RESTO A GALLIPOLI PERCHÉ AMO LA MIA CITTÀ

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STEFANO MINERVA: “RESTO A GALLIPOLI PERCHÉ AMO LA MIA CITTÀ”

“Ho ritenuto opportuno e giusto convocare una conferenza stampa per dare una risposta ufficiale alla richiesta che mi è stata fatta dal Partito Democratico. Di solito si è abituati a vedere i politici come freddi calcolatori che sanno sempre cosa fare e riescono a prendere la decisione giusta al momento giusto: in realtà i politici sono esseri umani come tutti gli altri e i sentimenti che abbiamo sono comuni nei momenti difficili e nelle scelte.

Quella di oggi è una scelta importante che potrebbe cambiarmi la vita e che influisce sicuramente nella mia vita personale e nella mia quotidianità. Per queste ragioni non dormo da una settimana; la caduta del Governo ha accelerato il processo naturale della campagna elettorale del 25 settembre e il PD ha avviato una discussione interna rispetto ad essa. Ed è così che da Roma mi è stata fatta questa proposta, richiesta che si è ufficializzata sabato mattina, con il benestare del Presidente della Regione, durante l’assemblea provinciale del PD.

Tutta la base si è espressa chiedendomi un impegno diretto ritenendo che da Sindaco di Gallipoli, Presidente della Provincia e rappresentando la nuova generazione democratica, essendo capolista del PD, il partito avrebbe potuto raccogliere un numero importante di consensi.

Da qui si è aperta la riflessione più profonda perché è chiaro che i pro e i contro ci sono in ogni scelta. Sono sindaco da più di 6 anni, rieletto lo scorso anno con una percentuale mai vista a Gallipoli e sono Presidente della Provincia con possibilità di secondo mandato; ma è vero anche che un parlamentare in quest’area politica, in questa geografia territoriale manca da anni, poiché l’ultimo parlamentare della Repubblica è stato Mario Foscarini, gallipolino verace, poi D’Alema eletto in questo collegio,  e successivamente questa parte politica del centro sinistra non ha mai avuto rappresentanti diretti alla Camera.

Il ragionamento in queste ore è maturato anche rispetto alla forza o all’apporto che avrei potuto dare a questa città, a questo territorio. Il dubbio maggiore è questo: il contributo che do da sindaco di Gallipoli o da presidente della Provincia è maggiore rispetto a quello che riuscirei a dare a questa comunità da Roma? Per formare il pensiero rispetto alla decisione, come sono solito fare, ritengo sia utile ascoltare ciò che pensano le persone a me vicine ed è per questo che ho tenuto diverse riunioni con vari gruppi, dalla maggioranza al partito.

Oggi qualsiasi decisione può lasciare l’amaro in bocca e in qualsiasi decisione c’è una parte giusta e una parte sbagliata.Sono stato sicuramente fortunato perché fare il sindaco di Gallipoli a 30 anni, il presidente della Provincia a 32 e avere la possibilità di fare il capolista alla Camera a 36 è sicuramente un onore e un privilegio. Sono state troppe le notti insonni dell’ultima settimana però ho deciso e scelto questo: resto il sindaco di Gallipoli. 

Ho preso questa decisione perché siamo poco abituati alla politica che dà l’esempio, ci siamo abituati alla politica che è solo frutto delle scelte personali senza tenere conto di chi sta attorno. Ognuno di noi ha sempre qualche fatterello da raccontare ai propri nipoti per qualcosa di speciale che ha fatto: ecco io con questa decisione avrò un fatterello da raccontare, ovvero che a 36 anni ho avuto la possibilità di fare il parlamentare e invece ho scelto di rimanere tra la mia gente. È una scelta di cuore, ragionata, una scelta d’amore verso ciò che faccio e verso le persone che mi stanno accanto, verso la generazione che ho lanciato in politica. È una scelta che devo a quelle persone che finalmente hanno avuto voce in capitolo, attenzione, ascolto e che rischierebbero di tornare ad avere sfiducia della politica, lo devo agli impegni che ho preso e che ancora non ho portato a termine.

Da sindaco della città non me ne posso andare senza aver inaugurato il parco di via Firenze e il palazzetto dello sport, senza avviare i procedimenti amministrativi per il porto turistico, impegni e promesse che ho preso con la mia città e con la mia gente che un anno fa ha regalato un risultato storico per la nostra città.

Mai un sindaco aveva concluso il suo mandato e vinto al secondo con 8600 voti di preferenza. È un dovere morale nei confronti delle persone che ci hanno votato, che si sono candidate con me. Questo non vuol dire, con la massima sincerità, che rimarrò necessariamente fino alla fine del mandato. Rimarrò fino a quando sarà giusto rimanere, fino a quando sentirò che il mio ruolo sarà ancora importante e fondamentale per tenere insieme un’idea che non è quella della politica degli attacchi, della vendetta personale, degli insulti, degli esposti, ma la politica dell’amore, della passione della condivisione della trasparenza e del dialogo. Me ne andrò quando avrò mantenuto gli impegni con la città, fra un anno, fra due, non lo so.

Nella vita ho sempre fatto scelte difficili e quella di oggi lo è, perché la scelta più facile sarebbe stata accettare una candidatura alla Camera da parlamentare che è il massimo sogno di chi fa politica. Sono però convinto che a volte le scorciatoie ti fanno arrivare al traguardo ma non ti fanno raggiungere la meta; sono le scelte più difficili che danno le soddisfazioni più grandi. Qualcuno mi ha detto che in politica non esiste riconoscenza… può darsi! Ma chi mi conosce sa che la rinuncia di questa scelta ci porta ad impegni morali che non possiamo disattendere e i numerosi messaggi che ho ricevuto hanno accelerato la mia decisione in questo senso.

Io penso che quando si ama qualcosa la si mette prima di se stessi, e io amo troppo Gallipoli da metterla al secondo posto rispetto alla mia carriera politica.

Non è ancora il tempo giusto, c’è ancora tempo.

Oggi, ad un anno dalle elezioni di Gallipoli, sono convinta che Gallipoli e la Provincia siano una roccaforte di ideali e di cose da fare.

Non ho aspettato l’ultimo giorno della consegna delle liste per dirlo, ma lo faccio oggi per far capire quanto la mia sia una scelta consapevole”.

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