Terme Santa Cesarea, nuovo sit-in davanti alla Prefettura

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Lavoratrici e lavoratori delle Terme Santa Cesarea spa scendono di nuovo in strada a manifestare. Dopo il sit-in del 2 marzo e il carteggio tra sindacati ed istituzioni per richiedere un incontro che non è mai stato convocato, organizzazioni sindacali e dipendenti si ritroveranno domani, 13 aprile, tra le 10 e le 12.30, davanti alla Prefettura di Lecce.

Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil sono preoccupate per l’assenza di risposte alle sollecitazioni inviate al presidente della Regione Michele Emiliano, all’assessore allo Sviluppo economico Alessandro Delli Noci, al sindaco di Santa Cesarea Terme, Pasquale Bleve ed al direttore di Terme Santa Cesarea spa, Rocco Bleve.

Lo stallo tiene appesi al filo dell’ansia 115 famiglie. Lavoratrici e lavoratori delle Terme sono esasperati, senza stipendio ormai da tre mesi (e senza parte di 14esima e 13esima mensilità), con prospettive per il futuro a breve e lungo termine sempre più assottigliate. “È assolutamente incomprensibile e inaccettabile quanto sta accadendo. Mancano atti ufficiali, al di là delle comunicazioni ufficiose e le voci che circolano sulla riapertura estiva. Abbiamo bisogno di certezze; servono risposte vere e concrete a chi vive un incubo. A distanza di sei settimane nessuno ci convoca: società, Comune e Regione sono silenti”, denunciano Mirko Moscaggiuri (Filcams), Carmela Tarantini (Fisascat) e Antonio Palermo (Uiltucs).

“Ci rivolgiamo ora al prefetto Maria Rosa Trio per sapere se negli atti di società, Comune e Regione ci sia traccia di incontri, di convocazioni di Cda, di delibere con disposizioni economiche in favore dei lavoratori. E vorremmo anche sapere se come promesso la Asl di Lecce abbia anticipato le somme dovute per le cure erogate in convenzione con il Sistema Sanitario per l’anno 2020. Intorno ad una sola certezza, c’è un turbine di silenzi, reticenze, insicurezza. La realtà, quella che vedono i lavoratori, è amara: i dipendenti non hanno percepito un solo euro. Ribadiamo ancora una volta come l’esasperazione si stia trasformando in rabbia ed in risentimento, creando i presupposti per qualcosa che sarà sempre più difficile gestire”, concludono i sindacalisti.

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