Sanità di prossimità e povertà: nel Salento una rete per garantire il diritto alla cura
di Davide Tommasi
Sanità e sociale, nel Salento una rete per rendere le cure più accessibili
Dalle cure odontoiatriche alla distribuzione gratuita di farmaci, dalle visite specialistiche agli ambulatori mobili: nel Salento prende forma una rete pensata per intercettare le fragilità e riportare nel sistema sanitario le persone che rischiano di rimanerne ai margini.
Non soltanto prestazioni mediche, dunque, ma un sistema capace di riconoscere le vulnerabilità sociali, accompagnare le persone nei percorsi di cura e intervenire là dove il bisogno rischia di rimanere invisibile.
È questa la filosofia alla base del progetto di equità di salute, presentato nel corso di un incontro con associazioni, enti del Terzo settore, amministratori e operatori sociali del territorio salentino. Un progetto europeo articolato in più assi di intervento, nato con l'obiettivo di ridurre le disuguaglianze nell'accesso alle cure e costruire una sanità sempre più vicina alle comunità.
Il tavolo tematico a Martano
Ad aprire i lavori è stata Maria Rosaria Caracuta, presidente dell'Ambito Territoriale Sociale di Martano. Nel corso dell'incontro sono intervenute anche Angela Metallo, responsabile degli Ambulatori PNES dell'ASL Lecce, e Ada Chirizzi, presidente della Fondazione di Comunità del Salento.
Al centro del confronto il rapporto tra condizioni sociali e accesso alla salute, con particolare attenzione alle persone che, pur avendo diritto alle cure, incontrano ostacoli economici, logistici, culturali o burocratici.
Maria Rosaria Caracuta: quando il problema sanitario diventa anche sociale
L'accessibilità alle cure, è stato sottolineato, non può essere separata dalle condizioni concrete in cui vive una persona.
Un appuntamento sanitario, anche quando è disponibile, può diventare di fatto irraggiungibile per chi non ha un mezzo di trasporto, non può sostenere una determinata spesa o non sa come orientarsi tra prenotazioni, servizi e procedure.
L'esempio emerso durante l'incontro è concreto: se il CUP individua una persona che non riesce a raggiungere una struttura sanitaria, assegnarle semplicemente un appuntamento non risolve il problema. Attraverso la rete sociale, invece, è possibile individuare una soluzione, organizzare un accompagnamento e permettere alla persona di arrivare effettivamente alla prestazione.
Caracuta ha richiamato anche l'importanza della conoscenza e dell'informazione. Una rete di servizi rischia infatti di non raggiungere proprio le persone più fragili se queste non sanno che cosa è disponibile sul territorio e a chi possono rivolgersi.
È in questo spazio che il progetto intende intervenire: non soltanto sulla malattia, ma sulle condizioni che possono impedire alla persona di accedere alla cura.
Angela Metallo: «L'equità significa permettere a tutti di arrivare allo stesso risultato»
A illustrare caratteristiche e modalità operative dell'iniziativa è stata Angela Metallo, che ha posto al centro del suo intervento il concetto di equità.
Equità e uguaglianza, ha spiegato, non coincidono. Il principio richiamato durante l'incontro è quello di consentire a persone che partono da condizioni differenti di arrivare allo stesso risultato.
Il punto di partenza sono i determinanti sociali della salute: reddito, condizioni di vita e di lavoro, posizione sociale, ma anche la capacità concreta di orientarsi all'interno del sistema sanitario possono incidere profondamente sulle condizioni di salute.
Per questo il progetto si rivolge soprattutto a chi, pur avendo diritto alle cure, incontra ostacoli economici, sociali, culturali o logistici.
Dalle cure dentali ai farmaci gratuiti
Una delle aree di intervento riguarda l'odontoiatria. Sono previste cure odontoiatriche e, per alcune categorie di destinatari, anche protesi che normalmente non rientrano nei livelli essenziali di assistenza.
L'accesso alle protesi non è automatico, ma viene valutato sulla base di criteri clinici di priorità. Particolare attenzione viene riservata alle persone che presentano una significativa difficoltà nella masticazione, insieme alla valutazione dell'impatto estetico e sulla dignità personale, ad esempio nei casi di perdita dei denti anteriori.
