giovedì, Dicembre 8, 2022
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POLEMICA CONFRONTO ANDE

Rifiutarsi di partecipare in democrazia si può, evadere il rispetto e le regole no.

Sorprende, a ben riflettere, che il tentativo maldestro di squalificare l’iniziativa promossa a Lecce dall’ Associazione Nazionale Donne Elettrici, che vedeva coinvolta in un libero confronto una candidata per ogni coalizione, si ponga più in sintonia con una politica sessista o maschilizzata che non con la politica delle donne e, a dire il vero, con una cultura pienamente democratica.

Alle Ande, Associazione apartitica e apolitica per statuto, si contesta una modalità di coinvolgimento delle protagoniste della serata fallimentare ed escludente. Non sarà sfuggito di constatare che la sedia destinata alla candidata del centro-destra è rimasta vuota per tutta la durata del dibattito. L’associazione in questione ha richiesto, invece, ad ogni coalizione di proporre la propria candidata sulla base o di un processo condiviso di scelta, o di un sorteggio . Nel primo caso doveva farsi semplicemente valere un criterio di stima, rispetto e fiducia, nel secondo un criterio banalmente democratico – difficile immaginare qualcosa di più democratico della casualità.

Per tutta risposta la coalizione assente indica come propria rappresentante Adriana Poli Bortone, figura femminile sicuramente di spicco, palesemente non candidata. La coalizione di centrodestra,insomma, evade l’unico vincolo da rispettare per far valere la pluralità del dibattito, in condizioni di parità, tra pari, ossia, egualmente coinvolte nella campagna elettorale per le elezioni amministrative a Lecce. Si e’ trattato, peraltro, dell’unico incontro femminile “trasversale” organizzato in questa campagna elettorale, e di questo va dato merito alla attenta e sempre attuale iniziativa politica delle Andine. Ma è precisamente la motivazione al rifiuto di partecipare a rasentare il sessismo, il più pericoloso: la presenza di una, potrebbe danneggiare le altre nella competizione . Il ragionamento, neutro alle differenze sessuali, elude che nella politica delle donne non si danno relazioni gerarchiche, e se sono tali non sono ritenute relazioni politiche nel significato più alto del termine. Nell’universo simbolico femminile le relazioni sono, semmai, dispari o asimmetriche, frutto cioè autorevolezza, non di autorità, esito di riconoscimento, liberamente offerto e non preteso. Da sempre questa è stata la misura con cui la politica delle donne ha segnato la propria distanza dalla volgarità e dall’arroganza dei sistemi potere. Quand’anche, infine, le donne della coalizione con Giliberti si fossero sentite pienamente rappresentate dalla Senatrice Poli Bortone (ma è lui o loro che avrebbe rappresentato?  E allora di cosa si parla quando si parla di politica delle donne?) non ci sarebbe stato rispetto alcuno per l’avversario, anzi “le avversarie” nella coalizione, le quali sarebbero state tutte ugualmente diverse da quella del centrodestra, per aver rispettato un vincolo palesemente democratico, posto a condizione di chi le ospitava. Insomma rifiutarsi di partecipare in democrazia si può, evadere il rispetto e le regole no. Eppure in tema di rispetto e anche di democrazia le donne hanno insegnato molto. Una lezione da recuperare, evidentemente.

Giuseppe Fornari e Irene Strazzeri

Una BUONA Storia per Lecce

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