A Calimera l'orchestra scolastica diventa "Klama": l'eredita di Franco Corliano affidata ai giovani

di DavideTommasi

L'Istituto comprensivo intitola il proprio ensemble al poeta, musicista e custode della cultura grika. Una cerimonia corale tra scuola, memoria, tradizioni popolari e impegno civile.

CALIMERA -La musica come custode della memoria, la scuola come presidio di cultura e le nuove generazioni come protagoniste di un patrimonio da tramandare e rinnovare. È da questi valori che nasce l’intitolazione dell’orchestra scolastica dell’Istituto comprensivo di Calimera, Caprarica e Martignano a Franco Corlianò, poeta, musicista, pittore e instancabile ricercatore della tradizione popolare della Grecìa Salentina.

La cerimonia, svoltasi il 28 ottobre al Cine Teatro Elio di Calimera, ha segnato un momento significativo per l’intera comunità, riunita per rendere omaggio a una figura profondamente legata alla lingua grika, alla storia e all’identità del territorio. L’orchestra porterà il nome Klama, titolo di una delle composizioni più rappresentative dell’artista, capace di raccontare il dolore della migrazione, la nostalgia degli affetti lontani e il legame indissolubile con la propria terra.

A condurre la serata è stato Andrea Vergine, giovane talento del territorio, che ha accompagnato con sensibilità e padronanza i diversi momenti della cerimonia, introducendo gli interventi istituzionali e le esibizioni musicali degli studenti.

Non soltanto un tributo alla memoria di un grande interprete della cultura locale, dunque, ma un progetto educativo che affida ai ragazzi il compito di custodire e reinterpretare le proprie radici attraverso il linguaggio universale della musica. Una cerimonia che ha intrecciato emozioni, testimonianze e momenti musicali, trasformando la scuola in un luogo d'incontro tra generazioni e in un laboratorio vivo di identità, appartenenza e futuro.

Franco Corliano, custode della cultura grika

Con la scrittura, la musica, la pittura e la ricerca sulla tradizione orale, Franco Corliano ha contribuito in modo significativo alla conservazione e alla valorizzazione della cultura grika della Grecia Salentina. Attraverso il suo impegno artistico e culturale, ha raccolto e custodito parole, melodie, proverbi, canti e racconti, preservando un patrimonio di conoscenze e tradizioni che rischiava di andare perduto con il passare delle generazioni. Il suo lavoro ha dato voce alle esperienze quotidiane delle comunità, alle memorie familiari e ai ricordi di quanti hanno vissuto la partenza, l'emigrazione e la lontananza dalla propria terra.

Nella sua opera, il griko non rappresentava soltanto una lingua da proteggere e tramandare, ma una forma viva di relazione tra le persone, capace di mantenere saldo il legame con le proprie radici. Parlare e cantare in griko significava raccontare una storia collettiva, esprimere sentimenti profondi e trasmettere una particolare visione del mondo, nella quale si intrecciano spiritualità, identità, solidarietà e senso di appartenenza. Ogni parola custodiva un frammento di vita, ogni melodia richiamava un ricordo, ogni racconto contribuiva a mantenere vivo il dialogo tra il passato e il presente.

La sua attività ha permesso di riconoscere il valore culturale delle tradizioni popolari, troppo spesso considerate marginali, ma fondamentali per comprendere la storia e l'identità di un territorio. Attraverso la ricerca e la sensibilità artistica, Corliano ha saputo raccogliere le testimonianze della gente comune, trasformando le esperienze individuali in una memoria condivisa. Le voci degli anziani, i racconti tramandati nelle famiglie, le espressioni della vita quotidiana e le melodie legate alle occasioni di incontro sono diventati elementi preziosi di un patrimonio che appartiene all'intera comunità.

Intitolare a Franco Corliano l'orchestra significa, dunque, riconoscere il valore del suo percorso umano e artistico, ma anche affidare alle nuove generazioni una responsabilità importante: continuare a conoscere, rispettare e valorizzare la cultura del proprio territorio. L'orchestra diventa così uno spazio di incontro tra linguaggi diversi, nel quale la musica può farsi strumento di conoscenza, condivisione e trasmissione della memoria. Attraverso lo studio e l'esecuzione dei brani della tradizione, gli studenti hanno l'opportunità di avvicinarsi alle proprie radici e di comprenderne l'attualità, scoprendo che un patrimonio culturale rimane vivo soltanto quando viene vissuto, interpretato e rinnovato.

Ogni esecuzione di Klama porterà con sé la memoria di Corliano e il valore della sua opera, ma anche quella della comunità che ha alimentato la sua ispirazione. Rivivranno idealmente le piazze e i mercati, le case e le famiglie, i momenti di festa e quelli di dolore, le partenze degli emigranti e le storie tramandate attraverso la parola popolare. Saranno presenti le esperienze di uomini e donne che, pur attraversando cambiamenti profondi, hanno continuato a riconoscersi nella propria lingua e nelle proprie tradizioni.

In questo senso, la musica non sarà soltanto un'espressione artistica, ma un autentico ponte tra le generazioni. Le voci e gli strumenti dell'orchestra potranno restituire nuova forza a melodie antiche, permettendo alla cultura grika di raggiungere nuovi ascoltatori e di continuare il proprio cammino. Il ricordo di Franco Corliano si trasformerà così in una presenza concreta, capace di accompagnare il lavoro degli studenti e di ricordare loro che custodire la memoria non significa fermarsi al passato, ma trovare in esso le radici per costruire il futuro.

L'orchestra a lui dedicata rappresenta, infine, un segno di riconoscenza verso chi ha contribuito a preservare l'anima culturale della Grecia Salentina. Attraverso la musica, la ricerca e la partecipazione, il suo esempio continua a richiamare l'importanza di ascoltare le voci del territorio, di conservare le parole che raccontano la nostra storia e di trasmettere alle nuove generazioni il valore di una cultura che vive nella lingua, nei suoni e nelle persone che ancora la custodisco

"Klama", il pianto di chi parte

Il nome dell'orchestra richiama il dolore del distacco dalla propria terra. "Klama" evoca il pianto e il lamento, ma racchiude anche la tenacia di un legame che la distanza non riesce a spezzare.

La composizione racconta il sacrificio di chi parte, la sofferenza di chi resta e la speranza del ritorno. E una vicenda profondamente radicata nella storia sociale del Salento, terra segnata dall'emigrazione e capace di trasformare la lontananza in canto, racconto e memoria collettiva.

Affidare questo brano ai giovani musicisti significa consegnare loro non solo una partitura, ma un'esperienza umana da comprendere e interpretare. La tradizione viene cosi sottratta alla nostalgia e restituita al presente: non un reperto immobile, ma una materia culturale che continua a produrre significati.

La scuola come presidio del territorio

La dirigente scolastica Elisabetta Dell’Atti ha richiamato il ruolo fondamentale della scuola nella costruzione di un rapporto consapevole e profondo tra gli alunni, il territorio in cui vivono e la storia alla quale appartengono. In un tempo caratterizzato dalla rapida evoluzione delle tecnologie digitali, dalla circolazione sempre più veloce delle informazioni e da identità in continua trasformazione, riscoprire le proprie radici rappresenta un’opportunità preziosa per i giovani.

Conoscere la storia della propria comunità, le personalità che ne hanno segnato il percorso e le tradizioni che ne costituiscono il patrimonio culturale significa acquisire strumenti utili per comprendere meglio se stessi, sviluppare un senso di appartenenza e aprirsi al confronto con gli altri. In questa prospettiva, la scuola si conferma non soltanto luogo di apprendimento, ma anche presidio culturale e sociale, capace di custodire la memoria collettiva e di trasmetterla alle nuove generazioni.