La presa in carico odontoiatrica non si limita alla protesizzazione, ma comprende prevenzione, igiene dentale, otturazioni e le altre prestazioni necessarie in relazione alle condizioni del paziente.
Un altro pilastro del progetto è l'ambulatorio clinico. La presa in carico consente, nell'ambito dell'iniziativa, di prescrivere e distribuire gratuitamente farmaci appartenenti alle fasce previste dal progetto, comprese alcune categorie normalmente a carico del cittadino.
Quattro specialità per intercettare i bisogni
È prevista inoltre la possibilità di accedere a visite specialistiche in quattro ambiti: cardiologia, pneumologia, endocrinologia-diabetologia e oculistica.
Anche in questo caso l'accesso passa attraverso una valutazione clinica. Non è il paziente a scegliere semplicemente la prestazione: è l'ambulatorio a valutare il bisogno e stabilire se la visita specialistica sia effettivamente necessaria.
L'obiettivo è evitare la creazione di un canale parallelo rispetto alle liste d'attesa ordinarie e, allo stesso tempo, favorire la diagnosi precoce e il successivo reinserimento della persona nei percorsi ordinari del Servizio sanitario.
«Questo progetto deve essere una porta in più di accesso al sistema», ha sottolineato Metallo.
Gli ambulatori mobili per portare i servizi dove servono
Tra le novità previste c'è anche l'acquisizione di ambulatori mobili, strutture su quattro ruote che potranno raggiungere le comunità nelle quali emergeranno particolari esigenze.
L'idea è portare i servizi dove il bisogno è maggiore, integrandoli con le realtà sociali già presenti sul territorio.
Una sanità di prossimità che non aspetta necessariamente che sia il cittadino a raggiungere la struttura sanitaria, ma prova a intercettarlo nei luoghi della vita quotidiana.
Il ruolo del Terzo settore
Un ruolo importante è affidato alla rete del Terzo settore e alla Fondazione di Comunità del Salento, insieme alle altre realtà individuate attraverso una procedura pubblica di coprogettazione.
Ada Chirizzi ha sottolineato in particolare il valore dell'informazione. Raggiungere le persone più fragili significa anche fare in modo che sappiano che un determinato servizio esiste, comprendano come accedervi e trovino qualcuno in grado di accompagnarle nel percorso.
L'informazione diventa così uno strumento concreto di inclusione: non basta offrire una prestazione se chi potrebbe averne bisogno non sa come raggiungerla.
Chirizzi ha inoltre evidenziato il valore della collaborazione tra istituzioni, servizi sanitari e organizzazioni sociali. Il progetto è ancora una sperimentazione in evoluzione, con risultati positivi ma anche difficoltà operative.
La coprogettazione rappresenta uno degli elementi qualificanti dell'esperienza: procedure e strumenti vengono costruiti progressivamente sulla base delle esigenze che emergono dal territorio.
«In questa partita ci si mette la faccia, non le buone intenzioni», è stato sottolineato nel corso dell'intervento, richiamando la responsabilità dei soggetti coinvolti.
La Fondazione svolge anche un ruolo operativo nell'accesso ai servizi: attraverso i contatti con gli ambulatori raccoglie le richieste e comunica agli utenti data, ora e luogo degli appuntamenti.
Una povertà che non sempre si vede
Uno dei temi più significativi affrontati durante l'incontro è stato quello della trasformazione del volto della povertà.
Caracuta ha richiamato l'attenzione sulle forme di disagio meno visibili, che possono riguardare persone e famiglie apparentemente autonome e integrate.
Accanto alle situazioni di marginalità più evidente ci sono lavoratori poveri, pensionati con redditi insufficienti, persone che hanno perso improvvisamente il lavoro, famiglie alle prese con malattie gravi o con situazioni di indebitamento.
È una povertà spesso silenziosa, ancora più difficile da intercettare nei piccoli centri.
Durante l'incontro è stato raccontato l'episodio di un uomo di oltre cinquant'anni che, dopo aver perso il lavoro, aveva con sé pochi spiccioli e chiedeva di poter acquistare un panino con quella somma. Alla proposta di aiuto avrebbe risposto: «Non sono povero, ho semplicemente perso il lavoro».
Una frase che restituisce il volto di una fragilità che può comparire improvvisamente e colpire persone che fino a poco tempo prima conducevano una vita normale.
