“10 Anni con Pippi”: il Cenacolo “Amici G. De Dominicis” celebra un decennio di cultura, memoria e identità salentina
di Davide Tommasi
A Cavallino una serata dedicata a Giuseppe De Dominicis, il poeta Pippi, e al patrimonio culturale del Salento. Il sindaco Bruno Ciccarese Gorgoni, i professori Giovanni Paladini e Maurizio Nocera, i poeti e gli amici dell’associazione hanno ripercorso dieci anni di impegno, ricerca e promozione della cultura.
CAVALLINO (LECCE) – Dieci anni di attività, incontri, ricerca, poesia e valorizzazione della memoria collettiva. Il Cenacolo “Amici G. De Dominicis” ha celebrato il proprio decennale con una serata dal forte significato culturale e umano, intitolata “10 Anni con Pippi”, un omaggio affettuoso a Giuseppe De Dominicis, il poeta salentino conosciuto da tutti con il nome di Pippi.
Un titolo scelto per restituire al poeta la dimensione più autentica e familiare, quella di un uomo profondamente legato alla propria terra, capace di raccontare attraverso il dialetto, l’ironia e la sensibilità poetica la vita quotidiana, i sentimenti, le contraddizioni e le aspirazioni della comunità salentina.
L’iniziativa ha rappresentato non soltanto un momento celebrativo, ma anche un’occasione per ripercorrere il cammino compiuto dall’associazione dalla sua fondazione, nel 2016, e per ribadire la necessità di continuare a trasmettere alle nuove generazioni la conoscenza dei grandi protagonisti della storia e della cultura locale.
Ad accogliere i partecipanti è stato il presidente del Cenacolo, Ludovico Malorgio, che ha rivolto un saluto ai presenti e ringraziato quanti, nel corso degli anni, hanno sostenuto le attività del sodalizio. Alla serata hanno preso parte il sindaco di Cavallino, avvocato Bruno Ciccarese Gorgoni, il professor Giovanni Paladini e il professor Maurizio Nocera, protagonista della lezione magistrale dedicata alla figura di Giuseppe De Dominicis. Presenti anche rappresentanti dell’amministrazione comunale, studiosi, operatori culturali, poeti, soci e amici dell’associazione.
Un pubblico numeroso ha condiviso un appuntamento che ha restituito il senso più profondo dell’esperienza del Cenacolo: fare cultura attraverso la partecipazione, il confronto, la ricerca e la riscoperta delle radici.
Il saluto del sindaco: «Dieci anni di passione e lavoro per tutto il Salento»
Nel suo intervento, il sindaco Bruno Ciccarese Gorgoni ha portato il saluto personale e quello dell’amministrazione comunale, sottolineando il valore del traguardo raggiunto dall’associazione.
Il primo cittadino ha riconosciuto nel Cenacolo una realtà ormai consolidata, capace di andare oltre i confini comunali e di diventare un punto di riferimento per l'intero territorio salentino. Dieci anni contraddistinti da entusiasmo, dedizione e continuità, durante i quali il sodalizio ha saputo costruire occasioni di incontro e promuovere iniziative di rilievo.
Il sindaco ha evidenziato come l'attività dell'associazione non si sia limitata alla valorizzazione di Giuseppe De Dominicis, ma abbia abbracciato un più ampio percorso di riscoperta della poesia, della letteratura, della storia e delle personalità che hanno contribuito a definire l'identità di Cavallino.
Il poeta, in particolare, rappresenta uno specchio della società salentina: nei suoi versi si ritrovano abitudini, linguaggio, sentimenti e aspetti della vita quotidiana che ancora oggi aiutano a comprendere la storia e la cultura del territorio.
Accanto a De Dominicis, il Cenacolo ha dedicato attenzione anche alla figura di Sigismondo Castromediano e a numerosi autori e poeti, favorendo la conoscenza di un patrimonio che rischierebbe altrimenti di rimanere confinato negli archivi o nella memoria di pochi appassionati.