L’intitolazione a Franco Corliano non si esaurisce, dunque, nella celebrazione di una singola giornata o in un momento puramente simbolico. Il suo nome accompagnerà stabilmente le attività didattiche, musicali e artistiche dell’istituto, diventando un riferimento educativo destinato a vivere nel tempo. Attraverso le iniziative promosse dalla scuola, gli studenti avranno l’opportunità di confrontarsi con il significato della memoria, con il valore delle testimonianze culturali e con l’importanza di mantenere vivo il legame tra passato e presente. L’intitolazione si trasforma così in un’occasione per rafforzare il dialogo tra istituzione scolastica, famiglie e territorio, favorendo una partecipazione più consapevole alla vita della comunità e contribuendo alla formazione di cittadini attenti, responsabili e capaci di riconoscere il valore delle proprie origini.

Anche la pratica orchestrale assume, in questo contesto, un preciso significato educativo e sociale. Suonare insieme richiede ascolto reciproco, rispetto dei tempi, disciplina, costanza e capacità di collaborare, imparando a riconoscere tanto il proprio ruolo quanto il contributo degli altri. Ogni strumento possiede una voce distinta, con caratteristiche e possibilità espressive specifiche, ma è attraverso l’incontro e l’armonia tra le diverse parti che prende forma un risultato condiviso. L’esperienza musicale insegna quindi che le differenze non rappresentano un ostacolo, bensì una risorsa da valorizzare per costruire qualcosa di più ampio e significativo. In questo senso, l’orchestra diventa una rappresentazione concreta della comunità: un insieme di individualità che, pur mantenendo la propria identità, imparano a dialogare, a sostenersi e a lavorare per un obiettivo comune. È anche attraverso esperienze come questa che la scuola può svolgere pienamente la propria funzione educativa, promuovendo non solo competenze e conoscenze, ma anche rispetto, senso di responsabilità e partecipazione alla vita collettiva.

Il sostegno delle istituzioni

Calimera, il sindaco Mattei: «Klama è un dono alle nuove generazioni e alla nostra identità»

Il sindaco di Calimera, Giuseppe Mattei, ha definito l’intitolazione una giornata storica per il paese, sottolineando il valore culturale, educativo e simbolico di una scelta che guarda al futuro senza dimenticare le proprie radici. Scegliere il nome “Klama”, ha osservato, significa custodire e trasmettere alle nuove generazioni una parte essenziale dell’identità locale, rafforzando il legame con la storia, la lingua e le tradizioni del territorio. Un gesto che assume un significato profondo per l’intera comunità, perché contribuisce a mantenere viva la memoria collettiva e a riconoscere il valore di un patrimonio culturale che rappresenta un elemento distintivo della storia di Calimera.

L’intitolazione, infatti, va oltre il semplice atto formale e si trasforma in un’occasione per riscoprire le proprie origini, promuovendo una maggiore consapevolezza del passato e del ruolo che esso può svolgere nella costruzione del futuro. In questo senso, “Klama” diventa un simbolo capace di unire generazioni diverse, creando un ponte tra chi ha custodito nel tempo le tradizioni locali e chi sarà chiamato a raccoglierne l’eredità. Un passaggio importante, soprattutto per i più giovani, che attraverso la conoscenza della propria identità possono sviluppare un rapporto più consapevole con il territorio in cui vivono, imparando ad apprezzarne la ricchezza culturale e umana.

Il primo cittadino ha inoltre evidenziato l’importanza di promuovere tra i ragazzi valori fondamentali come l’ascolto, il dialogo e il rispetto reciproco. Principi indispensabili per favorire la convivenza, rafforzare i legami sociali e costruire relazioni basate sulla comprensione e sulla valorizzazione delle differenze. Crescere insieme, infatti, significa imparare a confrontarsi, ad accogliere punti di vista diversi e a riconoscere nell’altro un’occasione di arricchimento personale e collettivo. È proprio attraverso questi valori che le nuove generazioni possono diventare protagoniste di una comunità più unita, partecipativa e attenta alle esigenze di tutti.

Il messaggio che accompagna l’intitolazione assume così una dimensione che coinvolge non soltanto i giovani, ma l’intera cittadinanza. La valorizzazione delle radici culturali rappresenta, infatti, una responsabilità condivisa, che richiede la partecipazione delle famiglie, delle istituzioni e di tutte le realtà impegnate nella crescita educativa e sociale del paese. Trasmettere la memoria e le tradizioni non significa guardare esclusivamente al passato, ma offrire ai ragazzi strumenti per comprendere meglio il presente e affrontare con maggiore consapevolezza le sfide del domani.

Per Calimera, dunque, questa giornata rappresenta un momento di riflessione sul valore della propria identità e sull’importanza di continuare a coltivarla attraverso iniziative capaci di coinvolgere le nuove generazioni. L’intitolazione a “Klama” si inserisce in questa prospettiva, diventando un invito a preservare ciò che rende il paese riconoscibile e, allo stesso tempo, a promuovere una cultura dell’incontro, della condivisione e del rispetto. Un segnale rivolto al futuro, affinché le radici della comunità possano continuare a vivere nelle esperienze, nelle scelte e nei percorsi di crescita dei ragazzi, contribuendo a costruire una Calimera sempre più consapevole della propria storia e aperta alle generazioni che verranno.

Calimera, l’assessore Mazzei: «La musica unisce le generazioni e custodisce la memoria di Franco Corlianò»

Un ponte tra il passato da non dimenticare e il futuro». Un progetto che unisce scuola, cultura e nuove generazioni nel segno dell’eredità artistica del maestro.

La musica come ponte tra passato e futuro, strumento di crescita per i giovani e veicolo di memoria per un’intera comunità. È questo il significato profondo dell’intitolazione dell’orchestra scolastica “Klama” al maestro Franco Corlianò, un’iniziativa che intreccia educazione, cultura e identità del territorio di Calimera.

A sottolineare il valore del progetto è stata l’assessore Alessandra Mazzei, che ha espresso emozione e gratitudine per l’invito ricevuto, soffermandosi sul significato di una scelta che va ben oltre il riconoscimento formale.

«Buonasera a tutti, grazie per l’invito. Ne sono onoratissima, ma sono soprattutto particolarmente commossa dalla scelta che è stata fatta», ha dichiarato Mazzei, evidenziando come la musica possa diventare uno strumento privilegiato per mantenere vivo il legame tra le radici della comunità e le nuove generazioni.

«Klama rappresenta un ponte comunicativo attraverso la musica tra il passato che non bisogna dimenticare e il futuro», ha affermato l’assessore, richiamando il valore di un linguaggio universale capace di trasmettere emozioni, conoscenze e tradizioni, accompagnando i ragazzi in un percorso di consapevolezza e crescita.

Un significato rafforzato anche dalla rappresentazione grafica ideata per il progetto, pensata per richiamarne l’identità e i valori. Un elemento che contribuisce a rendere riconoscibile un’iniziativa nella quale la tradizione non è soltanto un patrimonio da conservare, ma una risorsa viva da tramandare e rinnovare nel tempo.

Il ricordo del maestro Franco Corlianò vive attraverso i giovani

Il cuore dell’iniziativa è l’intitolazione dell’orchestra al maestro Franco Corlianò, ricordato per il suo impegno e per la dedizione all’arte. Una scelta che, nelle parole di Mazzei, assume un significato particolarmente importante perché consente di custodirne la memoria e, al tempo stesso, di trasmettere alle nuove generazioni il valore del suo lascito artistico.

«Intitolare l’orchestra al maestro, perché così possiamo dirlo, Franco Corlianò, è sicuramente un atto significativo perché mantiene viva la sua memoria, ma nello stesso tempo la sua inestimabile profusione e amore che ha dato nei confronti dell’arte», ha sottolineato l’assessore.