Chi può accedere al progetto
Tra i destinatari individuati rientrano persone con un ISEE entro i 10 mila euro, persone senza fissa dimora e migranti in possesso dei codici previsti dalla normativa.
Sono inoltre previste situazioni di vulnerabilità certificate dai servizi sociali dei Comuni e degli ambiti territoriali o dagli enti del Terzo settore.
La vulnerabilità può essere legata a situazioni familiari particolarmente difficili, patologie gravi, disabilità, indebitamento determinato da eventi sanitari, perdita del lavoro o altre condizioni che abbiano prodotto un significativo peggioramento della situazione economica e sociale.
Particolare attenzione viene riservata anche ai casi in cui il patrimonio non corrisponde a un reddito realmente disponibile. Può accadere, per esempio, che una persona abbia ereditato un immobile senza disporre di entrate sufficienti per sostenere le spese quotidiane.
L'approccio dichiarato è quello di valutare la vulnerabilità concreta, evitando automatismi.
Poca burocrazia per non creare nuovi ostacoli
Un'altra caratteristica evidenziata dai promotori è la volontà di mantenere semplice la procedura di accesso.
La richiesta può essere effettuata direttamente presso gli ambulatori negli orari previsti oppure attraverso le organizzazioni del Terzo settore coinvolte nella coprogettazione.
Possono inoltre attivare il percorso gli assistenti sociali, gli sportelli per l'immigrazione, la Croce Rossa, la Caritas e le altre realtà della rete.
Per la persona interessata sono richiesti principalmente il documento di identità e la documentazione prevista in relazione alla propria condizione economica o di vulnerabilità.
È previsto anche un modulo con informazioni personali e sociali essenziali. In caso di difficoltà nella compilazione, gli operatori possono fornire direttamente il supporto necessario.
L'obiettivo è evitare che la burocrazia diventi un ulteriore ostacolo per chi già si trova in una condizione di fragilità.
Una rete che parte dalle comunità
La forza del progetto viene individuata soprattutto nella capacità di costruire una rete territoriale.
Nel corso dell'esperienza sono progressivamente aumentati gli assistenti sociali e gli sportelli per l'immigrazione coinvolti. La rete comprende associazioni, parrocchie, fondazioni, organizzazioni di volontariato e altre realtà locali.
Il principio è quello della reciprocità: ciascun soggetto mette a disposizione ciò che può.
Tra le esperienze richiamate c'è quella della Banca del Tempo di Martano, che ha illustrato la possibilità di utilizzare una rete di reciprocità per offrire orientamento, accompagnamento, supporto logistico e occasioni di socializzazione.
Dall'accompagnamento domiciliare degli anziani alla compagnia, dal sostegno alle persone con disabilità o fragilità psicologiche alle attività negli orti sociali, fino ai laboratori espressivi e alle iniziative di prevenzione e promozione della salute, sono numerose le forme attraverso cui la comunità può contribuire.
È un modello nel quale anche un piccolo aiuto può diventare significativo quando viene inserito all'interno di una rete più ampia.
Non un sistema sanitario parallelo, ma una porta di accesso
Durante il confronto è stato affrontato anche un altro tema: cosa accade quando una persona presenta un problema sanitario che non rientra nelle quattro specialità previste dal progetto?
La risposta di Metallo è stata chiara: l'ambulatorio non deve diventare un sistema sanitario parallelo né alimentare false aspettative.
Il suo compito è rappresentare una porta di accesso per persone che, per ragioni diverse, sono lontane dal sistema sanitario.
La valutazione clinica può permettere di individuare un problema e indirizzare il paziente verso il percorso ordinario appropriato.
Quando il progetto non è in grado di garantire direttamente una prestazione, può tornare in campo la rete del Terzo settore, contribuendo a individuare altre soluzioni.
Liste d'attesa e informazione
Un altro nodo riguarda le liste d'attesa e, più in generale, la difficoltà che alcune persone incontrano nell'orientarsi all'interno del sistema sanitario.
Metallo ha richiamato l'attenzione sul fatto che il problema non riguarda soltanto la disponibilità di una prestazione, ma anche la capacità di comprendere quali percorsi esistano, come attivarli e quali alternative siano disponibili.