«La cultura vive attraverso le persone, attraverso l'impegno spontaneo e appassionato e attraverso le associazioni», è stato il senso del messaggio rivolto dal sindaco, che ha ribadito la disponibilità dell'amministrazione comunale a sostenere il lavoro delle realtà associative.
Un ringraziamento particolare è stato rivolto a Ludovico Malorgio e ai suoi collaboratori per il contributo offerto alla comunità. Il decennale, ha sottolineato il primo cittadino, non deve essere considerato un punto di arrivo, ma un nuovo punto di partenza, con l'auspicio che il Cenacolo possa proseguire la propria attività per molti altri anni.
Un sostegno condiviso anche dagli amministratori presenti, tra cui la vicesindaca Isabella Rizzo e l'assessora Pina Campanile.
Giovanni Paladini: la cultura come umanesimo e responsabilità civile
Particolarmente significativo l'intervento del prof.Giovanni Paladini, socio fondatore del Cenacolo e protagonista, insieme agli altri promotori, dei dieci anni di attività dell'associazione.
Paladini ha sviluppato una riflessione sul valore dell'amore, della solidarietà e dell'umanesimo, richiamando il messaggio evangelico e il pensiero di Tommaso Moro, autore di Utopia, opera nella quale viene immaginata una società fondata sulla semplicità, sulla giustizia e sulla convivenza civile.
Il professore ha collegato questi principi alla necessità di contrastare la disumanizzazione, la violenza e le guerre, sottolineando come la cultura non possa essere separata dalla responsabilità nei confronti degli altri.
In questo percorso, Giuseppe De Dominicis assume un significato che supera la dimensione strettamente letteraria. La sua poesia, infatti, restituisce dignità alla vita delle persone comuni, racconta la realtà senza nasconderne le difficoltà e invita a guardare con attenzione alla società.
Paladini ha ricordato anche gli altri studiosi e divulgatori che contribuiscono alla diffusione della cultura sul territorio, tra cui il dottor Pompeo Maritati, presidente dell'APSEC, e l'avvocata Carmen Tessitore, da tempo impegnata nella promozione culturale.
Un ringraziamento è stato rivolto al sindaco e all'amministrazione comunale per l'attenzione riservata alla memoria del poeta, ricordando anche il cenotafio dedicato a De Dominicis nel cimitero di Cavallino, luogo simbolico nel quale rendere omaggio a una figura tanto importante per la comunità.
Paladini ha quindi annunciato il proprio impegno nella preparazione di un volume su Giuseppe De Dominicis, pensato con finalità didattiche e divulgative e arricchito dai disegni a matita di Piero Pascali.
L'obiettivo è portare il poeta nelle scuole, avvicinare i giovani alla sua opera e offrire strumenti accessibili per comprenderne l'attualità.
«Il lavoro fatto in questi dieci anni deve continuare con le nuove generazioni»: questo il messaggio che ha accompagnato la conclusione del suo intervento, insieme all'augurio rivolto a Cavallino, a Giuseppe De Dominicis e al Cenacolo.
Ludovico Malorgio: dieci anni di iniziative e di riscoperta del poeta
Il presidente Ludovico Malorgio ha quindi ripercorso le tappe principali della storia associativa, ricordando le persone che nel 2016 contribuirono alla fondazione del Cenacolo.
Tra i soci fondatori ha citato Carmelo Gigante, Toto Marcianò, Franco Natale, Giovanni Paladini, Arnaldo Miccoli, Antonio Giannaccari, Fausto Falco, Fiorenzo Monittola e lo stesso Malorgio.
Un ricordo commosso è stato dedicato a Carmelo Gigante e all'ingegnere Toto Marcianò, scomparsi negli anni successivi alla fondazione. Il loro contributo è stato rievocato con un caloroso applauso da parte dei presenti.
Il Cenacolo ne custodisce la memoria anche attraverso iniziative specifiche: la rassegna culturale dedicata a Carmelo Gigante, giunta alla quarta edizione, e il concorso di poesia dialettale “Scrasce e Gesummini”, che ha assunto la denominazione di “Scrasce e Gesummini – Toto Marcianò”.
