Trasporto pubblico, Patti (Lcp) e Cgil: “Coinvolgere i privati”. Appello del sindacato alla Regione

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 Chiudere le scuole sembra la soluzione più a portata di mano per controllare la diffusione del contagio. Perché l’organizzazione del trasporto pubblico fa spesso acqua. E, probabilmente, durante il periodo estivo non è stato fatto abbastanza per affrontare la questione. Il vero pericolo, comunque, più che a scuola, sembra annidarsi proprio lì. Sui mezzi pubblici. Che tanta gente prende, a Lecce come a Milano, per andare a scuola o al lavoro.

Così il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano ha pensato bene di spedire in dad (didattica a distanza) l’ultimo triennio delle scuole superiori. Nel frattempo, però, la situazione si sta evolvendo e Conte sta per dare alla luce un nuovo dpcm, sentito il Comitato tecnico scientifico e la maggioranza.

Ma “piuttosto che chiudere le scuole e scaricare il costo sociale della pandemia sulle spalle delle famiglie, degli studenti e dei docenti, la Regione avrebbe dovuto muoversi per tempo per integrare il trasporto pubblico con quello privato”, fa notare Cgil Lecce con Filt e Flc. E la sortita dell’assessore regionale ai Trasporti Giannini, “che pare aver trovato le risorse adatte, ma non le ha quantificate, è intempestiva, giunge infatti con notevole ritardo e dopo molteplici sollecitazioni. Meglio tardi che mai, visto l’appello mosso negli ultimi giorni da più parti. Ora sarebbe il caso di non perdere altro tempo: si avvii subito una consultazione con le parti sociali, come peraltro sollecitato fin da maggio dalla Filt Cgil. Ciò anche al fine di garantire condizioni di piena sicurezza non solo ai fruitori del servizio, ma anche a chi su quei mezzi, oggi sovraffollati, si trova a dover lavorare”.

In sostanza, rileva la segretaria Cgil Lecce Fragassi, nella nota siglata con i segretari delle sigle di settore Savoia e Guagnano, “se il veicolo principale del contagio è il trasporto pubblico, allora è su quell’aspetto che bisognava investire ed intervenire”. Ciò rilevato, in ogni caso, “utilizzare i bus turistici o il noleggio con conducente per implementare la flotta del trasporto pubblico era la soluzione migliore ed a portata di mano”, si spiega nella nota, in ciò richiamando e avallando la proposta del capogruppo di Lecce Città Pubblica nel Consiglio comunale di Lecce, Pierpaolo Patti, e di alcune associazioni di categoria. Proposta che “risponde al bisogno, avvertito da studenti e lavoratori, di un trasporto pubblico sicuro ed efficiente. Inoltre fornirebbe un sostegno tangibile alle centinaia di dipendenti (autisti ed impiegati) delle aziende del trasporto privato (più quelli dell’indotto) che soffrono una crisi tremenda fin dallo scorso marzo”.

Aprire ai privati, dunque. La Cgil Lecce fa suo l’appello alla Regione e lo reitera: “Piuttosto che chiudere i pochi luoghi della conoscenza, tra i più sicuri, investa nel settore dei trasporti allargando la flotta dei pullman attraverso il coinvolgimento delle aziende private. Soprattutto intervenga immediatamente. Ci rendiamo conto che il momento che viviamo non è semplice, di giorno in giorno siamo costretti a prendere atto di nuove difficoltà rispetto alla pandemia, ma non dobbiamo rinunciare ad un ruolo fondamentale di confronto per trovare rapidamente e col contributo di tutti le soluzioni più idonee ai problemi”.

Patti, infatti, ha suggerito proprio di integrare le flotte dei bus privati nelle corse già esistenti. In tal modo, asserisce il capogruppo di Lecce città pubblica, “diminuirebbe il numero di utenti per ogni bus, consentendo ai nostri studenti di andare a scuola o in facoltà in sicurezza e, al contempo, si darebbe ossigeno a questo settore privato, in ginocchio da marzo, che conta un numero non trascurabile di lavoratori”. “La fase che stiamo vivendo – evidenzia – genera certamente preoccupazioni dal punto di vista della diffusione del virus ma, fino a quando la situazione è di allerta sebbene ancora sotto controllo, sarebbe il caso di assumere le iniziative conseguenti”.

E c’è un altro aspetto. Le risorse impiegate per far funzionare il servizio, fa notare Patti, sarebbero una spesa buona, “perché limiterebbero il danno alla formazione dei nostri studenti e genererebbero quantomeno i profitti sufficienti alla sussistenza del trasporto privato, ai cui operatori, più che un sussidio, si potrebbe dare lavoro, nella sicurezza di tutti, sia sanitaria che economica”.

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