L’orchestra diventa così il luogo in cui il ricordo si trasforma in esperienza concreta: attraverso lo studio, le prove e le esibizioni, i ragazzi possono raccogliere idealmente il testimone del maestro, dando continuità alla sua passione per la musica.

Un messaggio che acquista ulteriore valore in ambito scolastico, dove l’educazione musicale rappresenta un’importante occasione di formazione personale e collettiva. Suonare insieme significa imparare ad ascoltarsi, rispettare i tempi degli altri, condividere responsabilità e lavorare per un obiettivo comune. Competenze che superano i confini dell'apprendimento tecnico e contribuiscono alla crescita umana degli studenti.

Scuola, cultura e identità: un'eredità da tramandare

Il progetto “Klama” si inserisce in una visione della scuola come luogo di trasmissione della conoscenza, ma anche di valorizzazione della storia e dell’identità locale. La musica, in questo contesto, diventa uno strumento educativo capace di avvicinare i giovani al patrimonio culturale della propria comunità, rendendoli protagonisti attivi della sua continuità.

Le note possono attraversare le generazioni, mantenendo vivo il ricordo di chi ha contribuito alla crescita artistica del territorio e offrendo ai ragazzi l'opportunità di costruire nuove esperienze a partire da un'eredità condivisa.

È proprio in questo incontro tra memoria e futuro che risiede il significato dell'iniziativa: non limitarsi a ricordare il maestro Franco Corlianò, ma fare in modo che il suo legame con l'arte continui a vivere attraverso l'impegno e la sensibilità dei giovani musicisti.

In conclusione, Alessandra Mazzei ha rivolto un ringraziamento a tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione del progetto, riservando un pensiero speciale agli studenti, veri protagonisti di questo percorso.

«Quindi grazie a tutti e grazie ai ragazzi: portate in alto la nostra scuola e il nostro maestro», ha concluso l'assessore.

Parole che affidano ai giovani una responsabilità importante, accompagnata dalla fiducia nelle loro capacità e nel valore della formazione. Con “Klama”, la memoria di Franco Corlianò trova così una nuova espressione: quella di un'orchestra che, attraverso la musica, può continuare a raccontare le radici di Calimera e a trasmetterne i valori alle generazioni future.

Fabio Tarantino: il contributo di Franco Corlianò all’identità culturale salentina

Il presidente della Provincia di Lecce, Fabio Tarantino, ha ricordato il contributo del maestro Franco Corlianò alla formazione dell’identità culturale salentina, sottolineando il valore di un’eredità artistica che continua a rappresentare un riferimento per il territorio.

La sua figura si inserisce in quel patrimonio di esperienze, tradizioni e sensibilità che hanno contribuito a definire la ricchezza culturale del Salento e che meritano di essere conosciute e trasmesse alle nuove generazioni. In questo senso, dedicare l’orchestra scolastica al maestro significa riconoscere il valore della sua testimonianza e offrire ai ragazzi l’opportunità di avvicinarsi alla storia culturale della propria comunità attraverso un’esperienza concreta.

La musica diventa così un mezzo per mantenere vivo il legame con le radici locali, senza rinunciare alla capacità di innovare e di parlare al presente.

Il ricordo di Corlianò, affidato agli studenti e alla loro attività musicale, può continuare a vivere nelle prove, nelle esibizioni e nei percorsi formativi della scuola, trasformandosi in un’occasione di crescita culturale e personale.

La valorizzazione della memoria, in questa prospettiva, non si limita alla commemorazione, ma si traduce nella possibilità di trasmettere valori, conoscenze e passioni, affinché il patrimonio artistico salentino possa continuare a essere riconosciuto e apprezzato anche dalle generazioni future.

Carmen Leo: l’indirizzo musicale come opportunità di crescita per gli studenti

Per l’Ufficio scolastico territoriale di Lecce è intervenuta Carmen Leo, che ha richiamato l’attenzione sul percorso dell’indirizzo musicale e sull’importanza di promuovere la musica come parte integrante dell’esperienza educativa, valorizzando al tempo stesso la partecipazione degli studenti alle iniziative culturali del territorio.

La formazione musicale offre ai ragazzi l’opportunità di sviluppare competenze che vanno oltre l’apprendimento tecnico, favorendo la concentrazione, la costanza, l’autonomia e la capacità di collaborare con gli altri. Il lavoro d’orchestra, in particolare, richiede ascolto reciproco, rispetto delle regole e consapevolezza del contributo che ogni componente può offrire al risultato finale. Si tratta di un’esperienza che educa alla condivisione e alla responsabilità, aiutando gli studenti a comprendere come il valore del singolo possa esprimersi pienamente all’interno di un progetto collettivo.

La partecipazione alle iniziative locali permette inoltre di rafforzare il rapporto tra scuola e comunità, offrendo ai giovani occasioni per mettere in pratica quanto appreso e per diventare protagonisti della vita culturale del territorio. In questo quadro, l’indirizzo musicale assume un ruolo significativo nella formazione delle nuove generazioni, contribuendo a rendere la scuola un luogo di crescita, incontro e scoperta, nel quale l’arte può diventare uno strumento di inclusione e di valorizzazione delle capacità di ciascuno.

Il comandante della Stazione dei Carabinieri di Calimera: la musica avvicina le generazioni

Anche il saluto del comandante della Stazione dei Carabinieri di Calimera Maresciallo Maggiore Michele De Gaetanis ha posto al centro dell’attenzione i ragazzi, sottolineando il significato di vederli riuniti con gli strumenti tra le mani, impegnati in un’attività che richiede dedizione, concentrazione e spirito di collaborazione. In una quotidianità sempre più caratterizzata dalla presenza degli smartphone e dalle connessioni digitali, l’immagine degli studenti che condividono un’esperienza musicale rappresenta un segnale di fiducia e un’occasione per riflettere sull’importanza delle relazioni dirette e della partecipazione.

La musica offre infatti uno spazio nel quale i giovani possono incontrarsi, confrontarsi e imparare a costruire qualcosa insieme, mettendo in comune capacità e sensibilità differenti. Il valore dell’esperienza non risiede soltanto nell’esecuzione di un brano, ma anche nel percorso necessario per raggiungere un risultato condiviso, fatto di prove, impegno, ascolto e rispetto reciproco. È proprio attraverso queste attività che la scuola può contribuire a promuovere una socialità positiva e a rafforzare il senso di comunità. La musica possiede inoltre una particolare capacità di avvicinare generazioni e culture differenti, superando distanze e creando occasioni di dialogo.

Un linguaggio universale che permette ai ragazzi di entrare in contatto con il patrimonio culturale del territorio e, allo stesso tempo, di aprirsi a nuove esperienze, sviluppando sensibilità e consapevolezza del valore della diversità.


AVV.Roberta Rosato: «L’eredità culturale di Corlianò continuerà a vivere, a suonare e a emozionare»

In rappresentanza del Comune di Martignano è intervenuta Avv.Roberta Rosato, assessora alla Pubblica Istruzione, che ha portato i saluti del sindaco e dell’intera amministrazione comunale, sottolineando il valore educativo e culturale dell’intitolazione dell’orchestra scolastica a Franco Corlianò. Nel suo intervento ha evidenziato come una scelta di questo tipo rappresenti un’opportunità per mantenere vivo il legame tra la memoria del maestro, la scuola e le nuove generazioni, affidando proprio ai giovani il compito di conoscere e valorizzare un patrimonio che appartiene all’intera comunità.