Uno dei risultati più significativi raggiunti dall'associazione è stata la ristampa anastatica del volume Vita e opera di Giuseppe De Dominicis, pubblicato originariamente nel 1926 a cura del professor Francesco De Lia.
Un'opera preziosa per la conoscenza del poeta, che il Cenacolo ha voluto recuperare e rendere nuovamente disponibile, sottraendola al rischio dell'oblio e restituendola agli studiosi e agli appassionati.
Malorgio ha ricordato come il progetto abbia richiesto un lavoro impegnativo e prolungato, culminato nella presentazione del volume il 21 gennaio 2020, nella sala dell'oratorio di Cavallino. Le copie disponibili sono ormai poche e l'associazione è alla ricerca di sostenitori per una nuova ristampa.
Il recupero editoriale si inserisce in un programma più ampio, sviluppato negli anni attraverso presentazioni di libri, incontri con gli studenti, visite guidate, mostre, appuntamenti musicali e iniziative dedicate alla poesia.
Tra le attività ricordate figurano gli incontri nelle scuole di Cavallino e in altri centri del Salento, le visite ai siti archeologici e ai luoghi della memoria, le presentazioni di opere letterarie e le iniziative dedicate alle tradizioni popolari.
Un posto importante occupano il raduno provinciale dei poeti organizzato in occasione del Dantedì, il 25 marzo, e il concorso di poesia dialettale, divenuto negli anni un appuntamento atteso da autori e appassionati.
Il presidente ha ricordato anche gli eventi più recenti, dalle iniziative dedicate alla musica tradizionale salentina alle presentazioni editoriali, fino agli incontri con i poeti del territorio.
Un percorso articolato che conferma la vocazione del Cenacolo: non limitarsi a conservare la memoria, ma renderla viva attraverso nuove occasioni di studio, ascolto e partecipazione.
Nel corso del suo intervento, Malorgio ha inoltre ringraziato le autorità, gli studiosi, gli amici e i familiari di De Dominicis presenti alla celebrazione, ribadendo l'importanza della collaborazione con il Comune e con le altre realtà culturali.
Ha infine aperto una riflessione sul futuro dell'associazione, auspicando un ricambio alla guida del sodalizio e l'ingresso di nuove energie. Un passaggio significativo, che testimonia la volontà di garantire continuità al lavoro svolto, senza rinunciare al rinnovamento.
Maurizio Nocera e il legame profondo tra Pippi e il duca Castromediano
Il momento centrale della serata è stato affidato al professor Maurizio Nocera, che ha tenuto una lezione magistrale dedicata a Giuseppe De Dominicis e al suo rapporto con Sigismondo Castromediano.
Il suo intervento ha offerto ai presenti una lettura articolata dei due personaggi, intrecciando vicende biografiche, testimonianze documentarie, storia locale e riflessioni sul valore della cultura.
Nocera ha raccontato come il proprio interesse per la storia salentina si sia approfondito attraverso lo studio di documenti e carte d'archivio, comprese alcune lettere di Castromediano legate alla rete di relazioni culturali sviluppatasi nel corso dell'Ottocento.
Da questo lavoro è maturata una conoscenza sempre più approfondita del duca e del suo rapporto con Giuseppe De Dominicis, giovane poeta che trovò in lui un importante punto di riferimento umano e culturale.
Il professor Nocera ha insistito soprattutto sul significato di questa relazione, nella quale emerge una forma di amicizia capace di superare le distanze sociali. Castromediano, appartenente a una famiglia nobile e protagonista del Risorgimento salentino, seppe avvicinarsi a un giovane proveniente da un contesto popolare, riconoscendone le capacità e favorendone la crescita culturale.
Un rapporto che, secondo la ricostruzione proposta durante la lezione, contribuì in maniera determinante alla formazione del poeta e alla sua possibilità di entrare in contatto con ambienti intellettuali più ampi.
