano attorno alla stessa tavola.
La cucina diventa così anche uno strumento per custodire la memoria. Le ricette che continuano a essere preparate, i sapori che tornano sulle tavole e le abitudini che si ripetono nel tempo raccontano una parte dell’identità di una comunità. Sono elementi apparentemente semplici, ma capaci di mantenere un collegamento con ciò che è stato.
È anche attraverso questi momenti che una tradizione riesce a rinnovarsi senza perdere la propria identità: nelle ricette tramandate, nei sapori riconoscibili e nella capacità della cucina di accompagnare la vita della comunità.
La gastronomia diventa quindi parte dello stesso racconto della Fiera. Accanto alla dimensione religiosa e agli appuntamenti dedicati allo spettacolo, c’è quella della condivisione, che passa anche dalla possibilità di sedersi insieme a tavola e vivere la festa con i propri familiari, con gli amici e con gli altri visitatori.
In questo senso, la tradizione non rimane qualcosa di fermo nel passato. Continua a essere vissuta attraverso gesti semplici e quotidiani, attraverso le persone che partecipano alla festa e attraverso quelle consuetudini che, anno dopo anno, vengono riproposte e condivise.
La tavola diventa così un altro luogo della memoria, ma anche un punto di partenza per il futuro. Perché sono proprio le nuove generazioni, vivendo questi momenti insieme alle precedenti, a poter raccogliere e continuare un patrimonio fatto non soltanto di ricette e sapori, ma anche di storie, relazioni e senso di appartenenza.
Una festa che unisce fede e tradizione
La musica, la gastronomia e lo spettacolo hanno accompagnato la manifestazione, ma il centro della Fiera è rimasto la Madonna del Rosario. È questo il filo che lega la festa alla storia della comunità e che ha permesso all’appuntamento di raggiungere la sua 69ª edizione.
Dietro una ricorrenza che negli anni è cresciuta e si è trasformata rimane infatti una dimensione profondamente legata alla fede e alla partecipazione della comunità. È proprio questo legame con le proprie radici a rappresentare uno degli elementi più importanti della manifestazione, capace di rinnovarsi senza perdere il significato originario.
La processione, la partecipazione dei fedeli e gli appuntamenti religiosi hanno mantenuto vivo il carattere originario della manifestazione. Sono momenti nei quali la comunità si ritrova intorno alla propria devozione e nei quali la tradizione religiosa continua a essere trasmessa e vissuta anche dalle generazioni più giovani.
Accanto a questi momenti, la Fiera ha proposto anche gli elementi che nel corso degli anni hanno contribuito a renderla un appuntamento capace di coinvolgere un pubblico più ampio. Concerti, luminarie, iniziative collaterali e momenti di intrattenimento hanno dato alla festa un volto più contemporaneo, creando un programma in grado di affiancare alla dimensione religiosa anche quella popolare e aggregativa.
È proprio questo equilibrio tra passato e presente a rendere ancora attuale la Fiera. Da una parte ci sono la fede, la devozione e le tradizioni che ne costituiscono le radici; dall’altra una manifestazione che nel tempo ha saputo accogliere nuovi linguaggi, nuove forme di intrattenimento e nuovi modi di vivere la festa.
Non si tratta quindi di una contrapposizione tra tradizione e modernità. Le due dimensioni convivono e contribuiscono, ciascuna a modo proprio, a costruire l’identità della manifestazione. La parte religiosa conserva il legame con la storia della comunità, mentre gli appuntamenti civili e di spettacolo permettono alla Fiera di continuare a essere un momento di partecipazione collettiva.
Anche la presenza delle nuove generazioni assume in questo senso un significato particolare. Una festa che riesce a coinvolgere persone di età diverse è una festa che continua a trasmettere la propria memoria, permettendo a chi arriva dopo di conoscere consuetudini, racconti e momenti che fanno parte della storia del paese.
La Fiera diventa così un appuntamento nel quale il passato torna a incontrare il presente. Le tradizioni religiose si affiancano alla musica, le celebrazioni agli spazi della convivialità, gli appuntamenti più antichi alle iniziative pensate per un pubblico contemporaneo.
E proprio la partecipazione della comunità rappresenta il filo conduttore di tutto il programma. Perché una festa popolare vive soprattutto attraverso le persone che la abitano, la frequentano e la fanno propria. Sono i fedeli, le famiglie, i giovani, gli anziani, i visitatori e tutti coloro che prendono parte alle iniziative a dare continuità a una tradizione che altrimenti rischierebbe di rimanere soltanto un ricordo.