«La scelta di intitolare l’orchestra a Franco Corlianò significa fare in modo che la sua eredità culturale continui a vivere, a suonare e a emozionare», ha affermato Rosato, richiamando la capacità della musica di trasformare il ricordo in un’esperienza concreta e condivisa. L’orchestra diventa così uno spazio nel quale la memoria non rimane legata al passato, ma trova nuove possibilità di espressione attraverso lo studio, la partecipazione e l’entusiasmo degli studenti. Un percorso che rafforza il rapporto tra scuola e territorio e che contribuisce a trasmettere ai ragazzi la conoscenza della lingua grika, della musica e delle tradizioni popolari della Grecìa Salentina, elementi fondamentali dell’identità culturale locale. Avvicinare i giovani a questo patrimonio significa aiutarli a comprendere le proprie radici e a riconoscere il valore di una storia che continua a vivere nelle espressioni artistiche, nelle tradizioni e nella quotidianità delle comunità.

Rosato ha inoltre richiamato l’importanza della collaborazione tra istituzioni scolastiche ed enti locali, sottolineando come la costruzione di opportunità formative richieda un impegno condiviso e una visione capace di mettere al centro le esigenze educative delle nuove generazioni. Investire nell’educazione musicale e nella cultura significa offrire ai ragazzi occasioni di crescita, partecipazione e inclusione, consentendo loro di sviluppare capacità espressive e relazionali e, allo stesso tempo, di sentirsi parte attiva della comunità.

La sinergia tra scuola e amministrazioni può contribuire a rendere le iniziative culturali una componente importante della vita del territorio, creando occasioni di incontro tra studenti, famiglie, docenti e cittadini. In questo contesto, la valorizzazione delle tradizioni della Grecìa Salentina assume un significato particolare, perché permette di preservare un’identità culturale ricca di storia e di trasmetterla attraverso linguaggi vicini alla sensibilità dei giovani.

La musica diventa così un mezzo per avvicinare le nuove generazioni alla lingua grika e alle tradizioni popolari, favorendo una conoscenza che non si limita alla dimensione teorica, ma prende forma attraverso l’esperienza e la partecipazione. L’intitolazione a Franco Corlianò si configura quindi come un ponte tra passato e futuro: la memoria di un protagonista della cultura locale non resta confinata nella commemorazione, ma continua a vivere attraverso lo studio, l’impegno e le esecuzioni dei giovani musicisti, trasformandosi in un’eredità viva da custodire, valorizzare e rinnovare nel tempo.

Scuola, istituzioni e territorio: un impegno condiviso per il futuro dei giovani

Dagli interventi delle amministrazioni comunali e delle istituzioni scolastiche e territoriali è emerso un messaggio condiviso: investire nella cultura dei giovani significa investire nel futuro delle comunità. L’intitolazione dell’orchestra scolastica al maestro Franco Corlianò ha rappresentato un’occasione per ribadire il valore della collaborazione tra scuola, istituzioni e territorio, riconoscendo nell’educazione musicale uno strumento fondamentale per la crescita personale e collettiva.

La musica non è soltanto una disciplina da apprendere, ma un’esperienza capace di sviluppare sensibilità, creatività, senso di responsabilità e capacità di lavorare insieme. Attraverso lo studio di uno strumento e la partecipazione alla vita dell’orchestra, gli studenti imparano ad ascoltarsi, a rispettare i tempi degli altri e a contribuire alla realizzazione di un obiettivo comune. È stata inoltre sottolineata la funzione inclusiva della formazione musicale, che permette di unire ragazzi di età diverse, favorire l’incontro tra esperienze e sensibilità differenti e costruire relazioni significative tra studenti, famiglie, istituzioni scolastiche e comunità locali.

L’orchestra diventa così uno spazio di partecipazione e condivisione, nel quale ciascuno può trovare il proprio ruolo e sentirsi parte di un progetto più ampio, capace di valorizzare le capacità individuali e rafforzare il senso di appartenenza al territorio. In questa prospettiva, il ricordo di Franco Corlianò acquista un significato che va oltre la commemorazione: diventa un’occasione per trasmettere alle nuove generazioni il valore della cultura, della musica e delle tradizioni, affidando ai giovani il compito di custodire e rinnovare l’identità della comunità salentina.

La memoria privata diventa patrimonio collettivo

La famiglia Corliano: il ricordo più intimo dell’artista e un’eredità che continua a vivere

Particolarmente intensa e carica di emozione è stata la testimonianza della famiglia Corliano, che ha restituito all’iniziativa una dimensione profondamente umana e familiare. Attraverso le parole della nipote è emerso il ritratto più intimo dell’artista, al di là del riconoscimento pubblico e del ruolo svolto nella valorizzazione della cultura grika. Se per la comunità era poeta, musicista e ambasciatore di una tradizione linguistica e culturale preziosa, per i suoi familiari era innanzitutto il nonno: una figura legata agli affetti quotidiani, ai ricordi condivisi e a quel patrimonio di esperienze che rimane vivo nella memoria di chi gli è stato accanto.

Nel racconto della nipote è riaffiorata la figura di un uomo profondamente legato a Calimera, alla sua gente e alle radici culturali del territorio. La poesia e la musica non rappresentavano per lui soltanto forme di espressione artistica, ma strumenti attraverso cui raccontare storie, trasmettere emozioni e preservare la memoria collettiva. Nei suoi versi e nelle sue composizioni trovavano spazio le tradizioni, le voci e le esperienze di una comunità, in un dialogo continuo tra passato e presente. La sua opera testimonia quanto sia importante custodire le proprie origini e riconoscere nella cultura uno strumento capace di unire le generazioni, mantenendo vivo il legame con la propria identità.

Proprio questa consapevolezza rende particolarmente significativo il fatto che il nome di una sua composizione accompagni il percorso degli studenti. Per la famiglia, sapere che il lavoro dell’artista continuerà a essere ricordato e conosciuto dai più giovani è motivo di profonda emozione e orgoglio. Non si tratta soltanto di un riconoscimento alla sua attività artistica, ma di un’occasione concreta per far vivere la sua eredità attraverso nuove esperienze, nuovi incontri e nuove sensibilità. Il ricordo personale si trasforma così in patrimonio condiviso, capace di superare i confini familiari e di diventare parte integrante della storia culturale della comunità.

La presenza della famiglia ha inoltre sottolineato il valore umano dell’iniziativa, dimostrando come la memoria di una persona possa continuare a generare significati anche dopo la sua scomparsa. Attraverso il coinvolgimento degli studenti, l’opera dell’artista trova infatti una nuova possibilità di espressione: le sue parole e la sua musica possono raggiungere chi non ha avuto modo di conoscerlo direttamente, offrendo alle nuove generazioni l’opportunità di avvicinarsi alla cultura grika e di comprenderne il valore. È in questo passaggio di testimone che il ricordo acquista una dimensione concreta, trasformandosi in un legame vivo tra le radici del territorio e il futuro dei giovani.

Maria Roca ai ragazzi: «Siete i depositari e i messaggeri del futuro»

Un momento particolarmente intenso e carico di emozione si è vissuto durante la consegna della targa commemorativa, quando Maria Roca, moglie di Franco Corlianò, ha preso la parola per rivolgersi ai giovani musicisti dell’orchestra scolastica “Klama”. Il suo intervento, semplice e autentico, ha restituito alla cerimonia una dimensione profondamente umana, intrecciando il ricordo personale dell’artista con la fiducia nelle nuove generazioni e nel ruolo che la musica può svolgere nella trasmissione della memoria culturale. Di fronte ai ragazzi, ai docenti e alla dirigente scolastica, Maria Roca ha scelto di non soffermarsi soltanto sul significato del tributo, ma di esprimere soprattutto la propria gratitudine per la partecipazione e per l’entusiasmo dimostrati dai giovani musicisti.

