Ore 21: Lecce deserta e desolata. Il nuovo dpcm spegne le voci della città

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È una Lecce deserta, silenziosa e desolata quella che si palesa davanti agli occhi.

Sono circa le 21, ristoranti e bar hanno abbassato le saracinesche alle 18, la movida si è spenta per effetto del nuovo dpcm siglato dal premier Giuseppe Conte in funzione anticovid, i negozi sono chiusi, la città si immerge nel silenzio.

Uno scenario surreale e spettrale, che suscita angoscia.

Qualche passante, mascherina in volto, attraversa il centro cittadino, ma, a parte passeggiare, c’è poco altro da fare. Qualche locale prova a resistere con l’asporto.

C’è sconforto, rabbia, amarezza e qualcuno ha pure voglia di resistere, di andare avanti nonostante i divieti. Il dissenso è palpabile, non è più come a marzo, quando la gravità dell’epidemia sanitaria spinse tutti, pur tra disagi e polemiche, ad accettare quasi con rassegnazione il lockdown. Perché non c’era molto altro da fare.

Ora la percezione è diversa. Molti non negano l’esistenza del problema sanitario, che è ancora drammaticamente reale e incombe sulle vite di tutti, ma è aumentata la sensazione della distanza delle istituzioni e della politica dalla vita reale. Sono in molti a chiedersi cosa sia stato fatto nei mesi in cui la curva è calata e cosa si sarebbe potuto fare per evitare di giungere nuovamente alla stessa situazione della primavera scorsa.

Gli esercenti si chiedono per quale motivo siano stati costretti a spendere risorse preziose e tempo per adeguare i locali se poi ora sono costretti a chiudere alle 18, dovendo reinventarsi e, in molti casi, rassegnarsi alla inevitabile cessazione dell’attività. Perché alcuni vivono della notte e dell’energia che essa trasmette e per molti l’asporto o la consegna a domicilio non sono fattibili.

Segnali di protesta giungono da ogni parte d’Italia, l’altra sera ce ne sono stati anche a Lecce, e altri episodi sono stati annunciati, con uno sparuto gruppo di facinorosi sempre pronto, evidentemente, a generare disordine e anche arrivare allo scontro, guastando, di fatto, le ragioni di una protesta vera e sentita.

Alle 21 la città sembra come dormire, piazza sant’Oronzo è deserta e le vie limitrofe condividono lo stesso destino. A non cambiare è solo una cosa, che contribuisce a lenire un po’ il senso di angoscia alla vista di quelle strade desolate: il fascino immenso della pietra leccese, che parla e trasmette sensazioni positive. Nonostante l’umido provi a eroderla, lei, comunque, resiste.

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