Nocera ha ricordato anche il ruolo di Castromediano nella valorizzazione del dialetto e nella raccolta delle espressioni poetiche popolari del territorio, evidenziando come questo patrimonio abbia rappresentato una risorsa fondamentale per la formazione letteraria di De Dominicis.
Un altro aspetto affrontato riguarda il contributo del poeta alla stesura delle memorie di Castromediano, in particolare durante gli anni in cui il duca, ormai anziano e con la vista fortemente compromessa, aveva bisogno di un aiuto per mettere per iscritto le proprie riflessioni.
Un'esperienza che, nella lettura di Nocera, rappresentò per De Dominicis un'importante occasione di apprendimento della lingua italiana e di confronto con la storia politica e civile del suo tempo.
La lezione ha richiamato inoltre l'attenzione su alcuni testi meno conosciuti del poeta, tra cui il poemetto dedicato al duca, e sulla necessità di proseguire il lavoro di ricerca per recuperare scritti e testimonianze ancora poco valorizzati.
Nocera ha invitato il pubblico a riscoprire le opere di entrambi i personaggi, sottolineando come la loro conoscenza consenta di comprendere meglio non soltanto la storia di Cavallino, ma anche alcuni passaggi fondamentali della cultura e della società salentina.
Particolarmente significativa è stata la riflessione sulla poesia di De Dominicis, caratterizzata dall'ironia, dalla capacità di osservare la realtà e dall'attenzione verso le condizioni delle persone più umili.
Il poeta non si limitava a descrivere usi e costumi: attraverso i versi sapeva anche criticare le ingiustizie, mettere in discussione le convenzioni e dare voce a chi disponeva di pochi strumenti per far sentire la propria presenza nella società.
Nocera ha ricordato, in questo contesto, anche l'attenzione di De Dominicis verso le forme di solidarietà sociale, richiamando l'esperienza delle società di mutuo soccorso e il suo interesse per le condizioni dei lavoratori.
Il messaggio conclusivo della lezione è stato un invito ad attualizzare il poeta, rendendone le opere più accessibili e proponendo percorsi di lettura capaci di coinvolgere anche i lettori più giovani.
Una lezione appassionata, accolta con interesse dal pubblico, che ha unito approfondimento storico e partecipazione emotiva, restituendo al decennale il valore di un vero momento di crescita culturale.
La poesia protagonista: il dialetto come patrimonio da custodire
Dopo gli interventi istituzionali e la lezione magistrale, la serata ha lasciato spazio alla voce dei poeti, trasformando l'incontro in un momento di condivisione letteraria.
Il microfono aperto ha consentito agli autori presenti di declamare componimenti in dialetto salentino e in italiano, dimostrando la vitalità di una tradizione che continua a rinnovarsi attraverso sensibilità, esperienze e linguaggi differenti.
Tra i poeti intervenuti figuravano Franco Melissano, Cesare Distante, Antonio De Leo, Anna Francischello, Fiorenzo Monittola, Gino Maragliulo e Arnaldo Miccoli, che hanno offerto al pubblico testi dedicati alla memoria, agli affetti familiari, alla vita quotidiana, alla sofferenza e al valore della lingua materna.
Le letture hanno restituito un panorama variegato della produzione poetica locale, nel quale il dialetto non è soltanto uno strumento espressivo, ma un elemento identitario capace di custodire storie, modi di dire, emozioni e immagini di un mondo in trasformazione.
Franco Melissano ha proposto versi attraversati da immagini del mare, della speranza e della sofferenza umana, con richiami anche al dramma delle migrazioni.
Cesare Distante ha invece sottolineato la funzione civile della poesia, richiamando la tragedia di Marcinelle e la necessità che la scrittura contribuisca a risvegliare le coscienze, mantenendo viva la memoria delle vittime del lavoro.
Antonio De Leo ha affidato ai suoi versi il ricordo della vita familiare e di cinquant'anni trascorsi accanto alla moglie, in una lettura particolarmente toccante, segnata dalla commozione per la recente scomparsa della donna.