«Vi ringrazio per questa calorosa presenza. Non ho niente da aggiungere, ma solo da ringraziare», ha esordito, lasciando emergere tutta la spontaneità di un momento vissuto con profonda partecipazione. Il suo primo pensiero è andato proprio ai ragazzi, ai quali ha rivolto un affettuoso abbraccio ideale, riconoscendone la sensibilità, l'impegno e la capacità di rappresentare una speranza concreta per il futuro. «Comincio dai più piccoli, i ragazzi, che abbraccio ad uno ad uno perché sono veramente meravigliosi», ha detto, sottolineando il valore della loro presenza e del percorso musicale che stanno costruendo insieme. Parole che hanno messo al centro non soltanto l’esecuzione musicale, ma anche il significato educativo e umano dell’esperienza orchestrale: imparare a suonare insieme significa condividere responsabilità, ascoltarsi reciprocamente, rispettare il contributo di ciascuno e riconoscersi parte di un progetto comune.

Il passaggio più significativo del suo intervento è arrivato quando Maria Roca ha definito i giovani musicisti «i depositari e i messaggeri del futuro». Una frase che racchiude il senso più profondo dell’iniziativa e che attribuisce all’orchestra un compito che va oltre la dimensione strettamente musicale. I ragazzi diventano infatti destinatari di un’eredità culturale che possono conoscere, interpretare e trasmettere attraverso il proprio linguaggio, rendendola viva e accessibile anche a chi appartiene a generazioni diverse. «Potranno portare nel mondo dove vogliono questa musica», ha aggiunto, indicando nella musica uno strumento capace di superare distanze geografiche e culturali, di creare legami e di dare continuità a una tradizione che trova nella lingua e nella cultura grika una delle espressioni più significative dell’identità del territorio.

Il riferimento alla possibilità di portare questa musica nel mondo assume un valore particolare nel ricordo di Franco Corlianò, artista profondamente legato a Calimera e impegnato nella valorizzazione della cultura grika. La sua produzione musicale e poetica ha rappresentato una modalità per raccontare il territorio, conservarne le memorie e trasmetterne la ricchezza alle generazioni successive. Affidare simbolicamente questo patrimonio agli studenti significa riconoscere che la continuità culturale non dipende soltanto dalla conservazione delle opere, ma anche dalla capacità di farle incontrare con nuove sensibilità. Attraverso l’esperienza dell’orchestra “Klama”, la musica può così diventare occasione di conoscenza, crescita e scoperta, offrendo ai giovani la possibilità di avvicinarsi a una storia che appartiene alla comunità, ma che può parlare anche a un pubblico più ampio.

Nel suo discorso, Maria Rosa ha voluto dedicare parole di riconoscenza anche ai docenti, figure fondamentali nell’accompagnare gli studenti lungo questo percorso. Il legame con loro non nasce soltanto dalla cerimonia, ma da una conoscenza maturata nel tempo, durante gli ultimi anni del suo percorso scolastico. «Ringrazio i loro docenti, che conosco ad uno ad uno perché ho lavorato con loro negli ultimi anni del mio percorso scolastico: sono professionalmente validi e umanamente stupendi», ha affermato. Un ringraziamento che ha messo in luce il valore della relazione educativa e l’importanza di un lavoro svolto con competenza, passione e attenzione alla crescita personale dei ragazzi. La formazione musicale, in questo contesto, si rivela un’esperienza che unisce l’apprendimento tecnico alla maturazione individuale, favorendo la collaborazione, la disciplina e la capacità di esprimersi attraverso un linguaggio condiviso.

Un ulteriore pensiero è stato rivolto alla dirigente scolastica Elisabetta Dell’Atti, alla quale Maria Roca ha espresso gratitudine per aver voluto rendere omaggio all’orchestra. «Ringrazio infine la dirigente Elisabetta Dell’Atti, perché ha voluto rendere questo tributo all’orchestra», ha dichiarato. Il riconoscimento ha sottolineato il ruolo della scuola nella promozione della cultura e nella valorizzazione delle esperienze artistiche degli studenti. L’intitolazione dell’orchestra scolastica si inserisce infatti in una prospettiva educativa nella quale la musica diventa anche uno strumento per rafforzare il legame con il territorio, riscoprire le proprie radici e comprendere il valore delle persone che hanno contribuito a custodirne la memoria. In questo senso, l’iniziativa non rappresenta soltanto un omaggio a un artista, ma anche un investimento simbolico sul percorso dei giovani e sulla loro capacità di raccogliere e rinnovare una tradizione.

A concludere l’intervento è stato un augurio destinato a rimanere tra le immagini più significative della cerimonia. «Dico “buon volo”: noi possiamo soffiare tanto per augurare loro un buon cammino...», ha detto Maria Roca, affidando a una metafora delicata il messaggio rivolto ai ragazzi. Il volo richiama l’idea di una partenza, della possibilità di esplorare nuovi orizzonti e di affrontare il futuro con fiducia, senza dimenticare il luogo dal quale si è partiti. È un augurio che riconosce ai giovani la libertà di costruire il proprio percorso, portando con sé ciò che hanno ricevuto e trasformandolo in qualcosa di personale, capace di parlare anche ad altre persone e ad altre comunità.

In quelle parole si è condensato il significato dell’intera iniziativa: custodire l’eredità di Franco Corlianò senza relegarla al ricordo del passato, ma permettendole di continuare a vivere attraverso la musica, lo studio e la partecipazione delle nuove generazioni. L’orchestra “Klama” diventa così un luogo in cui la memoria incontra il presente e si apre al futuro, offrendo agli studenti l’opportunità di farsi interpreti di un patrimonio culturale che merita di essere conosciuto e tramandato. Il «buon volo» di Maria Roca è, in definitiva, un invito a partire con consapevolezza, a suonare con passione e a portare lontano la voce della propria terra, affinché la musica di Franco Corlianò continui a trovare ascolto e nuove forme di espressione anche oltre i confini di Calimera e della comunità grika.

Franco Tommasi, una vita per la musica: la standing ovation che celebra un maestro e le sue generazioni

Uno dei momenti più intensi ed emozionanti della serata è stato l’omaggio al professor Franco Tommasi, storico docente di musica dell’istituto e fondatore del coro e dell’orchestra I Coreuti. La lunga standing ovation del pubblico ha testimoniato il profondo legame costruito negli anni con la comunità scolastica e il mondo musicale, riconoscendo il valore di un percorso umano e professionale che ha contribuito alla formazione di intere generazioni di studenti.

A introdurre il suo intervento è stato il presentatore Andrea, che ha sottolineato il significato della sua presenza: «Andiamo avanti con un intervento velocissimo, doveroso: abbiamo qui il professor Franco Tommasi, che è stato il creatore dei Coreuti ed è un docente storico del nostro istituto, e quindi è doveroso il suo saluto». Un riconoscimento che ha riportato l’attenzione alle radici del percorso educativo e musicale della scuola, ricordando quanto il suo contributo abbia inciso sulla crescita dell’istituto.

Nel suo breve saluto, Tommasi ha voluto richiamare proprio gli inizi di questa esperienza, rivolgendosi ai presenti con parole semplici: «Vogliamo dire da dove tutto ha avuto inizio, visto che qui ci sono molti presenti... Benvenuti...». Un riferimento alle origini che ha dato ulteriore valore al momento, riportando alla memoria gli anni in cui la passione per la musica si è trasformata in un progetto condiviso, capace di coinvolgere studenti, docenti e territorio.

Il presentatore ha quindi ribadito il valore del suo percorso: «Nel saluto del professore portiamo onore a tutto il percorso scolastico ed educativo di questa scuola, che ci ha portato fin dove siamo arrivati oggi. Quindi grazie della presenza, è un piacere poterla avere qui con noi. Un saluto, grazie!».

Visibilmente riconoscente per l’accoglienza ricevuta, il professor Tommasi ha ringraziato il pubblico e ricordato anche le collaborazioni che hanno accompagnato la sua attività musicale: «Grazie di cuore, veramente grazie. È stato veramente un grande amico... Abbiamo collaborato, l'ho portato in giro per tutta Italia con l'orchestra della scuola...». Parole che restituiscono il senso di un’esperienza vissuta non soltanto tra le mura scolastiche, ma anche attraverso concerti, incontri e occasioni di condivisione che hanno portato la musica dell’istituto ben oltre i confini del territorio.

