Parco Eolico nella Grecìa Salentina, assemblea a Martano
di Davide Tommasi
No al progetto, la Regione chiarisca le proprie responsabilità.
Martano, 10 febbraio 2026 – Una sala consiliare gremita, interventi appassionati e un messaggio chiaro: le comunità locali chiedono di essere ascoltate. Questa sera, nell’aula del Consiglio comunale di Martano, si è svolta l’assemblea pubblica congiunta dei Consigli comunali di Calimera, Carpignano Salentino e Martano, dedicata al progetto del Parco eolico denominato “Lecce”. Presenti cittadini, amministratori e rappresentanti dei territori coinvolti.
Il progetto prevede l’installazione di 11 torri eoliche alte fino a 200 metri, per una potenza complessiva di 72,6 MW, nei territori di Calimera, Martano e Carpignano Salentino. A queste si aggiunge un cavidotto di circa 41 chilometri per il collegamento alla rete elettrica nazionale, che attraverserà anche i comuni di Melendugno, Martignano e Sternatia. Un’infrastruttura imponente che, secondo molti degli intervenuti, rischia di modificare in modo profondo e irreversibile il paesaggio e gli equilibri ambientali dell’area.
Durante l’assemblea è stata ribadita una posizione condivisa: la transizione energetica è una necessità non più rinviabile. Tutti i Consigli comunali intervenuti si sono detti favorevoli alle energie rinnovabili e alla progressiva uscita dagli idrocarburi, anche alla luce delle complesse dinamiche internazionali. Tuttavia, forte è la critica verso modalità ritenute calate dall’alto, con tempi ristretti per le osservazioni – appena 15 giorni – e senza un reale coinvolgimento preventivo delle comunità interessate.
In una Puglia che già esporta una quota significativa di energia verde prodotta, molti cittadini si sono chiesti quale sia il reale beneficio per il territorio. “Chi guadagna dall’energia prodotta e venduta? Restano qui le ricadute economiche o vanno a grandi investitori lontani da queste comunità?”, è stato uno degli interrogativi più ricorrenti.
Al centro del dibattito anche il tema paesaggistico e socio-economico. Il tracciato delle torri e del cavidotto attraverserebbe aree agricole, zone di pregio ambientale e contesti prossimi a siti archeologici, in un territorio che punta sulla tutela del paesaggio, sul rilancio dell’artigianato e su un turismo legato alla bellezza naturale e alla tradizione. In questo quadro, l’impatto di undici aerogeneratori di 200 metri viene percepito da molti come uno “stravolgimento” del territorio.
L’assemblea ha manifestato una netta contrarietà al progetto nella sua configurazione attuale, annunciando l’intenzione di opporsi nelle sedi istituzionali e amministrative per impedire quella che è stata definita da più voci “uno scempio del territorio”. Non un rifiuto ideologico delle rinnovabili, ma una richiesta di modelli diversi, più sostenibili e partecipati.
Tra le proposte emerse, l’idea di promuovere comunità energetiche locali e percorsi di transizione green costruiti dal basso, in cui cittadini e amministrazioni possano essere protagonisti e non semplici destinatari di decisioni esterne.
Il confronto resta aperto, ma il segnale lanciato da Martano è forte: la sfida climatica non può prescindere dal rispetto dei territori e dal coinvolgimento attivo delle comunità che li abitano.
A rafforzare e strutturare ulteriormente il dibattito emerso durante l’assemblea è intervenuto con una nota ufficiale il consigliere comunale di Calimera e consigliere provinciale di Lecce, Brizio Maggiore, che ha posto l’accento sul ruolo istituzionale e politico della Regione Puglia nell’iter autorizzativo del progetto del Parco eolico nella Grecìa Salentina.
Maggiore ha evidenziato come, pur essendo la competenza conclusiva sulla Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) e sull’Autorizzazione Unica attribuita al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica per impianti di tale potenza, il procedimento sia articolato su più livelli istituzionali e coinvolga formalmente anche la Regione Puglia. Quest’ultima partecipa alle conferenze di servizi, esprime pareri tecnici in materia ambientale, territoriale e paesaggistica, formula valutazioni specialistiche e contribuisce alla costruzione dell’istruttoria complessiva sulla quale si fonda la decisione finale dello Stato.
“I pareri regionali – ha sottolineato – pur non essendo formalmente vincolanti, non sono meri atti simbolici o accessori. Sono valutazioni tecniche e istituzionali che devono essere esaminate con attenzione e adeguatamente motivate dall’amministrazione statale. Un eventuale scostamento rispetto alle indicazioni della Regione richiede una motivazione rafforzata e puntuale”.
Il consigliere ha inoltre richiamato un aspetto spesso trascurato nel dibattito pubblico: in caso di eventuali ricorsi dinanzi al Tribunale Amministrativo Regionale, i pareri espressi dalla Regione entrano a pieno titolo nel fascicolo procedimentale e possono assumere un peso determinante nell’ambito del sindacato giurisdizionale. Un parere chiaro, coerente e ben argomentato può incidere in modo significativo sull’esito di un contenzioso.
Accanto al piano tecnico-amministrativo, Maggiore ha posto con forza la questione politica. “La Regione Puglia, oggi governata da una maggioranza a trazione Partito Democratico, non può essere rappresentata come un soggetto neutro o marginale nel procedimento. Dispone di competenze, strumenti e responsabilità politiche precise. Su scelte che incidono in modo strutturale sul paesaggio, sull’ambiente e sull’economia turistica del territorio, è necessario assumere una posizione chiara, motivata e politicamente responsabile”.
Secondo il consigliere, ricondurre l’intera decisione alla competenza esclusiva del Ministero rischia di alimentare nei cittadini una percezione di deresponsabilizzazione del livello regionale, proprio in un momento in cui le comunità chiedono trasparenza e coerenza istituzionale.
La richiesta che emerge dalle comunità della Grecìa Salentina – Calimera, Carpignano Salentino, Martano, Zollino, Melendugno e Martignano – è quella di una rappresentazione corretta delle competenze e di un’assunzione piena di responsabilità politica da parte di tutti i livelli di governo coinvolti. Non solo un confronto tecnico, dunque, ma una scelta di indirizzo che tenga conto della visione di sviluppo del territorio.
In questo quadro, l’intervento di Maggiore si inserisce nel solco di un dibattito più ampio: non una contrapposizione ideologica alle energie rinnovabili, ma la richiesta che la transizione ecologica sia accompagnata da partecipazione reale, equilibrio istituzionale e tutela dell’identità paesaggistica ed economica della Grecìa Salentina.