Una difficoltà che riguarda soprattutto gli anziani e le persone che hanno minore dimestichezza con gli strumenti digitali e con le procedure amministrative.
È stata inoltre sottolineata la necessità di distinguere le prestazioni realmente urgenti dai controlli programmati, così da utilizzare correttamente le risorse disponibili.
Da una parte, quindi, occorre rendere i percorsi più chiari e accessibili; dall'altra è necessario che le risorse del sistema vengano utilizzate in modo appropriato.
Il progetto finanziato fino al 2029
Secondo quanto riferito durante l'incontro, il progetto è finanziato fino al 2029.
L'obiettivo dichiarato è trasformare l'esperienza in qualcosa di strutturale, andando oltre la durata della sperimentazione.
I primi dati illustrati indicano, a luglio, circa 900 pazienti presi in carico e circa 3.000 prestazioni effettuate.
Numeri che, secondo i promotori, restituiscono la dimensione di una domanda reale e confermano la necessità di continuare a lavorare sui modelli di prossimità.
Non mancano, tuttavia, le difficoltà. Tra gli ostacoli segnalati c'è anche la carenza di professionisti sanitari. Alcuni bandi per medici di medicina generale, è stato riferito, sono rimasti senza candidature, rendendo necessario fare affidamento sulle professionalità già presenti nel sistema e sulla loro disponibilità aggiuntiva.
La sfida: trasformare una rete in un sistema
Alla fine dell'incontro resta un elemento centrale: il progetto non può essere considerato soltanto come un elenco di prestazioni gratuite.
La sua peculiarità risiede nella costruzione di una rete tra sanità e sociale.
La cura, in questa prospettiva, non coincide soltanto con una visita medica. Può significare trovare un trasporto, aiutare una persona a prenotare, spiegare quale percorso seguire, accompagnarla fisicamente in una struttura, riconoscere una situazione di vulnerabilità o semplicemente far sapere che esiste un servizio al quale rivolgersi.
È una concezione della sanità che prova a partire dal territorio e dai bisogni reali delle persone.
Perché una prestazione sanitaria può essere formalmente disponibile, ma se una persona non sa che esiste, non riesce a raggiungerla o non è nelle condizioni di affrontare il percorso burocratico necessario, quella prestazione rischia di rimanere, di fatto, irraggiungibile.
Ed è proprio nello spazio tra il diritto riconosciuto alla salute e la possibilità concreta di esercitarlo che il progetto di equità di salute prova a intervenire: costruendo collegamenti, creando informazione e mettendo in relazione chi ha bisogno con chi può offrire una risposta.
Una rete che, dal Salento, prova così a trasformare la prossimità non soltanto in una parola, ma in una modalità concreta di prendersi cura delle persone.
La Banca del Tempo di Martano: il programma per rafforzare la rete di comunità
Tra le realtà presenti all'incontro anche la Banca del Tempo di Martano, che ha illustrato il programma e le attività che l'associazione intende sviluppare nell'ambito della rete territoriale.
L'associazione ha presentato un modello fondato sulla reciprocità e sulla valorizzazione del tempo come risorsa da mettere a disposizione della comunità. L'obiettivo è creare una rete nella quale persone e associazioni possano condividere competenze, disponibilità e forme di aiuto concreto.
Nel programma illustrato durante l'incontro rientrano attività di accompagnamento e supporto agli anziani, iniziative rivolte alle persone con disabilità o in condizioni di fragilità, momenti di socializzazione, attività negli orti sociali e laboratori espressivi, oltre a iniziative di prevenzione e promozione della salute.
Un insieme di attività che punta a rafforzare i legami tra le persone e a offrire un sostegno concreto anche a chi rischia di rimanere isolato.
La presenza della Banca del Tempo si inserisce quindi pienamente nella logica del progetto: la rete per l'equità di salute non è composta soltanto da servizi sanitari e sociali, ma anche dalle realtà della comunità che possono contribuire, attraverso il proprio tempo e le proprie competenze, a intercettare i bisogni e accompagnare le persone.
L'associazione ha quindi illustrato le iniziative che intende portare avanti sul territorio, mettendo a disposizione della rete una serie di attività e servizi che possono diventare parte integrante di un sistema di prossimità costruito attorno alle esigenze concrete della comunità.