Nel corso degli anni, attraverso l’insegnamento, Tommasi ha avvicinato tanti giovani al canto corale e alla pratica orchestrale, trasmettendo non soltanto competenze tecniche, ma anche valori fondamentali come l’ascolto, la disciplina e la collaborazione. La fondazione de I Coreuti ha rappresentato una tappa centrale di questo cammino: il coro e l’orchestra sono diventati luoghi di crescita personale e culturale, nei quali il talento individuale ha trovato spazio all’interno di un progetto collettivo.

L’esperienza maturata ha contribuito a consolidare una tradizione musicale capace di coinvolgere generazioni diverse e di valorizzare il patrimonio artistico locale. La collaborazione con Corlianò ha inoltre favorito la diffusione di un repertorio legato al Salento, dimostrando come le iniziative nate nel territorio possano raggiungere pubblici più ampi grazie alla passione, alla condivisione e alla continuità del lavoro.

Un’eredità che trova oggi nuove possibilità di sviluppo anche attraverso Klama, nel segno di un percorso culturale destinato a rinnovarsi e a coinvolgere nuovi protagonisti. L’omaggio al professor Franco Tommasi ha così assunto un significato che va oltre il ricordo: ha rappresentato un tributo alla scuola come luogo di formazione, incontro e produzione culturale, capace di lasciare un segno duraturo nella vita degli studenti.

La standing ovation finale è stata la testimonianza concreta della gratitudine di una comunità nei confronti di un insegnante che ha saputo trasformare la passione per la musica in un’esperienza condivisa. Attraverso I Coreuti, le collaborazioni artistiche e le generazioni di giovani accompagnate nel loro percorso, il lavoro di Franco Tommasi continua a vivere, confermando che la musica, quando diventa educazione e partecipazione, può lasciare un’impronta destinata a durare nel tempo.

La “pedagogia delle piccole cose”

Nel suo intervento, il docente Marcello Lefons ha ricordato Franco Corlianò soprattutto come uomo, amico e maestro di vita. Un uomo capace di ascoltare, di incoraggiare i giovani e di vedere in loro qualità che spesso non sapevano ancora di possedere. Corlianò aveva il dono di mettere le persone a proprio agio, di offrire una parola di incoraggiamento e di spingere chi gli stava accanto a mettersi alla prova. Tanti ragazzi e tante ragazze frequentavano la sua casa, trovando in lui qualcuno disposto ad ascoltarli e a prendere sul serio le loro idee. Era questo, secondo Lefons, il tratto più bello del suo modo di educare: una “pedagogia delle piccole cose”, fatta di parole, libri, musica, discussioni e, soprattutto, della capacità di esserci per gli altri.

A volte bastava una frase semplice per lasciare un insegnamento destinato a durare. Lefons ha ricordato, a questo proposito, una delle espressioni che Franco gli ripeteva spesso: «Marcello, 1 + 1 fa 2, sempre e comunque». Una frase che oggi, a distanza di tempo, assume un significato ancora più profondo: un invito a non complicare inutilmente le cose, a guardare la realtà per quella che è e a non perdere di vista ciò che conta davvero. Corlianò insegnava così, senza bisogno di grandi discorsi, attraverso piccoli gesti e osservazioni che acquistavano valore nel tempo. Il suo modo di trasmettere conoscenza nasceva dal rapporto diretto con le persone e dalla convinzione che ogni incontro potesse diventare un'occasione per imparare qualcosa.

Era un intellettuale curioso, ma soprattutto capace di ascoltare e imparare da tutti. La sua cultura non si fermava ai libri, perché sapeva che anche la vita quotidiana, le parole della gente e le esperienze delle persone più semplici potevano offrire insegnamenti preziosi. Lefons ha ricordato l'episodio di un pastore di Gagliano del Capo che, raccontando a Corlianò una propria osservazione sulla natura, lo aveva portato a riflettere sul significato di un proverbio. Da quel confronto era emersa una lezione importante: le persone vanno considerate per quello che sono, senza lasciarsi condizionare dal ruolo sociale o dalle apparenze. Era un modo di pensare che racconta bene la sua sensibilità e il rispetto che nutriva per ogni individuo, soprattutto per chi rischiava di non essere ascoltato.

Un legame profondo univa Corlianò alla lingua grika, che non considerava soltanto una lingua da studiare e preservare, ma una parte essenziale della propria identità. Nel griko ritrovava la sua infanzia, le voci della comunità, le canzoni, i proverbi e le storie tramandate dagli anziani. Attraverso il suo lavoro di ricerca, la raccolta di filastrocche, ninne nanne e testimonianze popolari, ha contribuito a salvaguardare un patrimonio culturale che rischiava di andare perduto. Un impegno portato avanti per tutta la vita, con la volontà di restituire valore a una lingua e a una tradizione che appartengono alla storia del territorio. Come ha ricordato Lefons, per Franco la musica era parte integrante di questo mondo: un modo di sentire, di comunicare e di mantenere vivo il legame con le proprie radici.

Tra le testimonianze più significative del suo lavoro c'è Klama, che racconta il dolore delle partenze e la nostalgia di chi lascia la propria terra. Lefons ha ricordato i racconti di Corlianò sulle stazioni, sugli uomini costretti a partire e sulle famiglie che rimanevano a casa, cercando di nascondere la sofferenza del distacco. In quelle scene c'erano le storie di tante persone, ma anche una parte importante della memoria collettiva del Salento. A rendere ancora più intenso il ricordo è un dialogo raccontato da Franco: una donna saluta il marito in partenza e gli raccomanda di stare attento, di aprire gli occhi. Lui le risponde che, se li aprisse davvero, non riuscirebbe più a partire. In queste parole si ritrovano la paura, l'amore e la difficoltà di allontanarsi dagli affetti più cari. È il sentimento di chi parte con il corpo, ma continua a portare nel cuore la propria casa, la propria famiglia e la propria terra.

Per Lefons, Corlianò aveva conservato per tutta la vita una qualità preziosa: la capacità di meravigliarsi. Era un uomo adulto che non aveva perso la curiosità del bambino, la voglia di fare domande e il desiderio di scoprire qualcosa di nuovo. Questa sensibilità gli permetteva di cogliere la bellezza anche nelle cose più semplici e nelle persone che spesso passano inosservate. Non a caso, nel ricordare le sue opere, Lefons ha richiamato l'immagine della “polvere d'oro” evocata nella poesia Il vecchio bambino: un patrimonio fatto di affetti, ricordi, voci e immagini della propria terra. Un'immagine che oggi trova una continuazione naturale nella scuola e nell'orchestra Morcelli, dove la musica di Corlianò può essere conosciuta e tramandata dai più giovani.

Proprio ai ragazzi dell'orchestra Lefons ha rivolto una parte importante del suo intervento. Li ha invitati a non avere paura di sbagliare, a provare e riprovare, a fare domande e a mantenere viva la curiosità. Sono consigli semplici, ma vicini al modo in cui Franco si rapportava ai giovani e li incoraggiava a scoprire le proprie capacità. Suonare in un'orchestra, ha spiegato, significa imparare ad ascoltare gli altri, rispettare i tempi di ciascuno e trovare un equilibrio tra voci e strumenti diversi. Non è necessario essere tutti uguali per stare insieme: ciò che conta è riuscire a collaborare e riconoscere il valore del contributo di ognuno. La musica diventa così anche una lezione di vita, perché insegna la pazienza, il rispetto e la capacità di costruire qualcosa insieme.