In questo senso, arrivare alla 69ª edizione non significa soltanto celebrare un traguardo numerico. Significa raccontare la continuità di un appuntamento che, anno dopo anno, è riuscito a ritagliarsi un posto nella memoria della comunità.
Una continuità che non passa soltanto dai momenti religiosi, ma anche dalla musica, dalla convivialità, dalla gastronomia e da tutti quei piccoli riti collettivi che contribuiscono a mantenere vivo il senso di appartenenza.
Sono proprio questi elementi, messi insieme, a dare alla Fiera il suo carattere: la devozione che rappresenta le sue radici, la tradizione che ne conserva la memoria e la capacità di rinnovarsi che le permette di guardare al futuro.
Così la festa continua a essere, allo stesso tempo, un momento di fede e un’occasione di incontro, un appuntamento legato alla storia del territorio e una manifestazione capace di parlare al presente.
Ed è forse proprio nella capacità di tenere insieme queste diverse anime che si trova la forza della Fiera: una tradizione che non resta immobile, ma continua a vivere ogni volta che una comunità torna a riunirsi, a pregare, a festeggiare, a mangiare insieme e a condividere gli stessi luoghi e le stesse emozioni.
Il lavoro della Pro Loco dietro la manifestazione
La riuscita dell’evento è stata possibile anche grazie al prezioso lavoro della Pro Loco Sant’Arcangelo e Casale di Giurdignano, insieme ai volontari, ai giovani, agli adulti e a tutte le persone che, con impegno e disponibilità, hanno contribuito alla sua organizzazione.Dietro una festa che per il pubblico dura due giorni c’è un lavoro che comincia molto prima e che coinvolge tante persone, ognuna con il proprio ruolo e le proprie competenze. Dalla preparazione e sistemazione degli spazi all’organizzazione degli appuntamenti, dalla gestione degli stand all’accoglienza, fino alle tante attività necessarie affinché ogni momento possa svolgersi nel migliore dei modi.
È soprattutto la collaborazione tra giovani e adulti a rappresentare una delle forze più importanti di queste iniziative. I più giovani portano entusiasmo, energia e nuove idee, mentre gli adulti mettono a disposizione esperienza, conoscenza del territorio e capacità organizzativa. Un incontro tra generazioni che permette di condividere responsabilità, imparare gli uni dagli altri e costruire insieme qualcosa per tutta la comunità.
Accanto a chi è maggiormente visibile durante le giornate della festa, ci sono poi tante persone che lavorano dietro le quinte, spesso senza essere notate dal pubblico: volontari che dedicano il proprio tempo, persone che si occupano dei preparativi, della logistica e della gestione delle diverse attività, contribuendo con disponibilità e spirito di collaborazione.
Un impegno che spesso passa in secondo piano, ma che rappresenta una parte fondamentale della riuscita di manifestazioni come questa. Perché una festa non è fatta soltanto dagli appuntamenti, dalla musica, dagli stand o dalla partecipazione del pubblico: è fatta soprattutto dalle persone che scelgono di mettersi a disposizione della comunità, lavorando insieme e condividendo tempo, energie e passione.
A tutti loro va quindi un sincero ringraziamento: ai volontari, ai giovani e agli adulti, alla Pro Loco e a tutte le persone che, in modi diversi, hanno contribuito a rendere possibile l’evento e a creare un momento di incontro e condivisione per l’intera comunità.
Giurdignano saluta la 69ª edizione
La 69ª Fiera della Madonna del Rosario si chiude quindi con una risposta positiva da parte del pubblico.
La pizzica di Consuelo Alfieri, la processione, i fuochi pirotecnici e il concerto di Ester Del Popolo hanno scandito due giornate nelle quali Giurdignano ha mostrato ancora una volta il volto delle proprie tradizioni.
Una festa fatta di fede, musica, gastronomia e soprattutto persone.
Perché il valore di una manifestazione che arriva alla sua 69ª edizione non sta soltanto nella sua longevità. Sta nella capacità di continuare a coinvolgere la comunità, di richiamare chi vive in paese e chi arriva da fuori, e di rinnovarsi senza perdere la propria identità.A Giurdignano la Fiera della Madonna del Rosario continua così il suo cammino: con le radici ben piantate nella tradizione, ma con lo sguardo rivolto alle prossime edizioni.