Anna Francischello ha dedicato il proprio componimento al dialetto, descrivendolo come una lingua capace di attraversare le generazioni e di conservare la memoria delle case, delle famiglie e delle relazioni quotidiane.
Fiorenzo Monittola ha portato una poesia legata ai ricordi personali, mentre Gino Maragliulo ha reso omaggio a De Dominicis attraverso un proprio componimento ispirato all'immaginario dell'Inferno e del Paradiso.
Arnaldo Miccoli ha concluso il percorso delle letture con liriche giovanili e componimenti che hanno alternato ironia, osservazione del quotidiano e riflessione sulla condizione umana.
Nel corso della serata sono stati rivolti saluti anche agli autori impossibilitati a intervenire, agli amici collegati a distanza e ai rappresentanti delle realtà culturali vicine al Cenacolo.
Le letture hanno rappresentato uno dei momenti più partecipati dell'iniziativa, confermando quanto la poesia dialettale continui a essere uno strumento di espressione e di appartenenza per il territorio.
Un patrimonio da trasmettere alle nuove generazioni
Il decennale del Cenacolo “Amici G. De Dominicis” ha restituito il quadro di un'associazione che, nel corso degli anni, ha saputo costruire una rete di rapporti tra studiosi, poeti, istituzioni e cittadini.
Il lavoro svolto non riguarda soltanto la celebrazione di un autore del passato, ma investe una questione più ampia: il rapporto tra cultura, identità e futuro delle comunità locali.
Giuseppe De Dominicis, con la sua capacità di raccontare il Salento attraverso la lingua del popolo, continua a offrire strumenti per comprendere una realtà fatta di tradizioni, cambiamenti, contraddizioni e valori condivisi.
Accanto a lui, la figura di Sigismondo Castromediano testimonia l'importanza della ricerca storica, della tutela del patrimonio e della trasmissione del sapere.
Il lavoro del Cenacolo si colloca proprio all'incrocio tra queste dimensioni: recuperare i testi, promuovere gli autori, organizzare incontri, favorire la partecipazione e creare occasioni nelle quali la cultura possa diventare esperienza condivisa.
La sfida per il futuro sarà coinvolgere sempre più giovani, portare la poesia nelle scuole, ampliare le collaborazioni e assicurare continuità alle iniziative, affinché il patrimonio culturale salentino non rimanga soltanto una testimonianza del passato, ma continui a parlare al presente.
La serata si è conclusa con i ringraziamenti del presidente Ludovico Malorgio al sindaco Bruno Ciccarese Gorgoni, al professor Maurizio Nocera, al professor Giovanni Paladini, ai poeti intervenuti e a tutti coloro che hanno partecipato alla celebrazione.
Ai presenti è stata inoltre offerta la locandina commemorativa dell'evento, preparata come ricordo del decennale e consegnata anche al sindaco e al relatore della lezione magistrale.
Un gesto semplice, ma coerente con lo spirito dell'iniziativa: lasciare una traccia concreta di una serata dedicata alla memoria e alla condivisione.
Dieci anni con Pippi, dunque, non soltanto per ricordare un poeta, ma per continuare a riconoscersi nella sua voce. È questo il significato più profondo della celebrazione: custodire le radici senza smettere di guardare avanti, nella convinzione che la cultura cresca quando viene condivisa e che la memoria resti viva soltanto se trova nuove persone disposte a raccoglierla.
A Cavallino, il decennale del Cenacolo “Amici G. De Dominicis” ha confermato che la poesia, la storia e il dialetto possono ancora unire generazioni diverse, rafforzare il senso di appartenenza e offrire alla comunità nuove occasioni di incontro.
Un anniversario che diventa così un impegno rinnovato: continuare a fare cultura, con passione, competenza e spirito di servizio, nel nome di Giuseppe De Dominicis e di tutti coloro che hanno contribuito a mantenere viva la memoria del Salento.