Lefons ha sottolineato anche il ruolo della scuola, che non è soltanto il luogo in cui si apprendono nozioni, ma uno spazio in cui i ragazzi possono crescere, scoprire chi sono e capire chi desiderano diventare. Per questo un'orchestra scolastica rappresenta un omaggio particolarmente significativo a Corlianò: permette alle sue melodie di continuare a vivere attraverso nuove voci e nuove esperienze. La sua eredità non rimane legata soltanto al ricordo di ciò che ha fatto, ma si rinnova ogni volta che un giovane si avvicina alla sua musica, impara una canzone in griko o scopre, attraverso una melodia, qualcosa della storia della propria comunità.

C'è poi il legame con Calimera e con una terra dalla quale tanti sono partiti per cercare fortuna altrove. Lefons ha ricordato che anche i ragazzi di oggi potrebbero un giorno lasciare il paese, ma potranno portare con sé una parola, una canzone, un volto o un ricordo. Le radici non impediscono di andare lontano, ma aiutano a non dimenticare da dove si viene. È un messaggio che si ritrova anche nella storia raccontata da Klama e che restituisce il senso più profondo del lavoro di Corlianò: custodire la memoria senza trasformarla in qualcosa di immobile, lasciando che continui a parlare alle persone e alle generazioni future.

Nel finale, Lefons ha immaginato Franco ancora presente durante le prove dell'orchestra, seduto ad ascoltare i ragazzi e pronto a invitarli, con il suo modo diretto, a riprovare quando qualcosa non funziona. Un'immagine affettuosa che riassume bene il senso della sua testimonianza. Il ringraziamento ai familiari di Corlianò e ai docenti di musica e di strumento musicale dell'istituto comprensivo ha ricordato quanto sia importante continuare a trasmettere le sue canzoni e a mantenere vivo il rapporto con la sua opera.

La conclusione è affidata alla musica e ai giovani, ai quali Corlianò sembra consegnare idealmente il proprio patrimonio. Finché ci sarà un ragazzo che imparerà una nota, una ragazza che canterà in griko e qualcuno disposto a suonare insieme agli altri, il suo insegnamento continuerà a vivere. Non soltanto nei libri, nelle poesie o nelle canzoni che ha lasciato, ma nei gesti quotidiani, nella curiosità di chi vuole imparare e nella capacità di riconoscere la bellezza anche dove pochi si fermano a cercarla. È questo, in fondo, il significato della sua “pedagogia delle piccole cose”: lasciare qualcosa di sé attraverso incontri, parole e gesti semplici, che con il tempo diventano parte della vita degli altri.

Antonio Castrignano: «Klama» tra nostalgia, sacrificio e speranza

Nel momento conclusivo dell’incontro è intervenuto anche il musicista Antonio Castrignano, che ha individuato in “Klama” una pluralità di sentimenti ed emozioni, capaci di raccontare le tante sfumature dell’esperienza migratoria. Nostalgia, emozione, felicità e sacrificio si intrecciano in una narrazione che supera il semplice ricordo del passato e restituisce il significato più profondo del rapporto con la propria terra d’origine. Attraverso la musica, infatti, è possibile dare voce a storie personali e collettive, custodire la memoria di chi è partito e mantenere vivo il legame con luoghi, tradizioni e affetti che continuano a far parte della propria identità.

Proprio il sacrificio di chi è costretto a lasciare la propria terra, affrontando l’incertezza del viaggio e le difficoltà di una nuova vita lontano da casa, rappresenta uno degli aspetti più significativi del messaggio di “Klama”. A questo si accompagna la speranza di poter tornare un giorno nei luoghi delle proprie origini, ritrovando le persone care e ricostruendo quel legame che la distanza non riesce a cancellare. È una riflessione che assume un valore particolare quando viene rivolta alle nuove generazioni, chiamate a conoscere e comprendere le storie di chi le ha precedute, riconoscendo nella memoria uno strumento fondamentale per leggere il presente e guardare al futuro con maggiore consapevolezza.

Il contributo di Castrignano ha così arricchito il significato dell’incontro, sottolineando come la musica possa diventare un linguaggio universale, capace di unire esperienze diverse e trasformare emozioni individuali in un patrimonio condiviso. Le note e le parole diventano un ponte tra passato e futuro, tra chi ha vissuto direttamente l’esperienza della partenza e chi, attraverso il racconto e l’ascolto, può avvicinarsi a quella storia e farla propria. In questo senso, trasmettere ai ragazzi il valore del sacrificio, il rispetto per le proprie radici e la capacità di coltivare la speranza significa offrire loro strumenti importanti per affrontare il cammino che li attende.

Rivolgendosi ai giovani, il musicista ha affidato il proprio augurio a poche parole, semplici ma dense di significato: «Buon viaggio, buona musica, buona vita». Un messaggio che racchiude l’auspicio di un percorso ricco di esperienze, incontri e occasioni di crescita, nel quale la musica possa continuare a rappresentare uno spazio di condivisione, dialogo ed espressione. L’augurio ha collegato simbolicamente l’esperienza della migrazione al cammino della nuova orchestra, chiamata a intraprendere il proprio viaggio portando con sé non soltanto la passione per la musica, ma anche il valore della memoria e la consapevolezza della propria storia. Un invito, rivolto ai ragazzi, a guardare avanti senza dimenticare le proprie origini, trasformando ogni esperienza in un'opportunità per crescere e contribuire, attraverso il linguaggio universale delle note, a mantenere vive le storie e le emozioni che appartengono a una comunità.

Il repertorio e il musicogramma: la tradizione musicale incontra l'innovazione didattica

La cerimonia ha dato ampio spazio alle composizioni legate all'opera poetica e culturale di Corliano, valorizzando un patrimonio artistico profondamente radicato nella storia, nelle tradizioni e nell'identità del territorio salentino. Attraverso la musica, le parole del poeta hanno ritrovato nuova voce, trasformandosi in un'esperienza condivisa capace di coinvolgere studenti, docenti ed ex alunni in un percorso di riscoperta delle proprie radici culturali.

Tra i brani proposti, particolare rilievo ha assunto “Grecia, Grecia”, su musica di Doriano Longo, composizione che si configura come un ideale inno dei paesi della Grecia Salentina. Il brano richiama l'identità di una comunità che conserva e tramanda una tradizione linguistica e culturale unica, nella quale la musica rappresenta uno strumento privilegiato di appartenenza e di memoria collettiva. Le sonorità e le parole contribuiscono a evocare il legame profondo tra le persone, il territorio e le tradizioni che continuano a vivere attraverso le nuove generazioni.

Accanto a questa composizione, è stata presentata “Yamia”, tratta dalla raccolta Puglia Mondo, nella quale riaffiorano i profumi, le consuetudini e le sensazioni dell'infanzia. Il brano conduce l'ascoltatore in un viaggio evocativo attraverso ricordi, emozioni e immagini della vita quotidiana, restituendo il valore di quelle esperienze che contribuiscono a formare l'identità personale e collettiva. La musica diventa così un linguaggio capace di riportare alla luce atmosfere lontane, trasformando la memoria individuale in un patrimonio condiviso e accessibile anche a chi non ha vissuto direttamente quelle esperienze.

Le esecuzioni, affidate agli alunni e agli ex alunni, accompagnati dai docenti di strumento e dal coro, hanno rappresentato uno dei momenti più significativi dell'iniziativa. La partecipazione degli studenti ha reso tangibile il passaggio del patrimonio culturale alle nuove generazioni, dimostrando come la scuola possa svolgere un ruolo fondamentale nella conservazione e nella trasmissione delle tradizioni. Attraverso lo studio, l'ascolto e l'esecuzione musicale, gli studenti non si sono limitati a riprodurre dei brani, ma hanno avuto l'opportunità di entrare in contatto con un universo di significati, emozioni e riferimenti culturali.

In questa prospettiva, le opere del poeta non rimangono confinate nella memoria di coloro che lo hanno conosciuto o che hanno condiviso con lui un determinato contesto storico e culturale, ma diventano parte integrante del percorso formativo degli studenti. La musica favorisce un incontro diretto con la poesia e permette ai ragazzi di avvicinarsi ai testi attraverso un'esperienza concreta, partecipata e coinvolgente. Il repertorio musicale si trasforma, quindi, in uno strumento educativo che unisce conoscenza, espressione artistica e consapevolezza delle proprie origini.

Di particolare interesse didattico è stata la presentazione del musicogramma dedicato a “Klama”, ideato dalla docente Elisa Tommasi con la collaborazione di altri insegnanti. Si tratta di una proposta che mette in relazione musica, percezione visiva e movimento, offrendo agli alunni una modalità innovativa per avvicinarsi all'ascolto e alla comprensione del brano. Attraverso segni, colori, simboli e sequenze grafiche, gli elementi musicali vengono tradotti in un percorso visivo che accompagna l'ascoltatore e lo aiuta a riconoscere i cambiamenti, le ripetizioni, le pause e gli sviluppi della composizione.

Il musicogramma costituisce, in questo senso, un efficace strumento per promuovere l'ascolto attivo. I bambini sono invitati a seguire il flusso musicale attraverso riferimenti visivi immediati, sviluppando gradualmente la capacità di distinguere gli elementi sonori e di coglierne le relazioni. L'associazione tra suono, colore e movimento rende l'esperienza più concreta e stimolante, favorendo la partecipazione anche degli alunni più piccoli, che possono entrare in contatto con il linguaggio musicale attraverso modalità vicine alle loro capacità percettive ed espressive.

L'attività non si limita alla semplice rappresentazione grafica della musica, ma propone un approccio che coinvolge diversi canali di apprendimento. L'ascolto viene accompagnato dall'osservazione, dal gesto e dalla partecipazione corporea, creando occasioni per sviluppare attenzione, coordinazione, memoria uditiva e sensibilità ritmica. Ogni segno diventa un riferimento per seguire il brano, mentre colori e movimenti contribuiscono a rendere visibili strutture sonore che, altrimenti, potrebbero risultare difficili da comprendere, soprattutto nelle prime fasi dell'educazione musicale.

Il valore della proposta risiede anche nella sua capacità di favorire l'inclusione. Il musicogramma permette infatti di avvicinare alla musica bambini con differenti livelli di esperienza e diverse modalità di apprendimento, offrendo punti di riferimento accessibili e favorendo una partecipazione più ampia. L'esperienza musicale diventa così un'occasione di scoperta condivisa, nella quale ciascun alunno può contribuire secondo le proprie possibilità, sperimentando il piacere dell'ascolto e della partecipazione.

Il progetto presentato a Didacta mette in relazione la scuola dell'infanzia, la scuola primaria e l'indirizzo musicale, delineando un percorso educativo che accompagna gli alunni nelle diverse fasi della crescita. La continuità tra i diversi ordini scolastici consente di valorizzare esperienze e competenze, costruendo un collegamento tra le prime forme di esplorazione sonora e lo studio più consapevole del linguaggio musicale. In questo modo, la musica si conferma una disciplina capace di favorire lo sviluppo cognitivo, emotivo, relazionale e creativo.

L'iniziativa dimostra inoltre come la tecnologia e l'innovazione metodologica possano sostenere la tradizione senza sostituirla. L'introduzione di strumenti didattici nuovi non modifica il valore originario delle composizioni, ma offre ulteriori possibilità per comprenderle, interpretarle e trasmetterle. Il patrimonio culturale viene così riproposto attraverso linguaggi contemporanei, in grado di dialogare con le esigenze formative delle nuove generazioni e di rendere la memoria più vicina alla loro esperienza quotidiana.

L'esperienza testimonia, infine, il ruolo centrale della scuola nella salvaguardia dell'identità culturale del territorio. Attraverso la collaborazione tra docenti, studenti, ex alunni e coro, la tradizione musicale si trasforma in un'occasione di incontro e di crescita comune. Le composizioni legate all'opera di Corliano continuano a vivere non soltanto attraverso la loro esecuzione, ma anche grazie alle nuove modalità con cui vengono proposte e interpretate.

La memoria culturale trova così nuovi linguaggi per raggiungere i più giovani, mantenendo vivo il legame con il passato e aprendosi, allo stesso tempo, alle possibilità offerte dalla didattica contemporanea. È proprio in questo dialogo tra radici e innovazione che si riconosce il valore più profondo del progetto: trasformare la musica in uno strumento di conoscenza, partecipazione e continuità culturale, capace di unire generazioni diverse e di consegnare alle nuove generazioni un patrimonio da custodire, comprendere e rinnovare.

L’Orchestra scolastica “Klama” e il valore dell’Indirizzo Musicale

Nel corso della cerimonia, il presentatore Andrea ha rivolto parole di apprezzamento all’orchestra scolastica “Klama” e ai docenti dell’Indirizzo Musicale dell’Istituto Comprensivo di Calimera, Martignano e Caprarica di Lecce, sottolineando il valore del percorso formativo che permette agli alunni di sviluppare le proprie capacità artistiche e di scoprire la bellezza della musica attraverso lo studio e la collaborazione.

Un ruolo fondamentale è svolto dal professor Teobaldo Scardino, docente di flauto traverso e referente dell’Indirizzo Musicale, impegnato nella preparazione degli studenti e nella direzione dell’orchestra. Insieme a lui, il professor Doriano Longo per il violino, la professoressa Folli per il pianoforte, il professor Danilo Allegari per la chitarra e la professoressa Sabrina Conte per la preparazione e la direzione del coro contribuiscono alla crescita musicale e personale dei ragazzi, trasmettendo competenze, passione e dedizione.

Durante la presentazione, Andrea ha ricordato come alcuni brani eseguiti abbiano riscosso successo non soltanto nel Salento, ma anche in Grecia, dimostrando la capacità della musica di superare i confini geografici e culturali. Le esecuzioni hanno valorizzato le tradizioni del territorio, offrendo al pubblico un momento di emozione e condivisione.

Nonostante la ripresa delle attività scolastiche fosse avvenuta da poco e i tempi di preparazione fossero ristretti, gli alunni, insieme agli ex studenti, hanno saputo offrire un’esibizione significativa, frutto di impegno, disciplina e collaborazione. Il presentatore ha quindi ringraziato tutti i docenti e i componenti dell’orchestra, invitando il pubblico ad applaudirli per il prezioso lavoro svolto.

L’esperienza dell’orchestra “Klama” testimonia l’importanza dell’Indirizzo Musicale come opportunità educativa e culturale, capace di valorizzare i talenti dei giovani, rafforzare il legame con le tradizioni locali e promuovere la crescita attraverso il linguaggio universale della musica.

Un'orchestra come promessa di futuro

Con l'intitolazione a Franco Corliano, la scuola sceglie di non limitarsi a conservare il passato. Lo porta nelle aule, nelle prove, negli strumenti e nelle voci degli studenti. E qui che la tradizione popolare ritrova la propria funzione piu autentica: mettere in comunicazione le generazioni e offrire alla comunita strumenti per riconoscersi.

L'orchestra "Klama" nasce come un impegno educativo e civile. Ogni nota potra richiamare una parola grika, una memoria familiare, la storia di una partenza o il desiderio di un ritorno. Ogni concerto potra trasformare quell'eredita in un'esperienza nuova e condivisa.

La memoria, per continuare a vivere, deve essere praticata. A Calimera sara affidata alle mani e alla sensibilita dei giovani musicisti, chiamati non soltanto a custodire l'opera di Franco Corliano, ma a rinnovarla e a condurla verso il futuro.

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